Dalla pioggia a Sunshine

"L'importante è non perdersi mai in prodotti prevedibili", dice Milcho Manchevski. Che dopo il convegno Film and Faith è pronto a raccontare, al cinema, la storia di una donna americana in Europa
5 Dicembre 2011
Dalla pioggia a Sunshine

Dal Leone d’Oro vinto nel 1994 con Prima della pioggia (ex aequo con Vive l’amour di Tsai Ming-liang) all’imminente, “ancora in fase embrionale”, Sunshine, nuovo progetto del regista macedone Milcho Manchevski. Che abbiamo incontrato a margine del Convegno Internazionale Film and Faith, organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo nell’ambito della XV edizione del Tertio Millennio Film Fest, al via da domani, 6 dicembre. Prima della pioggia si è rivelato un autentico turning point per la sua carriera. Dopo tutti questi anni cosa cambierebbe se dovesse rifarlo?Era senz’altro un film coraggioso, che in quel momento doveva essere fatto come, per esempio, Mothers o Dust. Di norma cerco di non interrogarmi mai sul come girerei oggi le mie opere passate; è una tentazione pericolosa senza via di uscita, e la vita è troppo breve.Eppure forse lo renderei meno cupo, con più elementi di dolcezza e tenerezza. Inoltre toglierei alcune soluzioni che a osservarle ora giudico esagerate, fuori luogo. Ma senz’altro tutto ciò ha inciso sul suo successo. E ripeto, la vita è un istante, bisogna guardare avanti. L’importante è non perdersi mai in prodotti prevedibili. Seguendo le mode e gli altri, gli anni passano e l’espressione si deteriora.Può parlarci del suo prossimo progetto?Si chiama Sunshine ed è ancora in fase embrionale. Parla di una donna, un’americana, che vive in Europa. Una figura forte, carismatica, ma allo stesso tempo instabile, piena di insicurezze. Voglio parlare di questa ambivalenza, il chiaro-scuro che anche persone all’apparenza solide e di successo nascondono. La forma è quella del documentario, ma sul finire le fantasie della protagonista irromperanno cambiando totalmente il registro del film.Quale significato ha per lei il cinema italiano? Devo ammettere che io non guardo tantissimi film, in generale. Spesso preferisco leggere, o viaggiare. Indubbiamente conosco i vostri classici, ma ciò che amo dell’Italia è la vostra propensione al bello, sia nell’arte che in ogni singolo dettaglio della vostra esistenza. E’ una sorta di ricerca costante che vi caratterizza, quotidiana. Inoltre ammiro come riusciate a essere efficienti e contemporaneamente abbiate il valore della felicità. Questo convegno e l’intero festival ne sono una dimostrazione concreta. Per questo appena posso vengo nel vostro paese. E’ una continua ispirazione. 

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