C’è chi dice no

Una commedia semplice e arguta contro i raccomandati d'Italia: meritano emulazione i "Pirati" di Avellino

6 Aprile 2011
3/5
C’è chi dice no
C'è chi dice no

Che meravigliosa istigazione a delinquere! Se Figli delle stelle di Lucio Pellegrini ci aveva detto che in fondo sequestrare un sottosegretario non è poi così sbagliato – soprattutto se vittima e carnefici si scoprono sulla stessa lunghezza d’onda-, Giambattista Avellino con C’è chi dice no ci dice che è ora di combattere con il precariato. Con tutte le armi. Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini (troppo bravo: perché lavora così poco?) sono tre fulgidi esempi della generazione P. Dove P sta per precaria. Un giornalista, un medico e un ricercatore universitario, tutti e tre superati da dei raccomandati: la figlia dell’editore, la moglie del primario, il genero del rettore. Si ritrovano a una cena di classe, proprio nel giorno del grande scippo. E litigano con gli ex compagni, anch’essi figli di papà. E di buona donna. Decidono, insieme, di vendicarsi contro il sistema e contro gli usurpatori dei loro meriti. L’idea è geniale: lo stalking, ognuno dei tre perseguita i raccomandati che hanno rovinato la vita degli altri due, per render loro pan per focaccia senza farsi beccare.
Una commedia graffiante e leggera che fotografa perfettamente la nostra generazione: troppo (auto)ironica per una rivoluzione, troppo maltrattata per sembrare credibile. Avellino si diverte a metter su situazioni improbabili, a entusiasmarci con i suoi “Pirati del merito”, a farci ridere per poi schiaffeggiarci con la realtà. Nessuno può sentirsi escluso: chi ha un percorso professionale “pulito”, chi è fuori dal clientelismo italiota, chi non ha potuto e/o voluto aiuti li amerà. Questi precari hanno “Tutta la vita davanti”, vogliono abbattere il muro che divide il nostro paese dalla meritocrazia e dalla giustizia sociale. Sono fighi come l’Isabella Ragonese di Virzì, diventano fragili se il sistema li blandisce, scoprono che l’unione fa la forza. Una generazione divisa può trovare in questo trio degli antieroi buffi e veri. E Avellino con stile semplice, arguzia e interpreti in grande forma (e sintonia) racconta un paese grottesco e tragicomico. L’Italia. Col sorriso, per non piangere.

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