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L'immenso patrimonio d'immagini del Luce finisce a Cinecittà. Sovena: "Un bacino d'informazione visiva senza eguali"
3 Giugno 2009
Archivio Italia
Un'immagine di archivio del Luce

C’era una volta il Luce e il suo archivio. Oggi c’è un nuovo soggetto che incorpora le funzioni del primo e il patrimonio del secondo, Cinecittà-Luce. La memoria visiva del Paese, “seimila cinegiornali, ognuno dai sette ai dieci servizi, per una storia dettagliata d’Italia dal 1924 al 1948”, come rivendica orgogliosamente Luciano Sovena, l’amministratore delegato della Holding, finisce nelle teche già ricche di Cinecittà per il più vasto bacino d’informazione visiva europeo. “Telecamere mobili e i più grandi operatori hanno registrato la vita di tutti i giorni nelle città italiane e nelle colonie, lasciandoci in eredità una testimonianza impressionante della realtà di quegli anni”, dichiara Sovena a Repubblica. Fascismo e dintorni soprattutto, dalla storica visita di Hitler a Roma alla bonifica dell’Agro Pontino, dall’orticello di Donna Rachele alle gesta sportive del Duce. D’altra parte il Luce era stata un’intuizione mussoliniana, che aveva affidato alla cinematografia, l’unica capace di parlare a un popolo di semi-analfabeti, il compito di propagandare il regime. L’Archivio tuttavia non è costituito solo dai cinegiornali. Rilevanti da un punto di vista storico anche i film “fascistissimi”, come Camicia nera, Un pilota ritorna e Sentinelle di bronzo, o l’immenso catalogo del cinema dei Telefoni bianchi, e ancora le opere d’autore del dopoguerra, dai film di Antonioni a quelli di Visconti. Con la “trasmigrazione” di competenze e risorse dal Luce a Cinecittà è partita la strategia di rilancio dell’ente pubblico che dopo una lunga fase di commisariamento affidata a Gaetano Blandini e la nomina dei nuovi Presidente (Roverto Cicutto), Amministratore Delegato (Luciano Sovena) e consiglio d’amministrazione, si avvia a una generale ridefinizione di funzioni e ambizioni. L’accorpamento di Filmitalia e Luce è solo un primo passo verso la creazione di quell’Agenzia Nazionale per il cinema (sul modello del francese CNC), che dovrebbe diventare in futuro la casa comune della Direzione Cinema e del Centro Sperimentale di Cinematografia.

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