Abbiamo ancora bisogno di Tom Cruise?

La risposta è sì: alla soglia dei 60 anni è l’ultimo baluardo a frapporsi tra la nostra consapevolezza della caducità del tempo e l’agognato, irrealizzabile desiderio di fermarne l’incedere. E Top Gun: Maverick lo dimostra una volta di più
12 Maggio 2022
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Abbiamo ancora bisogno di Tom Cruise?
Tom Cruise plays Capt. Pete "Maverick" Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films.

ATTENZIONE: IL SEGUENTE ARTICOLO POTREBBE AVERE QUALCHE TRACCIA DI SPOILER IN RIFERIMENTO A TOP GUN: MAVERICK (IN SALA DAL 25 MAGGIO, PER SICUREZZA TORNATE DOPO AVER VISTO IL FILM)


“Non mi piace quello sguardo…” – “È l’unico che ho”.

Qualche giorno fa in redazione ci si chiedeva quale altro sequel nella storia del cinema fosse arrivato ben 36 anni dopo il film originale.

Escludendo l’animazione Cenerentola II – Quando i sogni diventano realtà (direct to video nel 2002, ben 52 anni dopo il classico Disney), i casi più recenti potrebbero considerarsi Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve (uscito nel 2016, 34 anni dopo l’originale di Ridley Scott liberamente ispirato al Cacciatore di androidi di Philip K. Dick ), con il protagonista di allora – Harrison Ford – nuovamente chiamato a interpretare l’iconico Rick Deckard, seppur in un ruolo secondario) e Doctor Sleep, adattamento del 2019 dall’omonimo romanzo di Stephen King diretto da Mike Flanagan, film che riporta sullo schermo – 39 anni dopo Shining di Stanley Kubrick – l’ormai adulto Danny Torrance, bambino all’epoca dei tragici fatti dell’Overlook Hotel, qui interpretato da Ewan McGregor.

È sempre l’universo Disney però – togliendo dal novero tutta la questione Star Wars perché in quel caso siamo di fronte a un franchise che si rinnova di volta in volta – a stabilire il primato sulla distanza con Il ritorno di Mary Poppins, film del 2018 che rispolvera il mito della bambinaia magica ben 54 anni dopo l’apparizione dell’originale (1964). Allora era Julie Andrews, stavolta Emily Blunt. E, anche in questo caso, il punto di partenza del primo film era un romanzo.

Ebbene, tornando al dubbio iniziale, ci sembra di poter dire con ragionevole certezza che Top Gun: Maverick sia il primo sequel della storia del cinema ad arrivare con 36 anni di distanza, partendo da un titolo basato su un soggetto originale e a riproporre lo stesso protagonista (Tom Cruise), di fatto “invitandolo” a fare le stesse cose che faceva nel film diretto da Tony Scott: pilotare a velocità supersonica dei potentissimi F-18 Super Hornet.

TOM CRUISE PLAYS CAPT. PETE “MAVERICK” MITCHELL, MILES TELLER PLAYS LT. BRADLEY “ROOSTER” BRADSHAW, MONICA BARBARO PLAYS “PHOENIX” AND GLEN POWELL PLAYS “HANGMAN” IN TOP GUN: MAVERICK FROM PARAMOUNT PICTURES, SKYDANCE AND JERRY BRUCKHEIMER FILMS.

Ora, lo sappiamo, il cinema può molte cose (e nell’epoca digitale il discorso si amplifica). Può ad esempio far ringiovanire di un trentennio i De Niro, Pacino e Joe Pesci per The Irishman di Martin Scorsese, può “riportare in vita” attrici e attori deceduti prima delle riprese (vedi la Principessa Leia, Carrie Fisher, nell’Episodio IX di Star Wars), può insomma piegare a suo piacimento le leggi della natura e della fisica per restituire la magia di un’immagine che, a seconda del contesto, possa dialogare con la mutabilità dei tempi o con l’immutabilità dell’infinito.

Quello che accade con Tom Cruise, però, travalica qualsiasi artificio, qualsiasi innovazione tecnologica. Top Gun: Maverick certifica in modo definitivo quello che i vari Mission: Impossible (saga nata nel ’96, col settimo capitolo Dead Reckoning – Part 1 previsto nell’estate del 2023) ci ricordano da quasi tre decenni: alla soglia dei 60 anni, l’attore di Syracuse – che ancora può permettersi di girare scene a torso nudo con una percentuale di grasso corporeo prossima allo 0% – è l’ultimo baluardo a frapporsi tra la nostra consapevolezza della caducità del tempo e l’agognato, irrealizzabile desiderio di fermarne l’incedere.

Pronti, via, Pete “Maverick” Mitchell deve subito dare nuovamente sfoggio delle sue incredibili abilità e della sua indomabile sfacciataggine, non solo toccando ma addirittura superando i MACH 10 (l’equivalente di 12.348 km/h) richiesti per validare il test di un programma condotto dall’aviazione nel bel mezzo del deserto: è solamente l’assaggio di un film che riesce ad appiattire la distanza tra il cult primigenio (costato all’epoca 15 milioni di dollari, stavolta 152, e che allora incassò 357 milioni di dollari in tutto il mondo, poco meno di un miliardo in rapporto ai giorni nostri) con la stessa velocità del suono toccata dagli aerei coprotagonisti.

Si salva per un pelo, e si ritrova nel nulla di un’America dove pare esista solamente un diner popolato da gente di mezzo secolo fa.

“Dove siamo qui?” – “Sulla Terra”.

Un botta e risposta fulminante, a suo modo profetico, siamo al cospetto – appunto – di un alieno. Di Tom Cruise.

Malvisto dai superiori (non a caso, dopo più di 30 anni, è ancora capitano, ma qualsiasi promozione lo costringerebbe a smettere i panni del pilota…) seppur protetto da un’entità che lo costringe a trasformarsi da collaudatore in istruttore, Maverick dovrà imparare a “lasciar andare via il passato”.

È una delle sequenze più toccanti dell’intero film, non a caso, quella dell’incontro tra Pete e Iceman – un tempo compagni di volo, ora ammiraglio – in uno dei rari momenti in cui il cinema riesce a farsi specchio della realtà senza scadere nel patetico.

Il Val Kilmer di allora non esiste più, la malattia e il bellissimo documentario Val ce lo ricordano, rimane un legame che è la chiave del Top Gun di allora come del Maverick di oggi.

Val

“Chi è stato il pilota più bravo tra noi due?” – “Perché dobbiamo rovinare questo bel momento?”.

Da una parte lo scorrere maligno e inesorabile del tempo, dall’altra l’elisir dell’immutabilità.

Tom Cruise plays Capt. Pete “Maverick” Mitchell in Top Gun: Maverick from Paramount Pictures, Skydance and Jerry Bruckheimer Films

In mezzo i jet supersonici (con tanto di riesumazione di un F-14 anni ’80…), una missione apparentemente impossibile da portare a casa, legami da recuperare (quello con la Penny di Jennifer Connelly, personaggio che non c’era ma che ci illudiamo ci sia sempre stato) e sensi di colpa da redimere, vedi il difficile rapporto con l’allievo Bradley Bradshaw (Miles Teller), figlio di quel Goose tragicamente deceduto anni prima mentre volava da gregario con Pete.

Nell’86 Berlin cantava Take My Breath Away di Giorgio Moroder. Oggi Lady Gaga canta Hold My Hand: Tom Cruise è ancora qui, certezza imprendibile capace di volare a velocità irraggiungibili.

“Non mi piace quella faccia…” – “È l’unica che ho”.

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