Milano, si gira!

Viaggio nella memoria cinematografica meneghina dagli anni '30 a oggi: un libro tutto da camminare...
15 Marzo 2013
Milano, si gira!

Tutti, almeno una volta, hanno riconosciuto un luogo familiare in un film. E’ iniziato come un gioco anche il progetto degli autori di Milano, si gira! (Gremese, pag. 196). Dopo il volume sulla Capitale (Roma, si gira!), Mauro D’Avino e Lorenzo Rumori si sono avvalsi della collaborazione di Simone Pasquali, Roberto Giani e Andrea Martinenghi di squadravolanteligera.com per realizzare il corrispettivo milanese. Un viaggio ideale nella memoria di Milano, dagli anni ’30 ad oggi, nei suoi scorci cinematografici attraverso 130 location, ricostruzioni in 3D, brevi considerazioni urbanistiche, descrizioni delle scene, esplorazioni e curiosità. Il libro, attraverso lo sguardo di registi come De Sica, Visconti, Antonioni, Pasolini e molti altri, mostra i cambiamenti urbani di una città in continuo divenire. “Avevo – dice Mauro D’avino – la mania di scoprire dove sono girati i film e ho creato un sito (che si chiama www.davinotti.com) dove poter raccogliere tutte le informazioni cercandone ogni giorno di nuove. Un’operazione del genere non era ancora stata fatta, su così larga scala. Romanzo Popolare è il più milanese dei film, quello da cui siamo partiti, la casa a Sesto San Giovanni. Ma si potrebbero citare anche Rocco e i suoi fratelli, Delitto d’amore o Totò e Peppino alla stazione centrale”.
Quelli della Squadra Volante il lavoro certosino lo avevano cominciato per pura passione: “Da quando abbiamo messo on line il sito – dice Andrea Martinenghi – ho iniziato a recuperare tutti i film su Milano, da li è nata una malattia, non riesco più a girare per milano senza cercare location. Abbiamo analizzato fotogramma per fotogramma, fatto ricerche bibliografiche, molte segnalazioni sono arrivate anche dal web o dalle persone che incontravamo durante i sopralluoghi”. La città meneghina è stata identificata con diversi generi cinematografici, negli anni ’70, il poliziesco si girava nel quartiere Ticinese: “il produttore – spiega D’Avino – magari veniva da Roma e non conosceva la città, quindi prendeva le stesse zone di altri film. Quello era il quartiere della malavita e le periferie consentivano agilità di manovra negli inseguimenti”. Molte di queste zone si sono trasformate, “in Miracolo a Milano si vede una zona ora rasa al suolo che abbiamo dovuto ricorstruire in 3D per fare il confronto”.
Se dovessero girare un film oggi gli autori sceglierebbero la periferia, “quei luoghi che stanno scomparendo, il fabbricato della Montecatini e la stazione della Bovisa, qualcosa che vedi in un vecchio film o non vedi più”. Non vuole essere nostalico il regista Maurizio Nichetti: “Le città cambiano come le persone. In Ratataplan, girato nel quartiere Garibaldi, si vede già la contraddizione tra le case di ringhiera e i palazzoni. Il cinema è un mezzo per fotografare il cambiamento”. In Ladri di saponette, nel 1988, ho cercato gli anni ‘40 e li ho trovati in via del progresso vicino a Melchiorre Gioia. Gli anni ’50 li ho scovati a piazza Insubria e all’ex macello per Luna e l’altra. Non bisogna andare in centro per trovare posti con una loro poesia”.
I film di oggi, invece, mostrano poco o nulla, “nel film di Zalone, Ficarra e Picone o nei due Benvenuti al nord/sud c’è una Milano turistica, fredda, artificiale. In Happy Family la fotografia è pastellosa e irreale, un ritratto idealizzato. Sono meno collegati alla storia del territorio”. Forse perché negli ultimi anni la filmografia milanese è stata piuttosto scarsa: “Milano non ha mai seguito molto il cinema – sostiene Nichetti, impegnato nella realizzazione di un film d’animazione su S. Francesco – questo libro è una delle poche iniziative che ricorda i film girati qui. Giri dove c’è una Film Commission forte che ti aiuta come quella di Torino, Bari o Bolzano e Trento, dove si stanno girando le fiction. Lì l’amministrazione locale investe nell’audiovisivo. Noi siamo alla canna del gas dal punto di vista produttivo. Se non si hanno le risorse non si può fare nulla, ci vogliono gli investimenti per attirare il lavoro sul territorio e fino ad ora Milano ha attirato interessi diversi”.

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