E’ morto Ichikawa

Il regista nipponico de L'arpa birmana si è spento ieri a causa di una polmonite. Aveva 92 anni
14 Febbraio 2008
E’ morto Ichikawa
The Makioka Sisters

(Cinematografo.it/Adnkronos) – Il regista giapponese Kon Ichikawa, autore pluripremiato di capolavori della cinematografia mondiale come L’arpa birmana, La chiave e Fuochi nella pianura, è morto ieri sera in un ospedale di Tokyo all’eta’ di 92 anni. Ricoverato a fine gennaio, il cineasta e’ deceduto in seguito alle complicazioni di una polmonite. L’annuncio della scomparsa è stato dato da Chizuko Wagatsuma, un portavoce di Toho, la società che ha distribuito numerose pellicole di Ichikawa, che nel corso di una carriera iniziata nel 1945 ha realizzato un’ottantina di film, molti dei quali ispirati da opere letterarie. Ichikawa e’ stato uno dei leggendari registi giapponesi insieme ad Akira Kurosawa, Kenji Mizoguchi, Yasujiro Ozu e Keisuke Miyashita. Nel 2001 ottenne il premio alla carriera al Festival internazionale di Montreal. La chiave, tratto dallo stesso romanzo di Junichiro Tanizaki che ha ispirato l’omonimo film erotico di Tinto Brass del 1983, conquistò il premio della giuria al Festival di Cannes del 1960. Formatosi nel cinema d’animazione, Kon Ichikawa esordì nella regia con commedie sofisticate girate nello stile del regista americano Frank Capra, tanto da essere ribattezzato “il Capra nipponico”. Con questi prodotti sofisticati come 365 notti (1948), La donna che toccava le gambe (1953) e soprattutto Il signor Pu (1953) ottenne un notevole successo di pubblico. Fin dagli esordi dimostrò, comunque, la sua spiccata versalità, la facilità narrativa combinata a una ironica verve, il suo eclettismo nella scelta dei soggetti, la sua capacità di realizzarli mantenendo un linguaggio e uno stile originale e distintivo. In Occidente fu scoperto nella seconda metà degli anni cinquanta grazie ai suoi film antimilitaristi che ritraevano il dramma della guerra in affreschi carichi di tensione, cupi ed angosciosi come L’arpa birmana (1956) e Fuochi nella pianura (1959). L’arpa birmana è tratto da un romanzo di Michio Takeyama del 1950 che ricerca negli orrori della guerra il vero significato e la dignita’ della vita umana. Dopo un laborioso lavoro di sceneggiatura ad opera della moglie Natto Wada, Ichikawa realizzò con pochi mezzi il suo film-simbolo. Quando alla Mostra di Venezia venne proiettata L’arpa birmana, il pubblico che pensava di aver a che fare con l’opera di un “discreto mestierante”, come scrissero le cronache dell’epoca, si trovò invece di fronte a un capolavoro. La giuria, presieduta da Luchino Visconti, per contrasti tra i componenti quell’anno decide di non assegnare il Leone d’oro, ma il film di Ichikawa raccolse comunque la maggioranza dei consensi. Fuochi nella pianura riprese il tema della guerra gia’ descritto con L’arpa birmana, questa volta con immagini ancora piu’ crude e violente. Il film guadagno’ al Festival di Locarno il Pardo d’oro nel 1961. Passioni potenti e ossessive furono al centro della sua produzione degli anni cinquanta e sessanta: la sciagura della guerra e il cannibalismo; la rivolta violenta e distruttiva in Conflagrazione (1958), film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia; l’ossessione erotica in La chiave (1959), che fu la prima pellicola girata a colori da Ichikawa: la trama viene svolta in maniera molto sottile e raffinata, senza scadere nella pornografia malgrado le numerose scene scabrose; l’agonismo in Le Olimpiadi di Tokio (1965), un documentario considerato da molti critici una testimonianza altamente poetica dell’evento, pari a quella che rese famosa la regista tedesca Leni Riefenstahl in occasione dei giochi olimpici di Berlino del 1936. Tra le opere degli anni sessanta sono da ricordare Il fratello minore ovvero Tenera e folle adolescenza (1960), Ho due anni (1962), La vendetta di Yukinojo e Solo sull’Oceano Pacifico (1964). Numerosa e varia la sua produzione degli anni settanta con il western storico Gli errabondi, con Io sono un gatto (1975), Tra le mogli e le donne e La famiglia Inugami (1976), La canzone per giocare a palla del diavolo e L’isola degli orrori (1977), L’ape regina (1978), L’uccello di fuoco, La casa dell’impiccato di Byon zaka (1979) e Neve sottile (1983). Tra i tanti progetti di documentario ai quali lavorò dopo aver acquisito enorme fama per il film sulle Olimpiadi di Tokyo, Ichikawa ebbe occasione di guardare alla televisione giapponese un episodio di Topo Gigio e, ricordandosi delle sue origini di animatore, decise di rimettersi a lavorare a un film di pupazzi animati proprio con lui come protagonista. Si mise allora in contatto con Maria Perego, creatrice del pupazzo, ed elaborò un dramma morale con Topo Gigio che tra varie avventure deve sottrarre la bomba atomica a un gruppo di criminali che voleva farne uso, dal titolo ‘Topo Gigio e la guerra del missile’. Dopo un celebratissimo documentario sul Giappone proiettato a Osaka in occasione dell’Expo ’70, Ichikawa riprese a lavorare su storie a soggetto e la sua attivita’ copri’ sia il cinema che la televisione. Nel 1985 realizzò anche un remake a colori del suo capolavoro L’arpa birmana.

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