Quel battagliero di Ken Loach

"Oggi chi lavora è costretto a farlo fino allo sfinimento", dice il regista britannico. In concorso a Cannes con Sorry We Missed You
Quel battagliero di Ken Loach
Ken Loach - Foto Karen Di Paola

“Oggi il mondo del lavoro è fortemente cambiato rispetto a quando ero giovane. Devi essere molto più professionale rispetto a prima, avere più abilità, ma paradossalmente tutto questo non porta alla stabilità economica e all’adeguamento salariale. Spesso, come nel caso di questo mio nuovo film, i lavoratori devono assumersi totalmente i rischi di un impiego, senza avere alcuna garanzia in cambio. È una situazione perfetta per le multinazionali perché ogni tipo di rischio economico ricade direttamente sul dipendente, quindi chi lavora è costretto a farlo fino allo sfinimento. Ed è per questo che il capitalismo non sta fallendo, tutt’altro: riesce ad avere profitto più che mai, a discapito dei lavoratori”.

E’ un Ken Loach come sempre battagliero – seppur con vistosa fasciatura al braccio (“Ho avuto una rissa con dei fascisti”, dice scherzando) e 83 anni da compiere – quello che per l’ennesima volta torna sulla Croisette, dopo due Palme d’Oro vinte per Il vento che accarezza l’erba e I, Daniel Blake.

Stavolta è in gara con Sorry We Missed You (in Italia arriverà con Lucky Red), film ambientato nuovamente a Newcastle, che inquadra la famiglia di Ricky (Kris Hitchen), il quale dopo aver perso il lavoro nelle costruzioni si reinventa corriere freelance alle dipendenze del rude Maloney (Ross Brewster). Tanto per cominciare deve comprarsi il furgone, e l’unica possibilità per ottenerlo è vendere l’auto della moglie Abby (Debbie Honeywood), che assiste a domicilio anziani e infermi con un contratto, capestro, a zero ore. Assorbiti e prostrati, soprattutto Ricky, i due hanno poco tempo per occuparsi dei figli, il quindicenne Seb (Rhys Stone) che si divide tra graffiti, poca scuola, qualche furto e il rifiuto dell’autorità e l’undicenne Liza Jane (Katie Proctor), al contrario del fratello saggia e sensibile.

“Newcastle è una piccola cittadina nel nord dell’Inghilterra ed è come se fosse separata dal resto del Regno Unito. Ha una lunga tradizione di lotte e scioperi, visto che in quell’area si sono avvicendati molti stabilimenti industriali. Quindi non è difficile imbattersi in persone che conoscono bene situazioni come quella che ho voluto raccontare con questo film o col precedente I, Daniel Blake”, spiega il regista, che ancora una volta mette in scena uno script firmato dal sodale Paul Laverty.

Sulla situazione politica e sociale attuale, infine, Ken Loach è come di consueto perentorio: “Sento spesso dire che stanno riprendendo vita movimenti di estrema destra e di estrema sinistra. Dove sarebbe l’estrema sinistra? Perché io non vedo nessuna rinascita della sinistra: quello che vedo è il proliferare di partiti che fomentano l’odio e la rabbia nei confronti dei più poveri, e guarda caso gli ultimi della società sono gli immigrati. L’estremismo di destra cavalca le paure delle persone, ma davvero dobbiamo aver paura del vicino straniero che cucina speziato? Sono queste le persone che la politica sta utilizzando come capro espiatorio perché non ha altri argomenti validi su cui far leva”.

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