Occhio a Rubini

"Ai critici preferisco gli artisti", dice il regista e attore. Che dirige Scamarcio in un menage a trois tinto di giallo
17 Marzo 2008
Occhio a Rubini

L’artista e il critico. “L’uno necessario all’altro, entrambi ambigui. L’artista però è preferibile perché si affida a quell’istinto che può sempre consentirgli il salto e salvarlo. La razionalità critica invece è senza orizzonti”. Non la manda a dire Sergio Rubini alla stampa romana convenuta stamattina al Cinema Adriano per la presentazione del suo Colpo d’occhio, da venerdì 21 marzo in 420 sale italiane con 01 distribution. Secondo le stesse parole del regista, “un giallo nel mondo dell’arte” che vede un critico prestigioso, una bella donna e uno scultore in cerca del successo, protagonisti involontari di un menage a trois con ricadute catastrofiche sulle loro vite. Lo scultore s’innamora della bella del critico, che si vendica ingannando lo scultore con false promesse di successo. A sua volta l’artista cerca di sfruttare la situazione a proprio vantaggio calpestando tutto e tutti: “Il mondo dell’arte è solo uno scenario. – spiega il regista e attore pugliese – Mi premeva maggiormente descrivere la zona d’ombra che avvolge i tre protagonisti, tutti in qualche misura ambigui ma nessuno interamente cattivo”. Rimangono le stoccate a un ambiente: “Le situazioni che descrivo sono plausibili. – concede Rubini – Non conosco però così bene l’universo degli scultori e delle gallerie d’arte per poter dire quanto sia generalizzabile il mio racconto.” E quello del cinema?: “Un pò di più, ma personalmente ho un buonissimo rapporto con la critica”. Tranquilizzata la platea (di critici), si passa alle questioni di stile: “A chi mi sono ispirato mi chiedete? Ma a nessuno. Non mi reputo un cinéphile, vado con difficoltà al cinema e lavoro soprattutto sulla sceneggiatura”. Quindi l’immancabile elogio agli attori. “Era da tempo che volevo lavorare con Riccardo. Ma non ho mai avuto il ruolo giusto da affidargli. Questa volta l’ho trovato: Scamarcio è la maschera stessa dell’ambiguità, del non detto, del ragazzo che è già un uomo e viceversa”. E la Puccini? “L’avevo già diretta in Tutto l’amore che c’è, dove si era dovuta spogliare un pò. Qui le ho tolto proprio tutto. E’ l’unica attrice italiana capace di farlo senza sembrare volgare. Ed è la sola in Italia in grado d’interpretare la giovane intellettuale e risultare credibile”. Per i due interpreti la difficoltà maggiore è stata lo stile recitativo: “Sopra le righe, enfatico, un modo di lavorare del tutto nuovo per me. – confessa Scamarcio – . Rubini non voleva il tipico naturalismo italiano, basato sull’improvvisazione. Voleva qualcosa di più teatrale. Ho dovuto lavorare molto sulla costruzione e, per una volta, mi son dovuto affidare completamente al regista”. E con l’arte contemporanea che rapporti intrattiene Scamarcio? “Occasionali” risponde, e non scherza. Stretta tra l’idolo delle teenager e il regista mattatore, Vittoria Puccini, l’Elisa di Rivombrosa televisiva, si limita a un solo intervento: “Il mio personaggio è simile a quello di Cassandra. Portatrice di una verità che all’inizio solo lei intuisce, e destinata a non essere creduta mai”. Peggio è andata ai tre copratogonisti del film presenti in conferenza stampa. Paola Barale ha appena avuto il tempo di ringraziare Rubini. Flavio Parenti ed Emanuele Salce neppure quello.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy