Metamorfosi di Sharon

La Stone in When a Man Falls in the Forest, in concorso a Berlino, instabile e disturbata per amore del set
12 Febbraio 2007
Metamorfosi di Sharon

Sharon Stone inedita e coraggiosissima alla 57a Berlinale. La 49enne attrice di Basic Instinct si mette in gioco e si mortifica per l’indipendente When a Man Falls in the Forest del giovane Ryan Eslinger. Nel film, in corsa per l’Orso d’Oro, stupisce nel ruolo di una donna instabile e disturbata, incapace di fronteggiare il suo invecchiamento. Struccata e perennemente sull’orlo nel pianto, affianca nella storia Timoty Hutton e il bravo Dylan Baker di Happiness, per un surreale dramma esistenziale, su un terzetto di umanissimi outsiders. “Interpretare questo ruolo è stato doloroso ma liberatorio – dice la Stone -. Viviamo nella società del ‘Prozac’, un mondo anestetizzato, in cui vige la sistematica mortificazione dei sentimenti. Questo film mi ha aiutato a capire quanto sia necessario abbandonarci anche alle emozioni di cui più abbiamo paura”. A esasperare il contrasto con maturità e profondità del ruolo è anche l’icona di Basic Instinct, a cui l’attrice è ancora indissolubilmente legata: “Ogni attore o attrice ha un titolo a cui deve la popolarità e che poi gli consente di andare avanti. Nonostante da allora sia cambiata molto, sono grata a Basic Instinct, proprio per avermi dato poi la possibilità di fare altre cose e dedicarmi a quello che mi piace di più”.
La dimostrazione, dopo il recente ruolo in Bobby, è la metamorfosi a cui si è prestata per Ryan Eslinger: “E’ un regista straordinario – dice -. Possiede una grazia e uno stile, che gli consentono di spingersi dove altri non potrebbero mai. Anche per questo sono così riuscita a lasciarmi andare”. Il bilancio personale a cui l’ha costretta il confronto col ruolo, l’ha però vissuto con estrema serenità: “Le tante facce che vedo intorno – dice indicando la sala – mi confermano che il passare del tempo e la transizione a nuove fasi della vita sono comuni a tutte le donne. Con l’arrivo della mezza età, il rischio da evitare è però quello di iniziarsi a trascurarsi e considerare invisibili noi stessi”. Dissociazione e frustrazioni accomunano anche gli altri due principali personaggi del film. Un bravo Timothy Hutton interpreta il marito della Stone, vittima della sua stessa incapacità a comunicare con lei e col resto del mondo. Dylan Baker è invece Bill, l’addetto alle pulizie dell’azienda in cui l’uomo lavora, e che lui riconosce come il nerd che prendeva di mira ai tempi della scuola. A cambiare, da allora, è però soltanto l’esasperazione delle sue fobie: sempre più dissociato, goffo e pieno di tic, Bill vive prigioniero di un isolamento, da cui fugge soltanto nel sogno. Ad accomunare paure e interrogativi dei tre è il senso di invisibilità con cui Eslinger spiega il titolo del film: “E’ una semplice trasposizione del classico quesito sull’albero che cade nella foresta. L’interrogativo che ho voluto affrontare è quello di chi si accorge se a cadere è invece un essere umano”.

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