Africa da bere

A Milano si festeggia il ventennale del festival dedicato al continente nero. Tra Cinema, calcio e razzismo
18 Marzo 2010
Africa da bere

A Milano il Festival Africano festeggia il suo ventennale, aprendo con Precious del regista afroamericano Lee Daniels. Il film – fresco vincitore di 2 premi Oscar (per la migliore sceneggiatura non originale e migliore attrice non protagonista a Mo’Nique, già vincitrice del Golden Globe), tratto dal romanzo di Sapphire (dal 22 aprile sarà pubblicato per Fandango libri) dal titolo Push – racconta una storia durissima, quella di Claireecè Precious Jones e del suo inferno di ragazza negra nel ghetto di Harlem. Ha 16 anni e ne dimostra almeno 30, è povera e grassa e a scuola è bersaglio degli scherzi crudeli dei compagni, mentre in famiglia è vittima degli abusi sessuali del padre e della violenza della madre (appunto l’attrice Mo’nique). In cartellone una cinquantina tra film e documentari, oltre una ventina di cortometraggi, per conoscere “l’altro”, valutati da una giuria composta dall’attrice Isabella Ferrari, dall’editore Inge Feltrinelli e dal regista egiziano Ahmed Maher.
Fra gli eventi a margine del festival spiccano il seminario della Feltrinelli “Il razzismo è una brutta storia” con l’ex detenuto di Robben Island Anthony Suze, protagonista di More than just a game e I Racconti di Calcio in vista del Primo Mondiale in Africa, cui interverrà il calciatore camerunense dell’Inter Eto’o, neo pallone d’oro del calcio africano.
Una storia forse meno globale ma esemplare è quella raccontata da Marco Simon Puccioni ne Il colore delle parole, documentario che riassume lo spirito del festival. I protagonisti sono 4 africani che vivono a Roma da trent’anni. Uno di loro nel villaggio natale è uno stregone. Qui però hanno sposato italiane, lavorano, scrivono libri, pagano le tasse ma non hanno diritto alla cittadinanza. “Finestre sul mondo” è invece la sezione competitiva del festival, nella quale si segnala Moloch Tropical dell’haitiano Raoul Peck che racconta di un leader politico a metà strada tra Hitler e Ubu re. Il film, girato in una fortezza sulle colline di Port Au Prince e già applaudito a Berlino, è una satira sulla follia del potere e sulla corruzione di cui è vittima il popolo di Haiti. Da Cannes invece arriva Adieu Gary di Nassim Amaouche, spaccato di una Francia di provincia, operaia e multietnica.
Altra sezione importante è quella di “Forget Africa”, nata in collaborazione col Festival di Rotterdam, che ha permesso la realizzazione di film girati nel continente da registi stranieri insieme a filmaker locali. Ne è emersa un’immagine dell’Africa originale, colta nella sua quotidianità, per le strade, in tutte le sue espressione artistiche e vitali, finalmente libera da fame e da guerre. Risultato sorprendente.
In occasione dei Mondiali di Calcio, ospitati per la prima volta da un paese africano (Sudafrica) il festival apre una finestra dedicata, “Africa nel pallone”, ovvero cinema e calcio nel continente nero in attesa dei mondiali. Si tratta di film e video che negli ultmi anni hanno trattato gli aspetti più contradditori del fenomeno calcistico in Africa. Si va dal reportage, come quello del giornalista Corrado Zunino Il mercato della coppa d’Africa a un classico della cinematografia africana come Le ballon d’or del guineano Cheik Doukourè. Sabato sera all’auditorium San Fedele si terrà la cerimonia di premiazione, con proiezione del cortometraggio e del lungometraggio vincitori del 1° premio della Giuria Ufficiale di 15.000 euro, cui seguono i premi speciali, quello della Città di Milano, premio CEM mondialità al miglior cortometraggio, premio Signis.

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