Amleto

Hamlet

USA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA 1990
Il principe di Danimarca, Amleto, torna al castello di Elsinore per la morte improvvisa del re suo padre. Impietrito dal dolore, mentre assiste al funerale del re, Amleto non può far a meno di notare che sua madre Gertrude ostenta un dolore fittizio, visibilmente consolata dal fratello del defunto, il nuovo re Claudio. Sopraffatto dall'angoscia e dal dubbio, il principe dapprima si isola in un cupo silenzio, pur osservando, non visto, fra stupito e incredulo, le cene e le feste che si svolgono a corte nonostante il lutto, e in particolare le effusioni sentimentali della madre col nuovo re. A colmare le sue angosce è l'amico Orazio, che insieme a due scudieri, asserisce d'aver visto e sentito parlare lo spettro del defunto re. Frattanto, ad appena due mesi dalla morte del marito, la regina Gertrude convola a nozze col re Claudio, fra musiche, danze e festeggiamenti che esasperano l'angoscia del principe Amleto, fin quasi a indurlo al suicidio. A fermarlo è proprio lo spettro del padre, che gli narra la propria fine ad opera del perfido fratello, il quale gli ha versato in un orecchio nel sonno un veleno mortale, al fine di aver via libera alla propria passione per la regina, e di impadronirsi del trono. Si fa tuttavia promettere dal figlio di non macchiarsi con la vendetta, ma di lasciarla al cielo. Amleto cerca conforto nell'amore della giovane Ofelia, figlia di Polonio, consigliere del re e sorella dell'animoso Laerte. Ma la fanciulla innamorata è stata duramente dissuasa dal padre dal corrispondere alle attenzioni del principe, al punto di vedersi costretta a promettergli di rinunciare a lui. Ritenendola d'accordo con gli altri cortigiani, non resta ad Amleto che fingersi pazzo, per meglio smascherare i delitti e il marciume della corte. Dopo un incontro-trappola con lei, organizzato dal re Claudio e da Polonio, per verificare se causa della pazzia di Amleto sia l'amore apparentemente non corrisposto per Ofelia, il principe la umilia e l'insulta. Anche due ex-compagni di studi, Rosencrantz e Guilderstern, vengono inviati dal re a indagare sulla presunta pazzia di Amleto, al fine di indurlo a seguirli in Inghilterra. L'arrivo di una compagnia di attori offre frattanto al principe l'occasione di smascherare il re: li farà recitare la scena dell'avvelenamento. Lo spettacolo dà modo ad Amleto d'insultare nuovamente la pur amata Ofelia, ma anche di aver conferma che il re è colpevole della morte di suo padre, essendosi eccessivamente emozionato durante la rappresentazione dell'avvelenamento. Nel corso di un duro confronto con la madre - alla quale confida la finta pazzia mentre le rinfaccia la passione per l'ignobile Claudio, Amleto avverte un movimento sospetto dietro un arazzo, dove Polonio si è celato a spiare. Si scaglia a spada sguainata in quella direzione, trafiggendolo attraverso l'arazzo e trascinandone poi via il cadavere. Il fatto induce il re ad accelerare la partenza con la nave di Amleto per l'Inghilterra, dove ha già predisposto la sua uccisione. La partenza dell'amato getta nella disperazione Ofelia, che, sconvolta per la morte del padre si suicida gettandosi in un fiume. Ma durante un arrembaggio di pirati, Amleto, che ha sostituito la lettera al re d'Inghilterra contenente il decreto della propria morte con un'altra, che decreta invece la morte dei latori, Rosencrantz e Guilderstern, riesce a saltare a bordo dell'altra nave e a riapprodare in Danimarca mentre si sta svolgendo il funerale di Ofelia. Presso la tomba di costei il principe Amleto proclama il suo amore per la sventurata giovane e ha un alterco con Laerte. Questi dapprima crede che Polonio sia stato assassinato da Claudio, il quale invece indica in Amleto il colpevole e concorda con lo stesso Laerte la maniera di attuare una duplice vendetta: viene deciso un duello-trappola, una sfida Laerte-Amleto, durante la quale Claudio offrirà al principe una coppa di vino avvelenato; per conto suo il figlio di Polonio intingerà nel veleno la sua spada. Nelle fasi del duello, tuttavia, la regina Gertrude beve improvvisamente alla coppa approntata e muore fra orribili convulsioni, avendo però compreso che Claudio mirava ad uccidere il figlio. Muore anche Laerte (dopo aver svelato il piano delittuoso) e cade infine l'usurpatore per mano del principe, che ha impugnato la spada avvelenata. Ma anche Amleto ne è stato ferito e la sua vita si spegne fra le braccia del fedele amico Orazio.
SCHEDA FILM

