I rom secondo Peter Marcias

"Bellissima esperienza girare nel campo nomadi", dice il regista. Al festival di Torino con la Sardegna noir di Dimmi che destino avrò
26 Novembre 2012
I rom secondo Peter Marcias

Presentato al 30esimo TFF, nella sezione Festa Mobile, Dimmi che destino avrò di Peter Marcias, prodotto da Gianluca Arcopinto e patrocinato dall’Unicef e da Opera Nomadi.
Il film racconta dell’amicizia che nasce tra Alina, ragazza che vive a Parigi ma che è cresciuta in un campo rom vicino a Cagliari, e il commissario napoletano a cui è affidata la ricerca del di lei fratello scomparso. La storia si svilupperà toccando e mischiando le corde della love e della crime story. “Girare in un vero campo rom” racconta il regista Marcias “è stata una bellissima esperienza. Abbiamo invaso i loro spazi per un mese e mezzo con i nostri camion e loro sono sempre stati disponibili. Erano anche molto curiosi e ci facevano domande sul cinema e sulle riprese… Volevano essere molto coinvolti!”
Che è poi il messaggio del film: ormai ci si è abituati all’idea di un mondo chiuso che vive all’interno di quello che conosciamo e che definiamo nostro; ci basterebbe fare un passo nella loro direzione – magari accettando l’offerta di un caffè non espresso, ma comunque buono – per accorgerci di quanto facilmente si possa instaurare un rapporto di rispetto e di convivialità.
Protagonista femminile, Luli Bitri (attrice albanese alla prima esperienza nel cinema italiano) ha dato al proprio personaggio un’interpretazione perfettamente bilanciata tra l’orgoglio e la durezza e la sensibilità: “Fin dall’inizio io ero quella con il ruolo più difficile perché ho dovuto farmi accettare dal gruppo rom. Col passare dei giorni ho notato che iniziavano a fidarsi di me e a prendermi come punto di riferimento. A fine film, la donna che interpretava il ruolo di mia madre, mi ha detto che era stata felicissima di questa esperienza perché sentiva che avrebbe lasciato un segno. E questo mi ha profondamente toccato perché è lo stesso motivo per cui ho iniziato a recitare”.
Il film mostra una Sardegna che spesso non si vede al cinema; Antonello Grimaldi Presidente di Film Commission Sardegna racconta che “Quando fu creata questa Film Commission si è puntato sull’attirare in loco produzioni cinematografiche che ricercavano un sud Italia generico, ma per fortuna in Sardegna esiste già un fondo per finanziare opere di registi sardi o film che vogliono affrontare temi come quelli di Dimmi che destino avrò.”
Salvatore Cantalupo (Gomorra, Corpo celeste) ha legato subito con i bambini del campo, esattamente come il suo personaggio: “Mi sono subito rispecchiato in loro perché io da piccolo facevo li stessi giochi nei Quartieri Spagnoli di Napoli. E’ un piccolo film, ma è stata un’esperienza enorme sia dal punto di vista fisico che psicologico: abbiamo lavorato per oltre due anni e adesso finalmente il film è finito ed è pronto a farsi vedere e a vivere di vita propria.”

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