Nello spazio con Nolan

"Racconto una storia universale, tra padri e figli", dice il regista di Interstellar. A Londra per la première europea con McConaughey e il cast, nelle nostre sale dal 6 novembre
29 Ottobre 2014
Nello spazio con Nolan
Il regista Christopher Nolan

Dai buchi neri alle cavalcate nello spazio, dalla Terra a Saturno attraverso le galassie. E una storia formidabile: Interstellar di Christopher Nolan, dal 6 novembre in 600 copie nelle sale italiane per Warner Bros, mantiene le promesse e supera le aspettative. Un viaggio ipnotico e straziante, lungo tre ore che sembrano minuti, ricco di riferimenti letterari, filosofici e citazioni bibliche. Filo conduttore l’amore: per l’umanità, la Terra, il nostro futuro. Quello immenso di Cooper (bravissimo Matthew McConaughey) per la figlia decenne Murph (interpretata nelle diverse fasce di età da Mackenzie Foy, Jessica Chastain ed Ellen Burstyn), pilota agricoltore che si lancia nell’ignoto per dare al mondo un’altra possibilità. Il sogno di Nolan diventato realtà. A Londra per l’anteprima europea del film, il regista racconta: “Sono cresciuto in un’epoca in cui diventare astronauta era il desiderio di ogni bambino. Con blockbuster come Incontri ravvicinati del terzo tipo che parlavano di altre forme di vita intelligenti. L’esplorazione dell’universo, la tensione verso diverse frontiere, mi ha sempre affascinato come uomo e regista. Con Kip Thorne (famoso astrofisico e uno dei produttori, ndr) abbiamo cercato di non allontanarci troppo dalla verità scientifica, ma per me è ancora più significativo il percorso emotivo dei protagonisti: è una storia universale, che parla di sentimenti, di padri e figli, di doveri e sacrifici. Sono padre io stesso”. Per Interstellar, Nolan ha schierato un cast di superdivi: oltre a McConaughey, che ha appena portato a casa il 28° American Cinematheque Award, ci sono Jessica Chastain, Anne Hathaway, Michael Caine, Casey Affleck (assente a Londra) e Matt Damon, una delle sorprese del film, nella parte di un pilota disperso. Curiosità: doveva essere Steven Spielberg a dirigere questa incredibile space opera che gira intorno ai “whormhole”, i cunicoli che permetterebbero di viaggiare nel tempo e nello spazio, e che Nolan con il fratello Jonathan ha riscritto completamente. ‘Quando avevo sette anni ho visto 2001: Odissea nello spazio e sono rimasto folgorato – spiega Nolan -. E’ una pietra miliare non solo della sci-fi, ma del cinema stesso. Ciò che cerco di fare è creare degli equivalenti che abbiano la stessa potenza di allora. Sono stato molto influenzato da Kubrick ma anche da Tarkovskij”. McConaughey, in forma smagliante, aggiunge: “E’ davvero stupefacente come Chris sappia catturare e rendere le immagini in modo spettacolare senza che i suoi protagonisti siano per questo meno reali. Il mio Cooper è un sognatore, non dovrebbe fare l’agricoltore ma essere là fuori, tra le stelle. Il cuore pulsante del film sono gli uomini e la fede nelle loro capacità”. Oltre al fratello sceneggiatore Jonathan, Nolan ha riunito anche la squadra di fiducia composta dalla moglie produttrice Emma Thomas, il montatore Lee Smith, il musicista Hans Zimmer e lo scenografo Nathan Crowley. La storia è ambientata in un futuro che potrebbe essere molto prossimo, in cui i governi e l’economia non esistono più. Fra incendi e tsunami di sabbia, l’unica fonte di sopravvivenza sono le coltivazioni di granoturco. Mentre una nuova piaga minaccia di soffocare la popolazione, Cooper (McConaughey), vedovo con due figli, seguendo un drone, disperso da chissà quanto tempo, trova il nascondiglio della NASA. Che in questi decenni ha continuato a sondare lo spazio alla ricerca di altri mondi. Il professor Brand (Michael Caine) sta organizzando un’ultima missione e ha bisogno di Cooper e della sua esperienza di pilota perché il tempo sta per scadere. “Non so molto di warmhole” scherza Caine, vero mattatore della conferenza stampa. “Ma ne incontro parecchi facendo giardinaggio. Ho fatto sei film con Nolan, sono stati sempre dei successi. E ora so anche che cosa c’è dall’altra parte: gli effetti speciali”. Nel film Caine ha una figlia Amelia (Anne Hathaway), che fa la biologa e studia anche lei lo spazio. “Ci restano due, forse tre generazioni. Poi sarà la fine” dice a Cooper. Ma spera che i suoi colleghi in giro per l’universo siano stati più fortunati. Per verificare la teoria di Brand padre, bisogna però osare l’ impensabile: attraversare un tunnel che accorcia le distanza di anni luce. “Tornerò. È una promessa”, dice Cooper alla piccola Murph in lacrime (la promettente Foy), prima di partire con Amelia. Il viaggio si rivela più lungo del previsto, pieno di pericoli e imprevisti, con un enorme buco nero, chiamato Gargantua, che minaccia di inghiottire astronave ed equipaggio. Non basta il sacrificio del cyborg, il mistero dell’universo è fatto di rimandi temporali. Eppure c’è una chiave che apre tutte le porte e trascende ogni spazio, come scopre Cooper rivedendo la figlia bambina, in una delle scene più sensazionali del film. 

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