Vivere d’arte, vivere d’amore

Giulio Scarpati e Nora Venturini, insieme da oltre quarant'anni, protagonisti a Castiglione Cinema - RdC incontra: "Se l’uno ha un grande successo, l’altro ha il compito di tenerlo con i piedi per terra" svela lui
Vivere d’arte, vivere d’amore
Giulio Scarpati e Nora Venturini - Foto Karen Di Paola

Coppia solida, affiatata, innamorata: Giulio Scarpati e Nora Venturini stanno insieme da oltre quarant’anni. “Si dice che quando va bene in una famiglia c’è un artista, quando va male ce ne sono due” scherza lei, una lunga carriera come regista teatrale e ora autrice della popolare serie di gialli con protagonista Debora Camilli, tassista romana.

E aggiunge lui: “La competizione non c’è sul piano professionale. Quando facevo Un medico in famiglia non potevo riprendere mio figlio a scuola, i giornali mi proponevano paparazzate assurde in cui lo medicavo dopo una caduta in bici. La cosa più complicata è tutelare la tua vita. Certo, la popolarità mi ha permesso di fare cose che non avrei potuto fare, soprattutto in teatro. La forza sta nell’equilibrio: se l’uno ha un grande successo, l’altro ha il compito di tenerlo con i piedi per terra. Lei lo ha fatto, ora con i suoi romanzi sto ricambiando il favore”.

Ospiti a Castiglione Cinema – RdC incontra, il festival organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, Scarpati e Venturini raccontano la loro vita tra pubblico e privato. Lei è in libreria con Paesaggio con ombre, la quarta avventura di Debora Camilli, detective alla guida del taxi Siena 23: “Ho tenuto nel cassetto il primo romanzo, L’ora di punta, per un anno. Quando l’ho tirato fuori, si è scatenata un’asta tra case editrici, e l’ha spuntata la Mondadori. Debora è una giovane che avrebbe voluto fare l’ispettrice ma, in seguito all’improvvisa morte del padre, è costretta a guidare il suo taxi. Le tassiste romane sono le mie prime fan: io e Debora abbiamo la tessera onoraria della loro associazione”.

(Servizio di Giacomo d’Alelio)

“Il maestro – continua Venturini – è Andrea Camilleri: ha dato dignità italiana al giallo, che è un’occasione per offrire uno spaccato sociale sulla contemporaneità. E come nella tradizione della nostra commedia, mi piace raccontare con ironia dei fatti drammatici. A differenza dei gialli americani in cui il colpevole è sempre un’eccezione, sono convinta che l’assassino possa essere uno di noi”.

Non solo Medico in famiglia: Scarpati è raffinato interprete teatrale (con la moglie ha realizzato Il misantropo da Molière e l’adattamento di Una giornata particolare) e volto del cinema d’autore. “Ho fatto cose molto diverse, ma Il giudice ragazzino è nel mio cuore. Rosario Livatino è una figura che continua a commuovermi. Con il regista Alessandro Di Robilant incontrai i genitori per tranquillizzarli sul film: fu meraviglioso. Mi sono sentito coinvolto, provai e provo ancora un senso di responsabilità”.

“Giulio – rivela lei – è sempre il primo che legge i nuovi romanzi. Facciamo due lavori diversi, ma professionalmente le nostre si sono incontrate molto spesso. Abbiamo condiviso spettacoli, ci scambiamo opinioni: il nostro è un confronto continuo”.

“La persona a cui vuoi bene – spiega lui – sa giudicarti con verità e senza ipocrisia. Il consenso ecumenico fa male all’artista, così come avere troppi soldi. Stimolare la creatività senza avere grandi mezzi fa produrre cose molto belle. Più degli strumenti, è necessario che ci sia un racconto”.

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