Regia: Franco Zeffirelli

Attori: Mel Gibson - Amleto, Ian Holm - Polonio, Glenn Close - Gertrude, Helena Bonham Carter - Ofelia, Sean Murray - Guilderstern, Michael Maloney - Rosencrantz, Nathaniel Parker - Laerte, Stephen Dillane - Orazio, Alan Bates - Claudio, Paul Scofield - Il Fantasma, John McEnery - Osric, Richard Warwick - Bernardo, Dave Duffy - Francesco, Vernon Dobtcheff - Rinaldo, Trevor Peacock - Becchino, Christien Anholt - Marcello

Soggetto: William Shakespeare

Sceneggiatura: Christopher De Vore, Franco Zeffirelli

Fotografia: David Watkin

Musiche: Ennio Morricone

Montaggio: Richard Marden

Scenografia: Dante Ferretti

Arredamento: Francesca Lo Schiavo

Costumi: Maurizio Millenotti

Effetti: Ian Wingrove, Angus Bickerton

Durata: 132

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM

Tratto da: testo teatrale omonimo di William Shakespeare

Produzione: DYSON LOVELL PER CAROLCO PICTURES INC., ICON ENTERTAINMENT INTERNATIONAL, LE STUDIO CANAL+, MARQUIS, NELSON ENTERTAINMENT, SOVEREIGN PICTURES, WARNER BROS., WORLD ICON BV

Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE (1991) - VIVIVIDEO - LASERDISC: RCS FILMS&TV, PIONEER ELECTRONICS

NOTE
- DAVID DI DONATELLO 1991 PER MIGLIOR FILM STRANIERO A FRANCO ZEFFIRELLI.

- NOMINATION ALL'OSCAR PER SCENOGRAFIA (DANTE FERRETTI, FRANCESCA LO SCHIAVO) E COSTUMI (MILLENOTTI).

- DAVID DI DONATELLO 1991 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- NASTRO D'ARGENTO A TONINO ACCOLLA PER IL DOPPIAGGIO ITALIANO DI MEL GIBSON.
CRITICA
"Non è un film da poco l''Amleto' di Zeffirelli impegnato a usare la forza evocatrice del cinema per distanziarsi dagli stereotipi e misurarsi con la moderna volgarizzazione; lo spettatore spiazzato sulle prime dallo scarso peso dato a scene e battute fino a ieri determinanti, finisce con il trovarsi a suo agio, trascinato da ritmi, dalle immagini e dai suoni." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale').

"La vena più autentica dello Zeffirelli che respinge intellettualismi e impegni politici si esprime in una rappresentazione molto più asciutta del suo solito condotta a buon ritmo. Lo spettacolo confida soprattutto nel prestigio degli interpreti, concertati da Zeffirelli in modo da presentare il massimo delle sfaccettature dei protagonisti. Superato il cimento, tutti hanno comunque motivo di essere soddisfatti." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero').

"Lo spettacolo c'è e, per merito non solo di Shakespeare ma dell'impeto con cui Zeffirelli l'ha portato sullo schermo, riesce quasi sempre a convincere." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo').

"Partito con una pedalata sciolta e tutta cinematografica, il film andando avanti rientra in un alveo abbastanza tradizionale, inclusi gli inevitabili tagli, senza i quali durerebbe almeno il doppio, e i molti chiarimenti a uso degli ignari." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera')