Sussurri e grida

Antonioni, Bergman e il cinema, ovvero l'arte prima del cinema. Dalla natura alle donne, un eroico passo doppio
31 Luglio 2007
Sussurri e grida

Sussurri e grida. Titolo del film di Bergman del ’72, ma che porta con sé anche la eco de Il grido di Antonioni del ’57. Se ne sono andati insieme, Ingmar e Michelangelo, al di là delle nuvole, con un’idea di cinema così moderna da rimanere, ancora oggi, insuperabile. Un’idea che ha nella natura e nella donna immagini cardine. Antonioni muove dal documentario, prima con Gente del Po, poi con Nettezza Urbana – evocativo letteralmente del suo cinema seguente – e L’amorosa menzogna: apre lo schermo al reale, per non dimenticarlo più nel successivo approdo finzionale, giornalistico e sentimentale insieme: Cronaca di un amore (1950). Natura quale aderenza alla realtà nel suo farsi e disfarsi di fronte alla camera: è questo Il posto delle fragole (1957) di Bergman, che insieme fioriscono e marciscono. Natura e cultura, e la loro metamorfosi, che è innanzitutto comprensione scientifica: il medico alla scoperta della vita, ma all’apogeo della decadenza. E pensare che per alcuni Bergman non pareva abbastanza moderno, avviluppato in retaggi naturalistici ovvero accusato di letterarietà: questioni che mutatis mutandis avrebbero coinvolto lo stesso Antonioni. In realtà, comune a entrambi era la colpa della precocità: “Insieme ad Antonioni, verso i tardi anni ’50, Bergman – dice Bernardo Bertolucci – mi sembrò aver portato il cinema in una direzione ancora inesplorata, fino ad allora territorio riservato ed esclusivo della letteratura. Quello della profondità dello spirito umano”. Una profondità che è disperata talvolta, raramente sorridente, sempre inquieta. Una profondità che è donna, per la quale sia Antonioni che Bergman sembrano costruire nuovi tagli, nuove inquadrature, una nuova grammatica cinematografica. Femminile, non femminista: di chi le donne le ama da uomo, sullo schermo e nella vita. Monica Vitti ed Enrica Fico per Antonioni, mentre Bergman si trovava a parlare e girare A proposito di tutte queste… signore. “Il mondo femminile resta per me l’enigma più grande”, ha più volte confessato. E allora eccole in ordine sparso – come gli sarebbe piaciuto – Ingrid von Rosen, Malin Ek, Liv Ullman, Tabi Loretei, Bibi Andersson, ma dimenticandone più d’una – come lui non avrebbe mai fatto. Sua quinta e ultima moglie (nove i suoi figli), sposata nel 1971, persa per cancro nel ’95,  Ingrid von Rosen, contessa che per lui lasciò tutto, è forse La donna di Ingmar, quella che Bergman – ha rivelato alla regista svedese Marie Nyreroed – era convinto di ritrovare dopo la morte. Predilezione – presunta – che altro non è che Identificazione di una donna, testamento a due mani (Al di là delle nuvole posteriore è a quattro con Wenders) di Michelangelo. Moltissimo rimane da dire su di loro, comunque meno, molto meno, di quanto ci hanno lasciato. Nella definizione del semiologo Lotman, Michelangelo Antonioni e Ingmar Bergman sono stati degli eroi, in quanto travalicatori di confini: confini infra e inter artistici, per loro ultimi depositari (meta-)cinematografici della Gesamtkunstwerk. Antonioni Bergman Cinema: Art Before Cinema. 

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