L'ultima tentazione di Cristo

The Last Temptation of Christ

USA 1988
Gesù di Nazareth, giovane falegname ebreo, poiché sta fabbricando croci su commissione degli invasori romani, è considerato dai suoi uno spregevole collaborazionista. Soffre di incubi e si trova a lottare con una voce misteriosa che gli fa credere-dubitare di essere il figlio di Dio, mandato a salvare l'umanità, ruolo da lui paventato più che abbracciato, per cui è preda di crisi, caratterizzate da convulsioni al limite dell'attacco epilettico. Uscito da una di queste crisi, sente il bisogno di confidarsi con Maddalena, una pubblica peccatrice, quasi per farsi perdonare l'ignobile servizio reso ai Romani. Non cede però alle lusinghe con le quali viene allettato dalla donna, e si ritira nel deserto. Reduce dal deserto, inizia a predicare, con grida minacciose e brandendo un cuore sanguinolento che si è strappato dalla cintura, che l'amore del prossimo salverà il mondo. In nome di questa filantropia salva Maddalena dalla lapidazione, rinfacciando corrucciato agli esecutori le loro personali colpe. Indi raccoglie un gruppetto di rozzi discepoli, si fa battezzare al Giordano da un Giovanni Battista urlante ed invasato, e torna nel deserto per meglio ascoltarvi la voce di Dio. Qui successivamente un cobra, un leone ed una specie di fuoco fatuo guizzante rappresentano le "prime tentazioni" subite dal combattuto e vacillante protagonista. Dopo egli riprende con più foga la sua missione: guarisce un cieco; trasforma l'acqua in vino; fa risorgere Lazzaro; scaccia i venditori dal Tempio di Gerusalemme e vi fa un grottesco ingresso a dorso d'asino, in mezzo ad un gruppetto di fanatici osannanti. Riesce poi a convincere il discepolo Giuda a tradirlo, per aver forza di superare la paura e portare così a termine la propria missione. Dopo aver compiuto un sanguinoso rito di cena sacrificale, si ritira nell'orto degli ulivi, dove si sente di nuovo combattutto e insicuro. Viene arrestato tramite il "fedele" Giuda, condotto davanti a Pilato, condannato e torturato. Sale sul Golgota portando la croce e viene crocifisso. Mentre agonizza, ha "un'ultima tentazione", ad opera di una bambina-angelo: un'allucinazione da torturato-morente durante la quale il protagonista si sposa con Maddalena e la rende madre; dopo la morte di lei, sposa la sorella di Lazzaro e amoreggia contemporaneamente con la cognata; mette su una famiglia numerosa, invecchia e si trova sul letto di morte, dove, redarguito aspramente da Giuda, ha la sorpresa di dover constatare che l'innocente bambina-angelo altro non è che l'ultima incarnazione di Satana. Terminata l'allucinazione, Gesù si ritrova sulla croce a morire e risorgere per la salvezza del mondo.
SCHEDA FILM

Regia: Martin Scorsese

Attori: Willem Dafoe - Gesù, Barbara Hershey - Maria Maddalena, Harvey Keitel - Giuda, Paul Grego - Filippo lo Zelota, Steven Shill - Centurione, Verna Bloom - Maria, Gary Basaraba - Andrea, Victor Argo - Pietro, Michael Been - Giovanni, Paul Herman - Filippo, John Lurie - Giacomo, Leo Burmester - Bartolomeo, Andre Gregory - Giovanni Battista, Alan Rosenberg - Tommaso, David Bowie - Ponzio Pilato, Irvin Kershner - Zebedeo, Peggy Gormley - Marta, la sorella di Lazzaro, Randy Danson - Maria, la sorella di Lazzaro, Roberts Blossom - Maestro del Tempio

Soggetto: Nikos Kazantzakis - romanzo

Sceneggiatura: Paul Schrader

Fotografia: Michael Ballhaus

Musiche: Peter Gabriel, Nusrat Fateh Ali Khan

Montaggio: Thelma Schoonmaker

Scenografia: John Beard

Costumi: Jean-Pierre Delifer

Effetti: Dino Galiano, Craig Barron, Industrial Light & Magic (ILM)

Altri titoli: Passion

Durata: 159

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: ARRIFLEX, 35 MM GONFIATO A 70 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR

Tratto da: romanzo "O Teleutaios peirasmos" di Nikos Kazantzakis (Ed. It. Frassinelli)

