La Woman di Dafoe

"Giada? Una regista esigente", rivela l'attore. Protagonista per la fidanzata Colagrande di un thriller ispirato alla Rebecca di Hitchcock, in Controcampo italiano
4 Settembre 2010
La Woman di Dafoe

Presentato in Controcampo italiano, A Woman di Giada Colagrande è un film autarchico: “Al netto dei finanziamenti, vi abbiamo messo tanta passione – racconta la regista italiana – e un’idea nuova: invece dei compensi, la troupe ha chiesto la partecipazione sui diritti dell’opera”. In attesa di capire quale futuro potrà avere questo escamotage per la sopravvivenza del cinema indipendente, va riconosciuto alla produzione (La Bidoue Pictures, fondata dalla Colagrande col fidanzato Willem Dafoe) il merito di averci provato garantendo che il film godesse della massima libertà espressiva: “Nessun finanziamento, nessun condizionamento”, chiosa Stefania Rocca, co-protagonista della pellicola.
A Woman racconta la storia di una giovane americana che prima si infatua del celebre scrittore americano Max Oliver, poi decide di seguirlo in Italia, ospite nella sua villa di Otranto. Una volta lì però, la ragazza inizia a sviluppare un’ossessione nei confronti della defunta moglie dell’uomo che la porterà inesorabilmente alla follia…
La Colagrande, alla sua terza prova (dopo Aprimi il cuore nel 2002 e Before it Had a Name nel 2005, entrambi presentati a Venezia), ha scelto stavolta di non dirigersi (“Ne ho sofferto un po’”, confessa), affidando il ruolo della protagonista a Jess Weixler (che il pubblico italiano ricorderà per il film-shock Denti) e a Willem Dafoe quello dello scrittore. Stefania Rocca interpreta la migliore amica della Weixler e rivela un curioso aneddoto: “Quando Giada mi ha proposto la parte avevo detto di no, perché ero incinta. Ma quando abbiamo capito che questa circostanza poteva essere un’opportunità per sviluppare e arricchire la storia in modo diverso, ho accettato. La pancia che vedete è davvero la mia”.
A Women è un thriller psicologico, con più di un riferimento a Rebecca- La prima moglie di Hitchcock: “Narrativamente senz’altro. – conferma la Colagrande – Ma sul piano stilistico ho percorso strade completamente diverse. Se dovessi trovare dei rimandi, citerei la videoarte di Bill Viola e il suo studio sui passaggi di stato, Lynch, La Metafisica di De Chirico e un po’ tutta la pittura minimalista contemporanea”. Sul risultato, è più laconica: “Ho l’impressione di fare sempre lo stesso film, un’indagine sull’identità e il dualismo delle donne”. Dafoe, seduto accanto a lei nella mini press-conference organizzata al Lido, la guarda e sorride: “Il fatto che sia la mia compagna di vita – dice l’attore – non mi ha condizionato sul set. Sono abituato a mettermi al servizio dei registi per cui lavoro, di assecondare la loro immaginazione, di esserne parte. Ma Giada è particolarmente esigente”. Al momento è l’unica regista italiana ad aver diretto Dafoe. Solo al momento però: “Sto lavorando a un film di Franco Battiato, un biopic su Handel”, anticipa l’interprete. Più abbottonata la Colagrande. Per scaramanzia non ama parlare dei suoi futuri progetti, limitandosi a incrociare le dita per questo: “Non ha ancora una distribuzione in Italia. – dice – Speriamo che la sua partecipazione a Controcampo possa sbloccare la situazione”.

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