Addio a Michel Piccoli

Scompare a 94 anni il grande attore francese. Ha lavorato con tutti: Buñuel, Ferreri, Sautet, Godard, Hitchcock, Demy, Chabrol, de Oliveira, Malle, Carax, Costa-Gavras. Palma d'oro a Cannes per Salto nel vuoto di Bellocchio e David per Habemus Papam di Moretti
Addio a Michel Piccoli
Habemus Papam

Michel Piccoli è morto. Il grandissimo attore francese aveva 94 anni.

Lo comunica la famiglia attraverso l’agenzia AFP. Il decesso è avvenuto il 12 maggio.

 

In più di settant’anni di carriera ha partecipato a oltre duecento produzioni, tra grande e piccolo schermo. Più che un attore, Michel Piccoli è stato un monumento del cinema europeo.

Nato a Parigi il 27 dicembre 1925 da una famiglia di musicisti, Michel Piccoli – che aveva origini ticinesi – esordì al cinema alla fine degli anni Quaranta. Si fa le ossa negli anni Cinquanta, prendendo parte a una grande produzione come French Cancan di Jean Renoir (1955).

Nel 1956, La selva dei dannati, il primo film che interpreta per la regia di Luis Buñuel. Recita in altri cinque film del maestro: Il diario di una cameriera (1964), Bella di giorno (1967), La via lattea (1968), Il fascino discreto della borghesia (1972) e Il fantasma della libertà (1974).

 

Nel 1963, la consacrazione internazionale con Il disprezzo di Jean-Luc Godard (1963), tormentato adattamento del romanzo di Alberto Moravia, in cui Piccoli è lo scrittore, sposato con Brigitte Bardot, incaricato di realizzare la trasposizione cinematografica dell’Odissea.

Affianca Anna Karina ne La calda pelle di Jean Aurel (1964) e Jane Fonda in La calda preda di Roger Vadim (1966). Battezza l’esordiente Costa-Gavras in Vagone letto per assassini (1965), con cui lavora anche ne Il 13° uomo (1967). Si accorge di lui anche Alfred Hitchcock, che lo dirige nel thriller Topaz (1969).

Elegante e sornione, malinconico e versatile, è conteso dai più grandi autori francesi: Jacques Demy lo vuole nel musical Josephine (1967), Alain Cavalier nel romantico La Chamade (1968), Bertrand Tavernier in I miei vicini sono simpatici (1977) in cui interpreta un regista.

Fondamentale l’incontro con Claude Sautet, con cui Piccoli lavora in quattro film magnifici. Per tre volte è insieme a Romy Schneider: da L’amante (1970), Il commissario Pelissier (1971), Mado (1976). In Tre amici, le moglie e (affettuosamente) le altre (1974) condivide la scena con Yves Montand, Serge Reggiani e Stéphane Audran, già sua partner nello struggente L’amico di famiglia (1973) di Claude Chabrol, suo regista già in Dieci incredibili giorni (1971).

Attivissimo in Italia, dopo essere stato l’ispettore Ginko di Diabolik di Mario Bava (1968), diventa interprete feticcio dell’universo grottesco di Marco Ferreri. Dai capolavori Dillinger è morto (1969) e La grande abbuffata (1973) passando L’udienza (1971), La cagna (1972), Non toccare la donna bianca (1974), L’ultima donna (1976) e Come sono buoni i bianchi (1988).

Dillinger è morto

Prolifica l’attività nel cinema italiano, è nei cast di Todo modo di Elio Petri (1976), Giallo napoletano di Sergio Corbucci (1978), Il mondo nuovo di Ettore Scola (1982), Oltre la porta di Liliana Cavani (1982), Il generale dell’armata morta di Luciano Tovoli (1983) di cui è anche co-sceneggiatore. Straordinario protagonista di Compagna di viaggio di Peter Del Monte (1996), vince la Palma d’Oro come miglior attore al Festival di Cannes per Salto nel vuoto di Marco Bellocchio (1980), con cui rinnova il sodalizio con Gli occhi, la bocca (1982).

Sterminato il parterre di autori che si è servito della maestria di Michel Piccoli. Louis Malle lo chiama per Atlantic City U.S.A (1980) e Milou a maggio (1990), Claude Lelouche per Viva la vita (1984) e Tornare per rivivere (1985), Leos Carax per Rosso sangue (1986) e Holy Motors (2o12), Jacques Rivette per La bella scontrosa (1991) e La duchessa di Langeais (2007), Raul Ruiz in Genealogia di un crimine (1996) e Quel giorno (2003).

Antidivo disponibile a misurarsi con i generi più disparati, lo troviamo ovunque: campione di scacchi nel vincitore dell’Oscar per il film straniero Mosse pericolose di Richard Dembo (1984), Il successo è la miglior vendetta di Jerzy Skolimowski (1984), Caffarelli in Addio Bonaparte di Youssef Chahine (1985), en travesti in Giardini in autunno di Otar Iosseliani (2006), Boxes di Jane Birkin (2007).

Nel 1996, il primo dei cinque film con Manoel de Oliveira, Party (1996). Seguono Ritorno a casa (2001), Specchio magico (2005), il sequel di Bella di giorno ovvero Bella sempre (2007), Rencontre unique (2007).

 

Tra le ultime partecipazioni di Michel Piccoli, resta memorabile il neo-pontefice in crisi di Habemus Papam di Nanni Moretti (2010), che gli vale il David di Donatello come miglior attore.

Cinque i crediti come regista e pochissimi i premi: solo quattro nomination ai César, tre candidature agli EFA e un premio alla carriera nel 2011, Orso d’Argento a Berlino per Gioco in villa (1982). Al Festival di Locarno del 2007, il Pardo d’Argento come miglior attore per Sous les toits de Paris, anno in cui riceve anche l’Excellence Award.

 

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