Henry a chili

"L'eroina? Una droga di cui non parla più nessuno, ma che continua a finanziare le guerre", dice Piva. A Torino con l'adattamento del romanzo di Mastrangelo
2 Dicembre 2010
Henry a chili
Carolina Crescentini

Henry non è un film italiano”. Lo sostiene Alessandro Piva (LaCapaGira, 2004), e lo dimostra il fatto che “l’Italia non l’ha accettato: ho dovuto produrlo da me insieme a Donatella Botti, con un vero atto di coraggio”. Il regista campano – in concorso a Torino – è stizzito nei confronti di un mercato produttivo e distributivo che non si è ancora deciso a scommettere su questo “noir destrutturato”, ambientato nel centro di Roma, melting pot di razze e di lingue diverse in continua lotta tra loro. “Speriamo”, continua Piva, “che il pubblico torinese apprezzi il film e lo aiuti a trovare una distribuzione”. “Henry – spiega Giovanni Mastrangelo, autore del romanzo omonimo da cui Piva ha realizzato la sceneggiatura – è il termine con cui negli Stati Uniti veniva chiamata l’eroina negli anni ’50. Esattamente come Charlie indicava la cocaina e Bob Hope la marijuana”. “L’eroina e il suo consumo praticato indistintamente da buoni e cattivi mi ha da subito affascinato perché è una droga di cui quasi nessuno parla più, ma il suo commercio continua a finanziare guerre in tutto il mondo”, aggiunge il regista. Dichiarazione questa molto simile a quella rilasciata da Daniele Gaglianone al Festival del Film di Locarno in occasione della prima di Pietro (2010).
Tra gli attori di Henry Carolina Crescentini e Michele Riondino. “Carolina è la più studiosa delle attrici con cui ho avuto modo di lavorare – commenta Piva – e Michele è semplicemente sorprendente per bravura e umiltà”. Michele Riondino (Dieci inverni e Fortapàsc, 2009, Noi credevamo, 2010), di tappa a Torino prima di volare a Tallin, Estonia, per gli EFA (Oscar Europei), arriva con maglietta del gruppo “Artisti 7607”: “Un comitato – spiega – che raduna più di 900 tra artisti e musicisti in lotta contro l’IMAIE (Istituto nato per gestire i diritti d’autore, ndr), a cui ogni artista deve sottostare ingiustamente.” Il futuro giovane Montalbano è associato spesso a film di qualità: “Sono un privilegiato, lo ammetto. I film a cui lavoro gareggiano in festival importanti come il TFF e quindi hanno sempre un pubblico recettivo ed interessato”, dice Riondino. E aggiunge: “Ad oggi non sono mai dovuto scendere a compromessi nella mia carriera d’attore e spero continui così. Mi piace pensare che quel che ho realizzato fin qui sia un buon mix di fortuna e di meriti personali.”

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy