Il nuovo Anaconda dichiara apertamente la sua natura di reboot del film del 1997: il personaggio di Jack Black si cimenta nel girare un'altra versione. Doug è un appassionato del primo film, un nerd ormai cresciuto che cita con orgoglio i B-movie che ama coi suoi amici; ne girò perfino uno amatoriale, da giovane, tenero ed esilarante, che si rivede volentieri in una serata tra birra e popcorn. Doug però è cresciuto, vive la sua vita di loser di mezza età. A solleticarlo ci pensa Paul Rudd, ovvero Griff, l'amico di sempre che a sorpresa annuncia di aver comprato i diritti di Anaconda: si può davvero rigirare oggi in forma indie, con un budget irrisorio, ed ecco che la grottesca congrega inizia a organizzare il viaggio in Amazzonia.

Come evidente dalla premessa, l'operazione del regista Tom Barbican, scritta con Kevin Etten, è radicalmente diversa da quella di quasi trent'anni fa: Anaconda era un horror al primo grado, niente di elevato, che rivisto oggi paradossalmente regge nella sua dinamica elementare, frontale e diretta, necessaria al tempo dell'horror troppo intellettuale (anche Ben - Rabbia animale ragiona così). In quel caso c'erano caratteri basici affidati a volti noti, da Ice Cube a Jennifer Lopez, col cattivissimo John Voight a una sola dimensione: era un horror serio e senza ironia, costruito attorno all'impossibile serpente gigante che fa strage degli astanti.

11166656 - ANACONDA
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Jack Black in Anaconda

Anaconda 2025 è un horror comico e metacinematografico: la figura di Jack Black ricorda quella interpretata ne Gli acchiappafilm di Michel Gondry, ossia un "rigiratore" di pellicole celebri rifatte in casa, un "recuperatore" dei titoli dell'era analogica. Anche qui Doug e Griff, coi loro compari, si lanciano in loco per rifare ciò che amano, in un rispettoso omaggio-oltraggio della fonte.

Ovviamente, una volta giunti laggiù, si sgretola presto il set (per così dire) col serpente ammaestrato ed ecco la vera ananconda, che come tradizione inizia a rincorrere i personaggi. Si tratta di un serpentone digitale il più grande possibile, fatto di una materia immateriale rispetto agli anni Novanta, e il suo ruolo viene apertamente dichiarato: "Il serpente è una metafora", si dice. Rappresenta sia il gusto del B-movie sia il tempo che passa, per gli ex nerd oggi maturi ma non maturati. E parte anche la mattanza, con alcuni che vengono maciullati e divorati nei modi più fantasiosi, altri che si salvano e fuggono, culiminando nella sequenza migliore, l'auto-parodico inseguimento prima del finale.

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Paul Rudd in Anaconda

A un certo punto, sul fiume, i tipi incontrano perfino una troupe della Sony che sta girando il vero remake di Anaconda, perché il loro non era autorizzato... Capito l'antifona? La creatura sembra però non gradire l'ufficialità e preferire i novelli acchiappafilm. E poi compaiono alcuni personaggi dell'originale (no spoiler), compreso un ultimo twist sui titoli di coda. Insomma, questo Anaconda è un inchino al cinema che fu, al diritto di farsi piacere "film brutti" e rifarli con orgoglio, a testa alta. È commedia e parodia ma c'è anche il cuore. E, come sempre con Jack Black, a tratti è molto divertente.