Giovanna non basta

"Dopo il kolossal di Newell avevo bisogno di un film low-budget", dice la Mezzogiorno. Protagonista per Chiantini
11 Aprile 2008
Giovanna non basta
Giovanna Mezzogiorno

La parola amore esiste, soprattutto nella filmografia di Giovanna Mezzogiorno: “Dopo il kolossal L’amore ai tempi del colera, avevo bisogno di un film low-budget come L’amore non basta“, spiega l’attrice, protagonista del terzo lungometraggio di Stefano Chiantini, in sala il 18 aprile con Mediafilm, in 80-100 copie. Nel film è una hostess, innamorata di un ragazzo (Alessandro Tiberi) alle prese con qualche fantasma del passato: dopo il romanzo di Gabriel García Márquez, stavolta dà voce ad una sceneggiatura firmata, a quattro mani col regista, da Rocco Papaleo. “È stato lui a coinvolgere Giovanna”, ringrazia Chiantini, “io la consideravo un monumento, irraggiungibile”. Poi si sono incontrati, e piaciuti. E la presenza di una star nel cast ha convinto i produttori: in seguito si sono aggiunti Ivan Franek, lo stesso Papaleo, Marit Nissen. E Alessandro Haber, che lamenta una scarsa attenzione del cinema italiano nei suoi confronti, e proprio non ci sta a veder tagliate dal montaggio definitivo due scene importanti: “Le avevo suggerite io, perché scavavano nel mio personaggio: si poteva sfoltire qualche primo piano dei protagonisti, e lasciarle. La prossima volta imporrò una clausola contrattuale”. Per fortuna che a placare gli animi ci pensa Papaleo: “Alessandro ha regalato al film il suo carisma: con un solo primo piano racconta un mondo come nessun altro attore saprebbe fare”. Girato in Abruzzo, soprattutto a L’Aquila (che Chiantini ha voluto per “l’aspetto malinconico, e i colori caldi”), L’amore non basta non somiglia alle commedie sentimentali di questi anni: “È firmata da un giovane autore che sa raccontare la realtà in modo sottile e impalpabile”, spiega Papaleo, che parla di un film “dove gli eventi non prendono mai una piega consueta”. Un’imprevedibilità che ha convinto anche la Mezzogiorno: “Penso che sia un’opera diversa, in questi anni di film romanticamente convenzionali”. Parola di un’attrice, e di una donna, che sposa in pieno la battuta che dà il titolo al film: perché “l’amore non basta: bisogna difenderlo strenuamente, ma quando non si può più proteggerlo bisogna andare via, lasciarsi anche se ci si ama ancora”.

Foto Pietro Coccia

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