Gente di Cannes

Premiati i soliti noti al Festival: da Haneke a Garrone, da Loach a Mungiu, passando per Reygadas. E l'Italia vince due volte
27 Maggio 2012
Gente di Cannes

Nel 2009 trionfò con Il nastro bianco, stavolta è toccato ad Amour. Michael Haneke vince due Palme d’oro a distanza di tre anni. Il romeno Cristian Mungiu vinse la Palma d’oro nel 2007 (4 mesi, 3 settimane, 2 giorni): torna in Concorso cinque anni dopo con Beyond the Hills e si porta a casa premio per la sceneggiatura e doppio premio per le interpreti femminili (Cosmina Stratan e Cristina Flutur). Il nostro Matteo Garrone – che nel 2008 si dovette accontentare del Grand Prix per Gomorra al cospetto di una Palma d’oro “molto” dubbia per La classe di Cantet – a quattro anni di distanza viene premiato allo stesso modo per Reality. Carlos Reygadas vinse il Premio della Giuria nel 2007 (per Luz Silenciosa), cinque anni dopo è premiato per la regia di Post Tenebras Lux. E poi Ken Loach, che nel 2006 vinse addirittura la Palma d’oro per Il vento che accarezza l’erba (uno dei suoi film meno convincenti), quest’anno porta a casa il Premio della Giuria.
E Thomas Vinterberg? Nel 1998 vinse il Premio della Giuria (in ex-aequo con La classe de neige di Claude Miller) per la rivelazione Festen: torna in Concorso 13 anni dopo con The Hunt e viene premiato per l’interpretazione maschile di Mads Mikkelsen.
Guardando il palmares 2012 del Festival, però, questa degli “habitué” non è la prima cosa a balzare agli occhi. Quanto meno non l’unica: partendo dal presupposto che la Francia – in quanto produttrice o co-produttrice – è praticamente presente in quasi tutti i film presentati in Concorso, ad iniziare proprio da Amour di Haneke (francese in tutto, tranne che per la nazionalità del regista), fa davvero notizia che nessun titolo, nessun attore/attrice transalpini siano stati premiati. Da Resnais e il numeroso cast del suo Vous n’avez encore rien vu a Jacques Audiard (De rouille et d’os, con Marion Cotillard), fino al coraggioso ritorno di Leos Carax (Holy Motors) che sì, avrebbe meritato davvero un premio pesante.
Dimenticati anche gli Stati Uniti nel palmares e, tutto sommato, alla luce di quanto visto in competizione (eccetto forse per Wes Anderson), è una dimenticanza che ci può stare.
L’altra considerazione che alle prime probabilmente non sarà stata colta da molti, è che l’Italia non vince solo con Reality di Garrone (“Non l’ho votato solo io”, spiega il presidente di giuria Nanni Moretti, che spiega: “A colpire altri giurati è stata la miscela di humour e dramma, che ha ricordato il rinnovamento della tradizione della commedia all’italiana”): sarà una coincidenza – ne siamo certi – ma tutti i film premiati dalla giuria presieduta da Moretti hanno già una distribuzione italiana. La Bim di De Paolis fa man bassa: quattro film in concorso, tre premi (Mungiu, Vinterberg, Loach), la Teodora si porta a casa la Palma d’oro di Haneke, Rai e Fandango il Grand Prix di Garrone, la Archibald (come sempre coraggiosa) la regia di Carlos Reygadas.

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