La bella Sicilia di Cugno

"Grazie a Dio, non c'è solo la mafia", dice il regista. Con Bova e Cucinotta, per "una Società da tragedia greca": dal 21 maggio in sala
10 Maggio 2010
La bella Sicilia di Cugno

“Ho tante storie nel cassetto e probabilmente non le farò mai, pensavo, quindi le metto tutte insieme e faccio un unico film”. Così il regista Gian Paolo Cugno presenta La bella società, nelle nostre sale dal 21 maggio distribuito da Medusa: “Il titolo si riferisce alla società che i nostri nonni hanno sognato per noi e che i nostri genitori non sono riusciti a realizzare“.
Dopo il pluripremiato Salvatore, film sull’infanzia girato a Pachino, sua città natia, Cugno porta sullo schermo un affresco storico e corale di fine Novecento, partendo dalla Sicilia arcaica dei primi anni ’60: “Sono cresciuto guardando le tragedie al teatro greco di Siracusa. La bella società è una tragedia greca. E’ il mio secondo film, sto imparando, scopiazzo di qua e di là, ma è difficile anche scopiazzare. Sono ancora alla ricerca del mio stile”. Ma Enrico Lo Verso ribatte: “Non è vero che lui scopiazza, ha una cultura pazzesca”. E un cast corale, che mette in scena le vicende di vari protagonisti, dai ’60 agli ’80 tra la Sicilia e Torino: “E’ stato difficile mettere insieme tutte queste storie, per questo ho scelto il filo conduttore dei due fratelli, interpretati da David Coco e Marco Bocci, ma in realtà sono tutti protagonisti. In più ho messo le datazioni perché temevo che il pubblico non potesse capire i passaggi temporali”, prosegue Cugno.
“Il mio personaggio è pieno di sfaccettature, si porta dietro un enorme senso di colpa. L’ho affrontato istintivamente, anche Cugno ha saputo raccontare questa storia con grande naturalezza, riuscendo a cogliere i colori della Sicilia”, dice  David Coco, mentre il regista sulla recitazione aggiunge: “Non mi piace la macchinosità. Se lasci liberi gli attori e non li blindi nella sceneggiatura, il dialogo prende un altro spessore”. Nel cast, anche Maria Grazia Cucinotta, che interpreta Maria, madre dei due fratelli e amante di Romolo (Raoul Bova): “Tra granite e arancini, è stata un’esperienza bellissima. Il mio personaggio è una persona semplice, ingenua, quasi infantile”, mentre  Raoul Bova ribatte: “A parte il divertimento e Maria Grazia che è una grande amica. sono contento di aver dato un contributo a un giovane regista: è un dovere da parte nostra”.
Solo all’inizio, un breve accenno è alla mafia: “Grazie a Dio, non tutte le storie che si svolgono in Sicilia hanno a che fare con la mafia: è come se un film girato a Napoli dovesse per forza parlare di camorra. Si abusa – conclude Cugno – nel raccontare la mafia e soprattutto bisogna saperla raccontare: non è l’uomo ucciso per strada, è un’essenza che sta nei modi di fare, guardare, insomma, in ogni cosa”.

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