Fuori tempo massimo

"Questa storia mi perseguita da 20 anni", confessa Lozzi. Che racconta il dramma di un amore senza età
10 Dicembre 2008
Fuori tempo massimo

Dalla Sicilia a Roma, alla ricerca del primo amore. L’itinerario sentimentale di Giulio si trasforma in un viaggio dentro il dolore quando incontra Rosalia, una donna di mezza età che ha perduto il figlio prematuramente. Tra i due nasce un rapporto morboso, dal quale il giovane protagonista si stanca presto abbandonando la donna alla solitudine di una seconda maternità negata. Stavolta però le conseguenze saranno inaspettate. “Questa storia mi perseguita da 20 anni”, confessa Fabiomassimo Lozzi, regista e sceneggiatore di Stare Fuori in uscita il 12 dicembre in almeno sei città distribuito da A.B Film Distributors. Tratta dalla disperata lettera di un ragazzo, trovata per caso sulle pagine di un giornale tanto tempo fa (“C’è voluto un po’ a individuare la chiave giusta per il racconto”, ammette il giovane autore), quest’opera prima ha dovuto affrontare non poche difficoltà produttive e distributive, tanto da arrivare nelle sale una settimana dopo quella prevista. “Abbiamo girato tutto a Roma, ma solo nei quartieri intorno a Ostiense e Garbatella, perché ci sono posti in questa città dove solo mettere un piede e una macchina da presa costa un capitale”, racconta Lozzi, che punta il dito anche sugli esercenti, a cui “i grandi distributori impongono metodi che negli Usa sono illegali”, come quell’accorpamento di film nella stessa data che ha fatto slittare al 12 dicembre l’uscita di Stare Fuori. Una lancia spezzata a favore del cinema indipendente su tutti i fronti, anche quello degli interpreti. Protagonisti una coppia di giovani esordienti (Ivo Micioni e Nausica Benedettini) e due attori navigati come Guia Jelo e Federico Pacifici, con un’esperienza pluriennale nel cinema, nella televisione e a teatro, ma di solito rilegati in ruoli minori. “Fabiomassimo ci ha chiesto di fare semplicemente il nostro mestiere – dichiara Pacifici – e non è cosa da poco. Ha le idee molto chiare riguardo al lavoro che vuole, ma non è sordo e sa ascoltare”. Gli fa eco la Jelo: “Finalmente ho trovato un regista pieno di attenzioni, capace di dirigermi con tecnica e poesia”. Un piccola strigliata, infine, alle produzioni più istituzionali, che non sempre sanno valorizzare le risorse: “il problema – conclude Guia Jelo – è che nel cinema italiano manca l’amore. Lo dico a tutti, da Moretti a Rondi e a chiunque lavori in questo campo: ci dobbiamo amare tra di noi, seppur con attenzione”.

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