Che Vittoria per i più giovani

Il futuro prossimo della Puccini al Giffoni, tra tv, cinema e...teatro? Celestini intanto pensa a un film sui Call Center, che "non sono diversi dai manicomi"
19 Luglio 2011
Che Vittoria per i più giovani

“Quello di Violetta e’ un ruolo di cui mi sono innamorata subito, ho pianto solo leggendo la sceneggiatura”. Così Vittoria Puccini sul ruolo di Violetta, personaggio tratto dalla Traviata di Verdi di cui vestirà i panni nella fiction Rai in onda sul piccolo schermo il prossimo autunno. “L’ho amato – continua l’attrice – perché è una donna piena di sfumature, un personaggio complesso e una vera e propria sfida interpretarlo. Sfida che non avrei mai potuto vincere senza il sostegno di Antonio Frazzi, il regista”. La Puccini, intervenuta oggi al Giffoni Film Festival, aggiunge: “Credo sia necessario coltivare una realtà come questa ed è emozionante vedere l’entusiasmo di questi giovani italiani che si avvicinano al mondo del cinema. Penso proprio sia un buon antidoto per arginare i continui tagli che il governo sta facendo sulla cultura sia puntare sui giovani, è da lì che si riparte. Nel nostro paese non c’è reale interresse verso la cultura vista come fonte di guadagno, e purtroppo ci siamo adagiati sul passato, sull’idea che l’Italia sia il paese della cultura per eccellenza”. In futuro ancora tanto cinema e tv: “Ci sono nuovi progetti in cantiere per l’autunno, tra questi una miniserie Rai diretta dal regista Marco Turco sulle case chiuse relativo alla legge Merlin e non nascondo che mi piacerebbe fare anche teatro, anche se l’idea di confrontarmi con qualcosa che non ho mai fatto mi affascina e mi spaventa al tempo stesso”. Tra gli altri protagonisti della giornata anche l’attore Ascanio Celestini che ha parlato di Tv, politica ed ovviamente cinema. Dopo il successo della Pecora Nera, ha detto Celestini, “potrei fare un secondo film, ma ci sto pensando. Tra le tante idee c’e’ quello di raccontare le realtà dei call-center partendo dal mio romanzo Lotta di classe. In fondo c’è continuità nel mio lavoro, i call-center sono un universo non troppo dissimile dai manicomi”.

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