Elisa Amoruso, quella Maledetta primavera

"Passare dai documentari alla finzione è stato naturale", dice la regista. Che porta alla Festa di Roma - poi in sala dal 12 novembre - "un film molto personale e intimo". Nel cast Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli
Elisa Amoruso, quella Maledetta primavera
Elisa Amoruso - Foto Karen Di Paola

“Un film molto personale e intimo”. Così la regista Elisa Amoruso definisce il suo primo lungometraggio di finzione, dal titolo Maledetta primavera, che oggi è stato presentato nella sezione “Riflessi” della Festa del cinema di Roma e che uscirà in sala il 12 novembre distribuito da Bim. 

La storia, in parte autobiografica e tratta dal romanzo Sirley, scritto dalla stessa Amoruso (da poco in libreria con Fandango) racconta la nascita di un’amicizia (quella tra Nina e Sirley) e anche una storia d’amore, quella tra i genitori di Nina, interpretati da Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli.

Maledetta primavera

“Andai dai produttori Matilde e Angelo Barbagallo e gli proposi la storia di un pescatore, ma non gli piacque. Quando sentirono il racconto di mio padre che aveva scambiato un tavolo da biliardo per un tavolo da pranzo e del mio trasloco, dal centro alla periferia di Roma, praticamente mi hanno obbligato a fare questo film”, racconta Elisa Amoruso, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Paola Randi ed Eleonora Cimparelli. Ma come è stato il passaggio dal documentario (l’ultimo sulla celebre influencer cremonese Chiara Ferragni: Unposted) alla finzione?

“Un passo naturale. Ho studiato sceneggiatura al Centro Sperimentale. Mi è sempre piaciuto raccontare le vite degli altri. Nella regia di un film di finzione ho unito la mia passione per la scrittura a quella delle persone”. Difficile raccontare in parte la propria autobiografia? “Essendo una storia personale la trappola più grande era quella di non riuscire a staccarsi dal ricordo. I miei genitori litigavano sempre ed erano un po’ pazzi. Ho cercato di trovare la giusta distanza tra il racconto e il ricordo e di dare una propria vita ai personaggi. Allo stesso tempo ho cercato di trovare il giusto bilanciamento tra il binario del mondo degli adulti e quello dei ragazzi”.

Nel cast, oltre ai già citati Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli, anche due giovani esordienti Emma Fasano e Manon Bresch, rispettivamente nei ruoli di Nina e Sirley, e anche il bambino Federico Ielapi (il Pinocchio di Garrone: “Due esperienze diverse, mi sono divertito in entrambe”).

“E’ stato molto emozionante debuttare in un film da protagonista. E’ stato molto difficile, ma ho lavorato con persone stupende ed è andata molto bene. Ho cercato di essere più naturale possibile”, racconta Emma Fasano, scelta da Elisa Amoruso tra tante ragazze presenti al provino perché è:  “intelligente, bella, nerd, inconsapevole  e con un’intensità di sguardo che intuivi quello che pensava anche se restava muta”.

Maledetta primavera

E Giampaolo Morelli, qui nel ruolo di un padre con un look alla figlio dei fiori con le sue camicie hawaiane, racconta: “Mi ci sono accostato in punta dei piedi a questo personaggio perché sapevo che era il padre di Elisa e poi ci ho messo inevitabilmente del mio. Infatti lui è romano, ma io l’ho fatto diventare napoletano. Con Elisa ci siamo incontrati quando stavo per iniziare le riprese del mio primo film da regista. Entrambi insomma stavamo per debuttare dietro la macchina da presa quindi c’è stata subito una forte vicinanza. Sono rimasto affascinato da questa storia: l’adolescenza e la pre-adolescenza sono davvero età molto importanti”.

Un finale aperto (“rappresenta la perdita dell’innocenza attraverso una disillusione”) e una canzone, quella di Loretta Goggi, sia nel titolo che nella colonna sonora del film, firmata da Riccardo Sinigallia. “Maledetta primavera è uno dei miei pezzi preferiti- spiega la regista-. Ha accompagnato quel momento della mia vita sul finire degli anni ottanta. E’ una canzone che ha sia note malinconiche e struggenti, che allegre. Per questo Micaela Ramazzotti quando la mette in macchina piange e ride allo stesso tempo. E poi è un brano universale che si adattava bene a un film nel quale ci sono due storie d’amore, quella tra le ragazze e quella tra i genitori, e questo titolo le racchiude entrambe”.

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