Come Sindona

"Si ispira alla cronaca il protagonista di Le conseguenze dell'amore" dice Paolo Sorrentino
20 Settembre 2004
Come Sindona

Amore, amicizia, solitudine, morte, illusione, mistero. Sono solo alcuni dei temi affrontati da Paolo Sorrentino nella sua opera seconda, Le conseguenze dell’amore, unico film italiano in concorso allo scorso festival di Cannes, presentato questa mattina a Roma dal regista e dagli interpreti, i due protagonisti Toni Servillo e Olivia Magnani (nipote della celebre Anna) e Adriano Giannini e Angela Goodwin. Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci e dalla Indigo, il film esce nelle sale italiane il 24 settembre con circa 80 copie. Protagonista è Titta Di Girolamo (Servillo), distinto ed elegante cinquantenne che, da otto anni, vive in un’anonima camera d’albergo di un’anonima cittadina della Svizzera italiana. La sua esistenza trascorre nella routine più assoluta, a scandire il tempo lunghi e interminabili silenzi e il fumo delle sigarette che consuma in quantità impressionante. In realtà dietro la facciata dell’uomo d’affari si cela un intermediario della mafia e dietro l’apparente indifferenza per ciò che lo circonda si nasconde l’amore per Sofia (Magnani) cameriera del bar dell’hotel. “Ho rubato molto dalla realtà e alla cronaca – dice Sorrentino – il personaggio di Titta ricorda Raffaele Sindona e l’episodio che egli riferisce sulla trattativa di acquisto di una petroliera era stato raccontato da Andrea Pazienza”. L’idea di fare questo film è frutto di una suggestione. “Ho immaginato un personaggio con una vita rubata da qualcun altro” spiega Sorrentino, che definisce Le conseguenze dell’amore un “noir per caso”. La lettura di numerosi testi su Cosa Nostra ha fatto il resto. Titta Di Girolamo non è un mafioso, ma un uomo costretto dalle circostanze della vita a fiancheggiare la criminalità organizzata e che alla fine compirà anche l’estremo sacrificio per tornare ad essere egli stesso padrone del proprio destino. “La cosa più bella del mio personaggio – dice Servillo, la cui interpretazione è stata molto apprezzata sulla Croisette – è la sua capacità di mantenere vivo per tutto il film quel particolare rapporto di seduzione che instaura con lo spettatore. Titta gioca con il pubblico, lo depista, gli strizza l’occhio e poi si allontana, mentre in chi lo guarda cresce la curiosità: chi è realmente? Cosa fa?”. Quanto alla difficoltà di recitare in un’opera fatta  prevalentemente di silenzi, l’attore dice: “Non esistono formule per affrontare un ruolo come questo. E’ un film che parla di solitudine e, vista la laconicità dei dialoghi, era necessario affidarsi all’eloquenza dello sguardo e delle espressioni del volto”. Ma Le conseguenze dell’amore è soprattutto un film sull’amicizia, rivela il regista. “E’ quello che realmente m’interessa raccontare, è un sentimento più duraturo dell’amore, ma provo sempre un certo pudore ad affrontare questo argomento. Per questo nel film affiora soltanto nell’ultima scena (il protagonista ricorda il legame con un vecchio amico d’infanzia, n.d.r.)”. Una curiosità: ad assistere alla proiezione riservata alla stampa questa mattina c’era anche uno spettatore d’eccezione, l’attore Willem Dafoe, accompagnato dalla sua attuale compagna, la regista Giada Colagrande.

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