Maledetta primavera

Esordendo alla finzione, Elisa Amoruso racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza: semplice e leggero, ai Riflessi della Festa di Roma

21 Ottobre 2020
3,5/5
Maledetta primavera

Opera prima di finzione della regista Elisa Amoruso, che dopo diversi documentari (tra cui l’ultimo sulla celebre influencer cremonese Chiara Ferragni: Unposted) porta in sala un romanzo di formazione, in parte autobiografico. E’ Maledetta Primavera (e ovviamente l’intramontabile canzone di Loretta Goggi non manca), storia di Nina (Emma Fasano, per la prima volta sul grande schermo), un’adolescente costretta a trasferirsi in un quartiere periferico di Roma, ma anche e soprattutto la storia di un’amicizia.

Protagonisti  sono Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli, nei panni dei genitori scapestrati della già citata Emma Fasano e di un altro ragazzino, interpretato da Federico Ielapi (il Pinocchio di Garrone), e infine un’altra esordiente Manon Bresch, qui nel ruolo di una ragazza mulatta, che balla la Lambada e che parla solo francese di nome Sirley.

Ed è proprio da Sirley, che è anche il titolo del libro scritto dalla stessa Elisa Amoruso, da poco in libreria per conto di Fandango, che trae spunto questo film che, con estrema delicatezza, racconta il passaggio critico dall’infanzia all’adolescenza.

Sono gli anni ottanta: il trasferimento dal centro alla periferia, tra i palazzoni di Cinecittà Est, le continue liti tra il padre e la madre, per via della gelosia, la nuova scuola di suore (“Preferivo le maestre”, “Lo so, ma a fine anno giusto le suore vi prendevano”) e le nuove amicizie, sono tutti cambiamenti che Nina si trova a vivere.

Con grande capacità di osservazione e con sguardo femminile (cosa nella quale la Amoruso è maestra dopo averci raccontato non solo la Ferragni, ma anche ben quattro donne in Bellissime, altre cinque in Strane Straniere, e il meccanico Pino-Beatrice in Fuoristrada) la regista ci regala la storia di amicizia speciale, che per certi versi ricorda un’ altra amicizia geniale, quella tra Lila e Lenù della Ferrante. Un’amicizia che ti fa sentire unica proprio come quando fai la Madonna nella processione del quartiere (“Quel giorno ti senti una star assoluta. Ti vestono da sposa e ti mettono sul carro. Tutti ti guardano. Chiunque vuole essere amico della Madonna”).

Un rapporto (così poco raccontato in un mondo nel quale tutto passa sempre attraverso lo sguardo maschile) che permette una crescita reciproca e un confronto nel quale si scopre il proprio corpo che cambia e si raggiunge una maggiore consapevolezza di sé e dei propri desideri.

Storia della nascita di un’amicizia, ma anche più in generale storia di nascite e di nuove vite. Semplice e leggero, si può dire che questo primo film di finzione, presentato nella sezione “Riflessi” della Festa del cinema di Roma, avvia Elisa Amoruso verso una nuova (e non maledetta) primavera.

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