Eli Roth: “Odio Bush”

In Italia per Hostel Part II, il regista attacca ancora: "La situazione in Iraq è peggiorata"
18 Giugno 2007
Eli Roth: “Odio Bush”

“Ho realizzato Hostel per mostrare il lato peggiore del capitalismo occidentale, capace di torturare ed uccidere gli stessi cittadini americani. In questo secondo capitolo ho provato a rincarare la dose, mostrando il labile confine che separa le vittime dai carnefici. Non ci sarà nessun Hostel III perché la situazione in Iraq è addirittura peggiorata, con le compagnie petrolifere che continuano a guadagnare sulla vita dei soldati statunitensi. Odio Bush, odio Cheney e, soprattutto, nessun terzo episodio nella storia del cinema è stato all’altezza dei predecessori: Il Padrino, Alien, Mad Max, eccezion fatta per Il ritorno del re di Peter Jackson, sono stati tutti una grande delusione”. Parola di Eli Roth, che torna in Italia ad un anno di distanza per presentare, insieme alla guest star Edwige Fenech, Hostel Part II, nelle sale dal 22 giugno distribuito da Sony Pictures in 250 copie: “Questa volta essere qui è un piacere doppio. Certo cinema italiano mi ha influenzato sin da giovanissimo, penso a lavori quali Lo strano vizio della signora Ward e I corpi presentano tracce di violenza carnale di Sergio Martino, i film di Fernando Di Leo, L’ultimo treno della notte di Aldo Lado. Se non fosse stato per questi titoli Hostel forse non sarebbe mai esistito. E non avrei nemmeno conosciuto Edwige Fenech, che mi ha onorato della sua presenza in questo film”. Conosciuta qualche mese fa grazie ad un amico comune, l’attrice di tante commedie erotiche e gialli di genere anni ’70 e ’80, lontana dagli schermi da qualche anno e ormai produttrice in carriera, ha accettato la partecipazione in nome di una precedente promessa: “Quentin Tarantino mi aveva implorato di ritornare davanti la macchina da presa in un suo film – racconta la Fenech – ero entusiasta. Quando poi ho conosciuto Eli, che sapeva di questo pre-accordo,  non ho saputo dirgli di no, anche perché mi ha impressionato vedere un ragazzo poco più che trentenne così informato su tutti i film che avevo interpretato”. Nessuna tortura per lei, però: “Interpreto una professoressa d’arte, un breve cammeo. Voleva essere un omaggio da parte del regista, sarebbe stato crudele farmi morire…”. Inevitabile, considerando l’amicizia di entrambi con Tarantino, che qui ritorna in veste di produttore esecutivo, il rimando alle recenti polemiche sulla qualità del nostro cinema contemporaneo: “Per quello che lo conosco, racconta Roth, il suo era più che altro un rammarico, considerando che da qualche tempo il cinema italiano non ha più saputo produrre quei meravigliosi film che, trent’anni fa, lo hanno portato ad affermarsi nel mondo per la totale varietà di pellicole sia autoriali che di genere. Naturalmente in America abbiamo visto i lavori di Fellini, Rossellini, Visconti, De Sica e via dicendo, ma la nostra passione si è poi indirizzata verso quei titoli come Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato (anche lui presente in Hostel II con una breve apparizione, ovviamente nei panni del torturatore cannibale, ndr), pellicole che ci hanno convinto di come, in un certo periodo, in Italia fosse possibile fare qualsiasi cosa a livello cinematografico”. Ma il problema è anche di visibilità internazionale, come prova a spiegare Edwige Fenech: “Non siamo assistiti da un sistema che ci permette di tentare altre strade, i produttori hanno paura e i distributori non credono in alcuni progetti. Prima i registi europei andavano in America a lavorare, ora saranno al massimo 4 o 5 i film di successo italiani, quelli che riescono a passare oltre i confini nazionali. E’ naturale che un maggiore sforzo per veicolare nel mondo i nostri film offrirebbe nuove possibilità per tanti registi”.

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