40 carati

Man on a Ledge

3/5
Horror vacui e fiato sospeso per un thriller già visto, ma spettacolare. Con Sam Whortington ed Elizabeth Banks sul cornicione...

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USA 2012
L'ex poliziotto Nick Cassidy è finito in prigione per un crimine che in realtà non ha commesso. Nick riuscirà ad evadere, ma qualche ora dopo la polizia lo ritroverà sul cornicione di un albergo. Per farlo desistere dall'intento suicida interverrà il negoziatore Lydia Anderson, ma il gesto di Nick potrebbe nascondere altri obiettivi...
SCHEDA FILM

Regia: Asger Leth

Attori: Sam Worthington - Nick Cassidy, Elizabeth Banks - Lydia Anderson, Jamie Bell - Joey Cassidy, Anthony Mackie - Mike Ackerman, Edward Burns - Jack Dougherty, Genesis Rodriguez - Angie, Kyra Sedgwick - Suzie Morales, Ed Harris - David Englander

Sceneggiatura: Pablo F. Fenjves

Fotografia: Paul Cameron

Musiche: Henry Jackman

Montaggio: Kevin Stitt

Scenografia: Alec Hammond

Arredamento: Chryss Hionis

Costumi: Susan Lyall

Effetti: Richard Kidd, Method Studios

Durata: 102

Colore: C

Genere: THRILLER

Specifiche tecniche: ARRIFLEX 235/ARRIFLEX 435/PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL/PANAVISION PANAFLEX PLATINUM, DIGITALE/SUPER 35 (ANCHE 3-PERF) STAMPATO A 35 MM /D-CINEMA (1:2.35)

Produzione: DI BONAVENTURA PICTURES, SUMMIT ENTERTAINMENT

Distribuzione: EAGLE PICTURES

Data uscita: 2012-02-10

TRAILER
CRITICA
"Finalmente un thriller emozionante che parte da un soggetto molto ben congegnato al cui centro, sul cornicione di un grattacielo per 102', sta un poliziotto evaso accusato del furto di un diamante. Ma nei pressi qualcos'altro accade e non per caso: top secret. Fin troppo pieno di sottostorie il film ha un impianto indignato anticapitalistico ('Tower Heist') raccontando i colpi di scena e la sorpresa. La zona psicologica è elementare, il finale affollato ma anche per il buon cast ci si diverte assai senza guardare l'orologio." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 17 febbraio 2012)

"Come da titolo originale, 'Man on the Ledge', abbiamo un uomo su un cornicione; come da titolo italiano, '40 carati', tutto ruota intorno a un favoloso diamante. (...) Niente è come sembra nella sceneggiatura di Pablo F. Fenjves. E, nelle premesse, il thriller non sarebbe male, ma l'esordiente Asger Leth non possiede l'arte di creare quel giusto grado di suspense necessario a impedire al pubblico di riflettere su quanto l'intera faccenda sia lambiccata e incredibile. Per fare un esempio, a nessuno spettatore di 'Mission Impossible - Protocollo fantasma' passa per la mente che Cruise possa precipitare mentre scala le vertiginose pareti del grattacielo di Dubai, diamine è il protagonista!, e però il livello di tensione resta alto e non cede mai. E un altro punto a sfavore di '40 carati' è che gli attori, seppur discreti (Worthington era in 'Avatar'), non risultano abbastanza convincenti. Sicché ad aver fatto il tonfo, almeno negli Stati Uniti, è stato il film." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 febbraio 2012)

"Adrenalinico poliziesco, tirato un po' in lungo e raramente plausibile, severamente vietato a chi soffre di vertigini. (...) Se si fa finta di capire tutto, fra le troppe giravolte dell'esercito di doppiogiochisti, ci si può anche divertire." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 febbraio 2012)

"Agorafobia & vertigini, thriller metropolitano. Come la cabina telefonica ('In linea con l'assassino') o il bus ('Speed') la location è il problema. Qui conta un grattacielo, il Roosvelt Hotel di New York. (...) Il film si salva dalle convenzioni incombenti per la suspense intorno alle vere motivazioni di diversi personaggi. Una reporter diventa l'ago della bilancia della ricostruzione dei fatti." (Silvio Danese, 'Giorno, Carlino, Nazione', 10 febbraio 2010)

"Piacerà a un numero di spettatori superiore a quello che normalmente frequenta certi film americani a suspense. Se era, come pareva, un remake di 'Quattordicesima ora', la suspense non reggeva più di 50 minuti (...). Ma il film per fortuna non è tutto qui. Lo spunto di partenza è rinforzato da altre due trame (e un paio di sottotrame). Un rinforzo che poteva essere una debolezza. Quando costruisci un puzzle giallo a scatole cinesi, con ogni momento il pericolo che la suspense vada al badalucco. Qui oltre ai problemi di equilibrio del protagonista, abbiamo quelli del fratello che tenta il colpo di mano, ma anche della negoziatrice che mentre negozia ha sul collo il fiato del collega carogna. E non del tutto secondari quelli di un poliziotto onesto impegnato per conto suo a dimostrare l'onestà dell'ex collega. Una trama messa su come un castello di carte. Se sposti una carta sbagliata, ti viene giù tutto. Be', il regista Asger Leth (alla sua opera seconda, la prima è stata un documentario sui ghetti metropolitani) non sbaglia nulla. O quasi nulla. Forse sopravvalutiamo ma Leth ci sembra davvero un grosso tipo, almeno nell'ambito della produzione 'di genere'. Le storie collaterali potevano impiombare la suspense o essere pretestuose occasioni di 'alleggerimento' (non puoi tenere tutto il tempo la macchina da presa sul cornicione). E invece la suspense non cala, non rallenta, rimani attaccato alla poltrona fino al minuto 102. Vietato anche andare alla toilette." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 febbraio 2010)