Cent’anni di Alberto Sordi

Dai nostri archivi, un'intervista del 1972 al grande attore. "Ho sempre cercato di fare film che potessero in qualche modo servire agli altri per comprendere meglio se stessi. Al cinema ho dato tutto quello che avevo: anche la mia vita privata"
15 Giugno 2020
Personaggi
Cent’anni di Alberto Sordi
Alberto Sordi posato sul terrazzo della sua villa romana durante una intervista. 1974 (Reporters Associati & Archivi Srl)

Nel giorno in cui Alberto Sordi avrebbe compiuto cento anni, riproponiamo un’intervista pubblicata sulla Rivista del Cinematografo nel 1972, in cui l’attore ricostruisce la sua carriera, dalle fatiche dei primi anni al passaggio dietro la macchina da presa.

 

La verità con lo sberleffo di Mario Foglietti

Il comico è un uomo che intuisce la verità e ce la ripropone dietro uno sberleffo. una mossa, un tic. Ci sono comici (molti) che sono passati come meteore nella storia del cinema: ci sono comici (pochi. da contarsi sulle dita di una so la mano) che resistono alle mode, agli umori, alle stagioni. Sordi
è uno di questi. Da venti anni il “personaggio” Sordi rappresenta lo specchio dell’italiano della classe media. Da venti anni ci fa ridere e anche vergognare di noi stessi e forse ha fatto quello che non ha saputo fare nessun altro comico: ci ha accompagnato per mano e ci ha aiutati ad uscire dal nostro provincialismo.

Un incontro con Alberto Sordi – a Roma un pomeriggio d’inverno in una modesta trattoria dietro piazza Indipendenza – diventa quindi l’occasione per
ripercorrere l’itinerario dell’italiano medio: dal dopoguerra agli anni ’70. Venti e più anni di storia patria vista attraverso le immagini dei suoi personaggi. Sarò eccentrico ma molti film di Sordi potrebbero benissimo sostituire nelle scuole (il giorno che si deciderà di portare il cinema tra i banchi) tanti libri di costume.

1936. Milano, cinema “Pace”. E’ qui che è iniziato il lungo viaggio di Sordi nel mondo dello spettacolo…
Era un pomeriggio di primavera – ricorda Sordi – l’aria fredda di Milano e io che continuavo a sudare. E mi dicevo, mannaggia, starsene a Roma al sole, con gli amici. Poi quel debutto disastroso (tutti i miei debutti sono stati disastrosi) e la gente che continuava a sghignazzare. Certe cose non si possono dimenticare. Mai.

E il cinema?
Il cinema ce l’avevo nel sangue. I pomeriggi liberi a Roma me ne andavo a Cinecittà e riuscivo a rosicchiare qualche particina in film come La principessa Tarakanova, l tre aquilotti, Signorine e Giarabub. Ma era un inferno e mi sembrava di non poterne uscire. Cambiai rotta e mi diressi verso il doppiaggio. Ma anche questo era un modo sbagliato per arrivare al cinema. Poi un giorno Palmieri mi convinse e accetta i di partecipare
ad alcune trasmissioni radiofoniche. Così nacquero Il buco nel guanto, Vi parla Alberto Sordi e Il compagnuccio della parrocchietta.

E proprio dal Compagnuccio della parrocchietta, che nasce Sordi-personaggio…
Il film si chiamava Mamma mia, che impressione e voleva essere il ritratto di un italiano di là da venire. Uno di quei giovanottelli tutto chiesa e casa,
ordine e disciplina. ma anche con una gran voglia di arrivare. Fu una vera e propria catastrofe dalla quale mi salvò, definitivamente tre anni dopo, Federico Fellini affidandomi, tra la generale diffidenza, il ruolo di Alberto nei suoi Vitelloni.

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Alberto Sordi posato in casa con i suoi cani. 26.11.1955 (credits: Reporters Associati & Archivi Srl)

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