Parola a Erri De Luca

"La canzone della mia vita? Era de maggio", confessa l'artista napoletano. Protagonista de La musica provata
22 Settembre 2014
Parola a Erri De Luca

Erri De Luca e la musica. Il film diretto da Emanuele Sana, La musica provata, è un ulteriore tassello per comprendere la poliedrica personalità dell’artista napoletano. E’ anche la testimonianza di un rapporto speciale, declinato in maniera sorprendente. Ci sono i testi delle canzoni scritte dallo stesso De Luca, prima recitate da Alessandro Preziosi e Margot Sikabonyi e poi cantate da Nicky Nicolai in un confronto lirico di grande potenza. Ci sono gli omaggi di Gian Marco Testa, gli arrangiamenti di Stefano Di Battista e la voce di Isa Danieli. C’è l’inattesa performance alla fisarmonica dello scrittore Mauro Corona e soprattutto c’è un Erri De Luca che canta, suona la chitarra, si esibisce durante le prove e sul palco. Un amore di lunga data, quello per la musica, che doveva essere dichiarato. Dall’incontro tra l’autore e Sana ha preso vita un documentario che dà conto di tante cose, anche le più impalpabili: le emozioni, i ricordi evocati dalle canzoni, le immagini sottratte alla memoria dalla potenza della melodia. Del resto, è De Luca a dire che “le canzoni come gli odori, e più della vista, affilano i ricordi”.   Il filo rosso della memoria che si dipana lungo tutto il film tiene insieme i canti alpini con Bob Dylan, la canzone napoletana con le armonie di Testa e Di Battista: un universo composito per raccontare tutta una vita.  Non c’è un filo, ma una treccia di fili di vari colori, di quelle che si vendevano in merceria una volta. E’ treccia di fili che stanno vicini ma non si annodano. Appartengono al deposito arcobaleno che le musiche lasciano dentro la memoria. Per me una canzone è un tappeto volante sul quale salire per essere trasportato in un altro luogo e un’altra età.   La musica provata è anche un romanzo, come è nato il desiderio di rendere per immagini quanto aveva scritto? Racconto e film sono andati insieme, mentre scrivevo la mia raccolta di musiche impastate con le vicende dei miei tempi, è arrivata anche la proposta da parte della società’ OHPEN di farne un film. Mentre terminavo la mia scrittura privata, si montava l’impresa corale della macchina cinematografica. In questo caso si aggiungeva anche la macchina musicale, le realizzazione di brani arrangiati dai musicisti coi quali esiste un’intesa di amicizia. E’ la prima volta che una mia scrittura diventa immediatamente suono e immagine, un effetto di presa diretta.   Parole, musica, immagini: questa è l’essenza del cinema.  Aggiungerei anche teatro, fotografia, disegno, pittura, scultura, danza: il cinema è il riassunto generale delle arti, sintesi della ricerca estetica della specie umana. Il suo prodotto finale è però il traguardo di molteplici maestranze. La formula chimica del suo successo non è data dalla loro somma, ma da un’armonia misteriosa e spesso irripetibile.   Non è la prima volta che si avvicina al cinema, è stato più volte attore e sceneggiatore.  Attore è titolo che non posso accampare, ho invece interpretato qualche volta le mie stesse parole, nei miei stessi panni. Non possiedo l’arte dell’interprete, riesco solo a raccontare storie mie. La sceneggiatura invece è un incontro tra scrittura e azione scenica e a me piace immaginare dialoghi, battute, situazioni. È un gioco, non un lavoro per me, che mi fa tornare bambino che allestisce un teatrino.
Se la sua vita potesse essere raccontata da una canzone, quale sarebbe? Scelgo Era de maggio, perché vengo da Napoli e da quel mese.

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