2012: che la fine abbia inizio

Mentre il premier italiano prega a San Pietro, il mondo va a rotoli: il nuovo disaster-movie di Roland Emmerich, da venerdì in sala
11 Novembre 2009
2012: che la fine abbia inizio
2012 di Roland Emmerich

Casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra! Probabilmente, era questa la filastrocca preferita dal bambino Roland Emmerich: non esiste oggi nel panorama cinematografico internazionale un regista più indissolubilmente votato alla fine. Perché per lui la fine è l’inizio: tedesco felicemente trapiantato ad Hollywood, Emmerich di tragedie su scala kolossal, cataclismi FX e apocalissi laiche ne sa, da Independence Day a The Day After Tomorrow, come nessun altro, e qui torna a fare il filmaker del malaugurio. Non solo sulla scorta di demoni – e, ovvio, dollari – personali, ma calendario alla mano, quello maya, che ha una chiara data di conclusione, 20-12-2012. La fine è dunque vicina, anzi vicinissima: il 13 novembre è la data d’uscita globale di 2012, il suo nuovo, attesissimo disaster movie, che arriva su 600 schermi con Sony.
Prodotto dallo stesso Emmerich, 2012 ha un budget di oltre 200 milioni di dollari – “ma se andrà male – ironizza il regista – sarà come se fosse costato il doppio” – e un cast di qualità superlativa, se non altro per l’abituale indifferenza attoriale del genere: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Danny Glover e Woody Harrelson.
Ma quella che inquadra è una fine ad effetto o c’è da temere? Sicuramente no: “Solo con The Day After Tomorrow avevo la sensazione di girare un documentario sul nostro futuro prossimo”, confessa Emmerich, che pure l’occhio lungo continua ad averlo, tra ecologia, politica e un umanesimo sicuramente ridotto nei parametri del consumo audiovisivo globale, ma non vizzo.
Sullo schermo, lo scrittore di fantascienza Cusack è deciso a far sopravvivere ex moglie (Peet) e pargoli costi quel che costi, mentre il consigliere scientifico Ejiofor nutre crescenti dubbi sul mutismo del presidente Usa (Glover, nero come Obama: script preveggente…) a beneficio degli happy few, i ricchi e potenti che si salveranno su futuristiche arche di Noè. Tra questi, tutti i capi di Stato del G8, tranne il premier Usa e quello italiano, che preferisce attendere la fine pregando in Piazza San Pietro. Nel frattempo, il profeta neo-hippie Harrelson grida nel deserto mediatico, mentre, complici green/blue screen e marchingegni meccanici, il mondo come lo conosciamo va a rotoli: la California sprofonda nell’oceano, l’Himalaya sta per essere sommerso (la prima immagine visualizzata da Emmerich), e…
“Tutti i film sono politici, e già decidere che questo 2012 sia puro intrattenimento è un fatto ideologico”, dice Emmerich, che a differenza di tanti colleghi non ha “ceduto” alle lusinghe del 3D: “All’inizio ne avevamo parlato, ma non sono un grande fan. Mi spiego, come professionista mi piacerebbe molto girare in 3D, ma da spettatore credo provochi troppe distrazioni. Sarà la nuova generazione, i bambini allenati dai cartoon tridimensionali, a poterlo fruire appieno”. Ma questa, appunto, è un’altra storia. Per ora, che la fine abbia inizio…

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