Il re di Cannes

Vincent Cassel ancora protagonista sulla Croisette. Dopo Garrone è la volta di Mon roi, ritorno in Concorso di Maïwenn
Il re di Cannes

“Non ci ho pensato un secondo ad accettare: mi erano piaciuti molto i precedenti film di Maïwenn, soprattutto Polisse, e quando mi si è presentata la possibilità di lavorare con lei ho detto subito di sì”. Torna sulla Croisette, ancora protagonista di un film in concorso dopo Il racconto dei racconti di Garrone, Vincent Cassel. E lo fa ancora una volta da “re”: Mon roi, il nuovo lavoro di Maïwenn (che torna a gareggiare per la Palma d’Oro quattro anni dopo il Premio della Giuria ottenuto per Polisse), racconta di lui – di Georgio, un facoltoso proprietario di un ristorante – “rivisto” attraverso gli occhi di Toni (Emmanuelle Bercot, anche lei già passata qualche giorno fa al festival, in qualità di regista del film d’apertura La Tete Haute), ora in un centro di riabilitazione per rimettere in sesto un ginocchio dopo una delicata operazione. Sarà lì, lontano da tutto, che la donna ripenserà agli ultimi anni della propria vita, trascorsi nel pieno di una love story, quella con Georgio appunto, caratterizzata da una passione estrema, da un matrimonio, dalla nascita di un bambino, ma anche da una progressiva distruzione di coppia, determinata dal comportamento di lui: charmant oltre ogni limite, dalla parlantina e dalla soluzione sempre pronta, Georgio è il classico uomo che rapisce, ma che con la stessa facilità scompare. Quanto e quando vuole.

Una scena del film

Una scena del film

“Per portare sullo schermo 10 anni di una storia d’amore bisogna operare necessariamente delle scelte”, dice Maïwenn, che ricorda la lunga gestazione del progetto e quanto fosse corposa la stesura finale della sceneggiatura, circa 300 pagine: “Alla fine penso di aver fatto due film in uno, la storia d’amore era il centro su cui ragionavo da tempo, mentre tutta l’ambientazione nel centro di riabilitazione l’ho aggiunta in seguito dopo aver ascoltato il racconto di un’amica”, continua la regista, che dirige nuovamente Emmanuelle Bercot: “Inizialmente ero timorosa – racconta l’attrice – avevo dei dubbi sulla possibilità di reggere per intero un personaggio così, poi mi sono affidata a Maïwenn e credo di poter dire mi abbia fatto un enorme regalo. Soprattutto per quello che riguarda le scene nel centro di riabilitazione, quelle in cui ho dovuto privilegiare una recitazione molto fisica, al punto di arrivare a provare dolore anche io mentre giravamo”. Nel cast del film anche Louis Garrel, è il fratello di Toni.

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