Quel che resta del cinema: la RdC di aprile

Dall’11 settembre 2001 alla pandemia, l’immaginario parla sempre più la lingua della realtà. Sembra un film? La domanda e tante risposte nella storia di copertina della Rivista del Cinematografo
Quel che resta del cinema: la RdC di aprile
Papa Francesco in Piazza San Pietro il 27 marzo 2020 - © Dicastero per la comunicazione della Santa Sede

Dall’11 settembre 2001 alla pandemia, l’immaginario parla sempre più la lingua della realtà: quante volte abbiamo esclamato, davanti agli eventi di impatto mondiale “sembra un film!”?

La cover story del numero di aprile della Rivista del Cinematografo (disponibile dal 1° aprile e acquistabile al link www.cinematografo.it/riviste/ o scrivendo a abbonamenti@entespettacolo.org) propone un’ampia riflessione sui sorprendenti effetti collaterali di questo cortocircuito fra realtà e narrazione cinematografica, a partire da una delle immagini simbolo dell’ultimo anno: la preghiera di Papa Francesco in una Piazza San Pietro deserta del 27 marzo 2020, quando l’Italia stava vivendo il lockdown più duro e il mondo veniva travolto dal Covid-19. Un grande rito collettivo in assenza, un’immagine di estrema potenza, che da sola narra tutto il dramma e tutte le sensazioni di questa tragedia inedita per l’umanità.

Mons. Davide Milani, direttore della RdC, ne ha parlato con Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, in una lunga conversazione per ragionare sulla nascita di quel momento di preghiera diventato immediatamente “evento” e sulla capacità della struttura del Vaticano di costruire comunicazione, narrazioni, coinvolgimento, immagini che sopravvivono al momento e interpretano il tempo in cui accadono. «A volte la nostra società – dice Ruffini – rischia di farci perdere la profondità delle cose, di farci credere che la vita sia un set. Non è così. C’è ancora bisogno del cinema, della sua potenza nel decifrare l’oggi e il domani dentro i tornanti imprevisti della storia».

La cover story “Quel che resta del cinema” accoglie anche gli interventi di studiosi, critici e osservatori: Alberto Abruzzese (sociologo e scrittore, già direttore dell’Istituto di comunicazione presso l’Università IULM di Milano, dove è stato Prorettore per l’Innovazione Tecnologica e le Relazioni Internazionali) analizza “le nuove visioni, fluttuanti nel tempo e nello spazio”, della settima arte, in continua evoluzione; Alberto Barbera (direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) affronta il tema della trasmigrazione dall’analogico al digitale dal Novecento al millennio in corso; Federico Pontiggia (redattore della RdC) riflette sulla sospensione dell’incredulità richiesta dalla realtà e non più dal cinema; Paolo Bertolin (critico e programmatore di festival) ragiona sulle tendenze del linguaggio contemporaneo, tra ibridazioni, commistioni di genere, nuove rivendicazioni; e Simona Argentieri (psicoanalista) propone un “viaggio al termine dell’audiovisivo”, per capire se stiamo conoscendo il senso della fine o la fine del senso.

Aprile quest’anno per il mondo del cinema significa anche Oscar, che si preannunciano un’edizione storica per aver accettato in gara anche film andati direttamente sulle piattaforme. Per saperne di più, l’articolo di Paolo Baldini che passa in rassegna le opere in gara. Tra queste, anche la favorita Nomadland della regista Chloé Zhao, prima donna di origini cinesi candidata come miglior regista e qui intervistata da Federico Pontiggia in occasione dell’uscita italiana del film (il 30 aprile su Star di Disney+): il rapporto con il saggio di Jessica Bruder all’origine della storia, il lavoro con la protagonista e produttrice Frances McDormand (candidata come migliore attrice) e con gli attori non professionisti, la scelta delle musiche di Ludovico Einaudi che accompagnano tutto il film. Nomadland è candidato anche per le categorie miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia e miglior montaggio.

Sempre con Federico Pontiggia ha dialogato un altro protagonista degli Oscar, Alexander Nanau, autore di Collective, candidato sia come miglior documentario sia come miglior film straniero. Film-sorpresa della stagione è Minari, diretto dall’americano di origini coreane Lee Isaac Chung: Gian Luca Pisacane ci svela tutto su questo dramma familiare prossimamente nelle sale italiane con Academy Two.

Anche nel numero di aprile, lo spazio dedicato alla formazione dei giovani spettatori, Sapere Vedere. “Un metodo da inventare”, di Simona Busni, appuntamento mensile con l’approfondimento di questioni aperte sulla didattica del cinema. Proseguono le collaborazioni con Scelte di classe e Orientaserie, per accompagnare e guidare i ragazzi nella visione di film e serie tv. Come sempre spazio alle rubriche di Gianni Riotta, Nadia Terranova, Giacomo Poretti, Bruno Fornara e Chiara Tagliaferri.

Scrive Mons. Davide Milani nel suo editoriale: «Sarà possibile fare cinema dopo la pandemia? Quale cinema? Solo per distrazione? O sarà impossibile riderne? Narrare il dramma profanerà memorie? L’essenza della catastrofe è imprigionabile nell’immagine? […] Abbiamo bisogno di un’arte che le componga, le modelli, le interroghi, le narri. Un’arte che ci risani proprio laddove le forme della cronaca ci avvelenano. Serve un cuore per fare questo, serve anche al cinema, “forse”. Un cinema con il cuore, capace di amare la realtà e di raccontare la possibilità della novità. Auguriamoci un cinema con il cuore, cioè misericordioso, della stessa misericordia che annuncia papa Francesco, quella “che ci fa uscire dalla solitudine e dall’egoismo, ci mette in cammino e ci cambia in meglio”. Lo stesso cuore che Francesco, solo in piazza San Pietro, un anno fa ha mostrato al mondo».

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