Inseparabili

Arriva in Italia Quasi amici, della coppia di registi Toledano/Nakache. Caso in Francia, è la storia (vera) di un'amicizia incredibile, quella tra un disabile e un disadattato
21 Febbraio 2012
Inseparabili

E’ una buona storia, non buonista, quella di Quasi amici (Intouchables è il titolo originale), il film che ha conquistato la Francia con i suoi 20 milioni di spettatori (circa 170 milioni di euro d’incasso) ed è andato ottimamente in Germania, dove finora l’hanno visto 5 milioni di persone (l’equivalente di 30 milioni di euro al botteghino). In Italia uscirà il 24 febbraio con Medusa, in 300 copie.
E’ la storia di un’amicizia un po’ particolare, quella tra un giovane senegalese immigrato, Driss (Omar Sy), e un ricco aristocratico, Philippe (François Cluzet). Improbabile accoppiata, specie se pensiamo che il primo è un disadattato, il secondo un disabile. L’incontro tra due mondi paralleli, che si riscoprono però più simili di quanto non sembri: Driss, da disoccupato cronico, diventerà il badante del paraplegico più indolente del mondo, Philippe, con effetti taumaturgici reciproci e non prevedibili: se il giovane senegalese ha un bisogno inconsapevole di essere “raddrizzato”, ovvero di assumersi le sue responsabilità, cioè di crescere, Philippe, più vecchio, più colto e più saggio, ha invece una necessità inversa, quella di rivitalizzarsi in un rapporto schietto e sincero, senza pietismi e ipocrisie politicamente corrette.
E’ anche una storia che tocca il nervo scoperto della società francese, alla ricerca ancora di nuove e auspicabili armonie tra il mondo delle banlieue e quello della ricca e colta borghesia parigina. Quasi amici (si) fa gioco delle differenze e dei luoghi comuni, componendo tutti i conflitti nella fiducia che una ricetta universalista sia sempre possibile. Utopia? Non proprio: Quasi amici è anche una storia vera e dietro i Philippe e i Driss della finzione ci sono i Philippe e gli Abdel della realtà: “Tutto è iniziato nel 2003 mentre stavamo guardando un documentario che ci ha colpiti parecchio, A la vie, a la mort – raccontano i due inseparabili registi Olivier Nakache ed Eric Toledano, alla loro quarta collaborazione -. Il documentario raccontava la storia di un incontro, quello tra un paraplegico e un badante immigrato. Ci aveva molto colpito, l’abbiamo visto più volte. Cercavamo inoltre un ruolo per Omar (Sy, ndr): aveva già lavorato con noi ma sentivamo che non aveva ancora espresso tutte le sue potenzialità sul grande schermo. Questo film glielo avrebbe permesso. E la storia era bellissima, una storia di individui che in situazioni difficili ed estreme riescono a conservare il senso dell’umorismo”. L’ironia: ecco la chiave di volta per non cadere nel ricatto e nella pietà, sempre dietro l’angolo quando porti l’handicap al cinema: “Prima di procedere con la lavorazione – raccontano i due – abbiamo incontrato il vero Philippe che vive in Marocco e si è risposato. Ci ha detto che se volevamo fare questo film dovevamo trattare la vicenda con ironia. E così abbiamo fatto”. Del resto, Eric e Olivier volevano che Quasi amici fosse ispirato “alla grande commedia italiana, quella alla Profumo di donna. Erano film capaci di divertire pur raccontando vicende amare. Ci hanno insegnato tutto e convinto a fare questo lavoro”.
Il risultato, come detto, è andato al di là di ogni più rosea aspettativa. Il film è piaciuto tantissimo, tanto che in cantiere ci sono due possibili remake, uno italiano prodotto da Medusa (sarebbe una sorta di bis dopo Benvenuti al Sud, rifacimento del Giù al Nord francese) e l’altro americano con Colin Firth protagonista. “La reazione che ci ha sorpreso di più è però quella delle associazioni dei disabili – dicono Olivier ed Eric -. Il presidente di una di questa ci ha detto che era la prima volta che un film faceva ridere la gente con noi e non su di noi”.
Tra le voci fuori dal coro Variety, che a settembre (ovvero prima ancora che il film fosse nelle sale), aveva tacciato Quasi amici di razzismo, per il modo in cui veniva trattato il personaggio di Omar: “Una provocazione stupida e miope”, è la difesa convinta di Toledano. Addirittura insensata, a dar rettaa  Ludovico Einaudi, autore delle musiche, il quale vede proprio nell’integrazione uno dei temi portanti del progetto: “Quasi amici dimostra come il nostro mondo, ricco eppure dissanguato di vita, abbia bisogno di quello nuovo, che viene da fuori, per ritrovare un senso e un orizzonte inediti”.
Ma come ha accolto invece il film il vero Philippe? “Con la consueta, straordinaria ironia – confessano Eric e Olivier -. Ha detto che gli è piaciuto così tanto che ha applaudito con tutte e due le mani”.

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