Mine vaganti a Berlino

Il festival accoglie il nuovo film d Ferzan Ozpetek che lascia Roma per la Puglia e lancia uno Scamarcio inedito
13 Febbraio 2010
Mine vaganti a Berlino
Il regista Ferzan Ozpetek

Se c’è una cosa che Ferzan Ozpetek sa fare è dirigere gli attori. Questa dote, ampiamente riconosciutagli, è persino sorprendente in Mine vaganti, il nuovo film passato oggi al festival di Berlino nella sezione Panorama, in uscita nelle sale il 12 marzo distribuito da 01. Dopo Un giorno perfetto, con Valerio Mastandrea e Isabella Ferrari, il regista turco- italiano torna al suo cavallo di battaglia: la famiglia. Con una novità: stavolta si allontana dall’amato quartiere Ostiense di Roma per andare in Puglia, a Lecce, città perbene e piena di pregiudizi tipicamente del Sud. Prodotto da Rai Cinema e Fandango, con una bella canzone di Patty Pravo (Il sogno), Mine vaganti è la storia di Tommaso, interpretato da Riccardo Scamarcio, che rientra a casa dopo una lunga assenza. La madre (Lunetta Savino), il padre (Ennio Fantastichini), la zia squinternata (Elena Sofia Ricci), anche la nonna da cui la vicenda prende inizio (strepitosa Ilaria Occhini), vorrebbero che rimanesse in pianta stabile e affiancasse il fratello Antonio (Alessandro Preziosi) nella gestione del panificio di famiglia, proprio ora che c’è in ballo una fusione con un’altra società di cui fa parte Alba (Nicole Grimaudo). Ma Tommaso ha altro per la testa: vuole fare lo scrittore e a Roma ha una persona che lo aspetta e fa parte della sua vita. Nessuno, però, ha fatto i conti con il destino e con un colpo di scena, più di uno a dire il vero, si ribaltano le sorti di tutti. Antonio dichiara improvvisamente la sua omosessualità anticipando la confessione di Tommaso, che si troverà a rimanere a Lecce molto più a lungo di quanto avesse previsto. Tra cliché e gag riuscite Ozpetek si riappropria dei racconti corali, delle grandi tavolate e delle lunghe carrellate care al suo cinema: Scamarcio, bravissimo, tira le fila della trama, senza sbagliare unespressione. “Non potevo scegliere meglio” ha detto, a ragione, Ozpetek.

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