Simona Izzo e Ricky Tognazzi, tra casa e set

La coppia infiamma Castiglione Cinema - RdC incontra: "Il cinema è la nostra vita" dice lei. E lui prepara un film dedicato al padre Ugo
19 Giugno 2021
Festival, In evidenza
Simona Izzo e Ricky Tognazzi, tra casa e set
Ricky Tognazzi e Simona Izzo (foto di Karen Di Paola)

Dopo l’inaugurazione a Perugia con Pupi Avati e il cardinale Gualtiero Bassetti, il borgo di Castiglione del Lago torna scenario di Castiglione Cinema – RdC incontra e ospita Simona Izzo e Ricky Tognazzi, coppia d’arte e di vita che infiamma una Piazza Mazzini piena di spettatori.

“Qui a Castiglione – ricorda Izzo – circa quindici anni fa girammo una fiction, Ricomincio da me, diretta da mia sorella Rossella e interpretata da Ricky e Barbara D’Urso. Barbara non fa altro che dire di essere stata una delle poche insieme a me ad averlo baciato”. Per Tognazzi “Castiglione è uno dei tanti gioiellini di questa regione: ci ho trascorso un mese di lavoro e capisci che è un posto che ha una verità addosso”.

Intervistati da Paolo Baldini del Corriere della Sera, Izzo e Tognazzi raccontano Il maschio superfluo, la commedia scritta da lei e interpretata da entrambi che sarà in tournée prossimamente: “Il titolo – spiega Izzo – risponde a una teoria dell’etologia marina: la rana pescatrice vive in mari freddi e viene ingravidata da piccolissimi pesci che poi muoiono perché lei li metabolizza. D’altronde non esiste il rano pescatore: il maschio nasce piccolino e poi viene pescato all’interno della rana. È una metafora, certo, ma voglio dire che gli uomini non sono superflui, sono necessari alla nostra vita: figli, mariti, nonni…”.

Ricky Tognazzi e Simona Izzo (foto di Karen Di Paola)

Una storia d’amore che dura da oltre trent’anni (“Ho scelto Ricky per Parole e baci, il primo film che ho diretto con mia sorella Rossella – svela Izzo – dopo aver visto in Colpo di fulmine di Marco Risi”) e che è stata fondamentale anche da un punto di vista professionale: come riuscire a creare l’armonia tra il momento creativo dell’illusione e della fantasia e le felicità e le difficoltà della vita reale?

“Il cinema – continua Izzo – è la nostra vita, ha attraversato ogni momento della nostra storia. Mi stresso di più a lavorare con gli altri, tant’è che a parte una collaborazione con il grande Mauro Bolognini non ho mai scritto per altri. Non andrei mai a portare l’acqua mia ad altri”.

“Recentemente – racconta Tognazzi – Simona ha ritrovato il manoscritto del primo film che ho scritto e che non ho mai fatto: è stata lei a spingermi a fare l’autore. Anche se avevo studiato tanti anni da regista, avevo intrapreso una bella carriera come attore. Ettore Scola mi chiamò per La famiglia, dove interpreto un ruolo a cui sono molto affezionato: Paolino, il figlio di Vittorio Gassman. Un giorno mi invito nel suo studio di Cinecittà, io pensavo mi volesse nel cast del Viaggio di Capitan Fracassa e invece mi propose di debuttare alla regia insieme ad altri cinque esordiente per un progetto televisivo. Così girai Fernanda”.

“Ricky – dice Izzo – ha avuto la fortuna di crescere nel mondo dello spettacolo. Ugo, il suo papà, è stato un sarto che portava a casa la stoffa e la tagliava di fronte ai suoi figli. Anch’io ho avuto questa fortuna: mio padre Renato, grande direttore del doppiaggio, mi ha insegnato la dizione a tavola. Abbiamo avuto una formazione in famiglia come i farmacisti o i ristoratori che insegnano ai figli il mestiere”.

la vicesindaco di Castiglione del Lago Andrea Sacco, Simona Izzo e Ricky Tognazzi (foto di Karen Di Paola)

Tognazzi sta per iniziare un film dedicato al padre: “Non so ancora che film sarà, ma comincerò un percorso con gli amici che lavorarono con lui. Partiamo con Pupi Avati: Ugo fu l’artefice del suo primo film mainstream, La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, e Pupi lo richiamò per Ultimo minuto, uno degli ultimi film che mio padre ha girato. Pupi lo ha accolto in piena depressione”.

“Mio padre – ricorda Tognazzi – come regista è stato un grande sperimentatore, sceglieva i progetti che non li avrebbero mai fatto fare, come Il fischio al naso tratto da un racconto di Dino Buzzati. È morto durante la postproduzione di Ultrà. Non ha fatto in tempo a vederlo. Il film è dedicato a Ugo in quanto padre, maestro e amico. È stata una persona emotivamente generosa, aveva uno spirito grazie al quale si regalava al prossimo. Il mio album di famiglia è fatto di film fatti insieme a partire dall’episodio de I mostri che mio padre volle fortemente recitare con me. Gli piaceva la modernità, interpretare cose diverse: sul set mi prendeva per mano”.

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