Produzione: UNIVERSAL PICTURES, CINEPLEX-ODEON FILMS

Distribuzione: RETEITALIA - VIP (1988) - CIC VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI

NOTE
- ULTIMA REVISIONE MAGGIO 1992. - CANDIDATO ALL'OSCAR 1988 PER LA MIGLIOR REGIA.
CRITICA
"Intendiamoci: sebbene centosessanta minuti siano troppi, la pellicola ha una sua prestanza spettacolare, ma appunto nei limiti dei quadri di genere che prevedono un'armonica collocazione delle figure nello spazio sullo sfondo di cieli azzurri, scenografie molto intese a valorizzare gli aridi paesaggi e il folclore, musiche esotiche e cori celestiali, con in più, stavolta, una Barbara Herghey (la provocante Maddalena) chiamata a lasciare intravedere qualcosa fra i veli per giustificare l'accusa di oscenità, del tutto infondata ma utile alla campagna pubblicitaria. Il sapore di fondo del film è detto d'altronde dal prevalere dell'arancione che al momento opportuno stinge nel rosso-sangue: una dominante ricorrente spesso nei colossi pseudorealistici hollywoodiani che puntano sulla poesia. Il biondo miele di Gesù s'intona così benissimo coi tramonti, la sabbia, le marmoree rovine del Tempio, e poi con la porpora delle ferite. Il tragico si scioglie nel Technicolor, e il povero Gesù, dipinto a lungo come un fanatico insicuro, quasi uno schizofrenico, riesce persino a commuoverci con quel "lieto fine" segnato dai rimbombi di luce." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 8 Ottobre 1988) "I difetti. È verbosa, sanguigna, ossessiva come 'Taxi Driver', diluita in un arco di tempo che supera, stancando, le due ore e mezzo. Privilegia il gusto per il sensazionalismo, in pagine, ad esempio, in cui Gesù, parlando ai discepoli del suo cuore, se lo cava sanguinante dal petto, come i guaritori filippini; in altre dove, per rappresentare la resurrezione di Lazzaro, la fa cominciare a sorpresa con un braccio bendato che esce di colpo dalla tomba, citando senza timore del ridicolo la celebre scena della Mummia. Arrivando ad una tale contaminazione di stili da accettare, nella lunga sequenza dell'ultima tentazione, delle scene dove, a parte il legittimo fastidio per un cristiano di vedere Gesù accostato al sesso, si accetta a fatica una specie di teatrino con fondali di cartapesta, difficilmente riconducibile, anche se si tratta di momenti sognati, a quanto si è visto prima. E prima - eccoci ai valori estetici positivi - si è potuto registrare invece qua e là un certo impegno di linguaggio. Nella crocifissione, intanto, in spazi ampi e terribili, nelle citazioni di molta pittura italiana per alcuni episodi di rilievo, nel sapore di verità grezze, ripreso dal Pasolini del 'Vangelo secondo Matteo', cui i personaggi coperti solo di cenci e le ruvide comici sono spesso affidati con un senso di contemporaneità che tende a calare nel presente il passato. Grazie anche ad interpreti che, nella versione originale, recitavano come americani di oggi. Dando, però qui, spazio, tra i meriti, a un difetto: perché Willem Defoe Gesù e Keitel Harvey Giuda facevano più Bronx che non Testi Sacri. Del tutto traditi, comunque, dal film, e non solo in questo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 7 Ottobre 1988) "'L'ultima tentazione' finisce quando Cristo capisce l'inganno dell'angelo e il rimprovero dei discepoli. Si ritrova sulla croce, accetta il sacrificio. Certo, qui molto è semplificato, ma dovrebbe far discutere i credenti più che la Maddalena (vista nuda di schiena, dietro un velo nel postribolo dove all'inizio lavora) quel Paolo disinvolto, immaginato mentre predica la buona novella: non importa se non ci sei - dice a Cristo - conta il bisogno che la gente aveva di te. Ma l'eresia nel romanzo e nel film non si compie, poiché Cristo accetta di esserci. L'abbiamo detto da Venezia, si può discutere sull'ortodossia di Scorsese (se vogliamo metterla così), ma non si fa un film come questo (senza tanta pubblicità rischiava un magro incasso) se non si è, almeno un poco, religiosi." (Stefano Reggiani, 'La Stampa', 8 Ottobre 1988)