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Non è facile trovare uno sguardo non canonico, graffiante, che non ha paura di osare, di essere divisivo, fuori dagli schemi. Niccolò Falsetti aveva già colpito positivamente con Margini, e adesso prosegue con Caro mondo crudele. Qui, sostenuto dai disegni di Zerocalcare, si sofferma su una quotidianità di provincia, e si confronta col lutto. Utilizza una struttura ibrida: le animazioni di Zerocalcare danno forma al ricordo del padre scomparso, trasformandolo nell'eroe di un istrionico anime. L'energia punk e disordinata di Margini si mescola col racconto di formazione.
Se l’esordio dietro la macchina da presa di Falsetti osservava le incertezze dell’età adulta, Caro mondo crudele si sofferma sulla preadolescenza. Siamo ad Albinia, vicino a Orbetello, alla fine del 1999. Giovanna ha dodici anni, si sente fuori posto tra i coetanei e cerca rifugio in un universo parallelo, dove il genitore perduto è ancora in vita. Quando il suo migliore amico sparisce senza lasciare traccia, decide di mettersi sulle sue orme, iniziando un percorso che la costringerà a misurarsi con una situazione più complessa di quanto avesse immaginato.
Se Margini lavorava sulla frenesia comica e musicale, Caro mondo crudele ha toni malinconici, a tratti testamentari, senza mai rinunciare a un'ironia pungente. La scelta di collocare la storia alla fine del 1999 è una precisa scelta drammaturgica. È l'ultimo scorcio di un'era analogica, prima che la rete e la tecnologia ridefinissero i contatti e le relazioni umane. In qualche modo le note sono anche nostalgiche.
Le incursioni nelle tavole di Zerocalcare (fresco del bellissimo Due spicci, disponibile su Netflix), ritmate dalla colonna sonora firmata da Giancane, sono l'estensione naturale dell’interiorità di Giovanna. Falsetti sceglie la strada di una vicenda lucida e partecipe, in cui la fatica del cambiamento si confronta con la necessità di accettare il reale per quello che è: imperfetto, talvolta ostile, respingente, ma ancora capace di offrire inaspettati spiragli di bellezza.
Il fantastico viene spesso utilizzato per dare un volto a timori, sofferenze e desideri difficili da raccontare. L'immaginazione spesso aiuta i protagonisti a interpretare ciò che li circonda. Lo stesso accade in Caro mondo crudele, in cui l’impossibile si fa quotidianità, con un linguaggio provocatorio che porta il film a essere un atto di ribellione. Ha una sua voce autentica, che conferma la sensibilità di Falsetti nel delineare il disagio generazionale. Brillante nel suo essere divisivo.



