Woman in Gold

USA, GRAN BRETAGNA - 2015
3/5
Woman in Gold
Sessant'anni dopo aver lasciato Vienna, durante la Seconda Guerra Mondiale, Maria Altmann intraprende un viaggio per rientrare in possesso dei beni indebitamente sottratti alla sua famiglia dai nazisti, tra cui il famoso dipinto Ritratto di Adele Bloch-Bauer. Assieme al giovane, ma abile avvocato Randy Schoenberg, Maria decide di imbarcarsi in una battaglia legale che la porterà dal cuore dell'establishment austriaco fino alla Corte Suprema Americana, costringendola ad affrontare il passato e le sue scomode verità. Affascinante storia vera di una donna che cerca di ottenere giustizia per riparare al danno subito dalla sua famiglia.
  • Altri titoli:
    The Golden Lady
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: memorie di E. Randol Schoenberg e Maria Altmann
  • Produzione: ORIGIN PICTURES, BBC FILMS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 15 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Se gli ultimi sopravvissuti alla Shoah iniziano a morire spetta all’arte l’onere della memoria. All’arte in generale, come imperativo etico, e a quella rubata da Hitler, pagina rimasta a lungo incollata nel lungo libro dell’infamia.
Ed ecco  il cinema. Prima The Monuments Men, quindi Francofonia, adesso Woman In Gold, che rievoca la battaglia processuale del 1998 tra l’ebrea Maria Altmann, legittima erede della Dama in Oro di Klimt (la dama, Adele, era la zia) e l’Austria, che si impossessò del quadro ai tempi dell’Anschluss.
Una querelle che dalle aule giudiziarie  usciva per presentarsi davanti al Tribunale della Storia perché, come dice qualcuno nel film, “Le opere d'arte trafugate dai nazisti sono gli ultimi prigionieri di guerra”.
Simon Curtis stringe la mdp addosso sulla sua eroina, interpretata magistralmente da Helen Mirren (con Ryan Reynolds che sembra lo scolaretto sotto tutela), trasformando l’intero affare della restituzione nella vicenda di un risarcimento più grande.
Opta per una messa in scena ariosa, dagli ingranaggi elementari, tutta incardinata sui flashback. Non convince del tutto e l’esito è scontato. Però vedere qualcuno ottenere giustizia resta sempre uno spettacolo gratificante.

NOTE

- PRESENTATO AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'.

CRITICA

"La categoria di appartenenza è quella dell'opera edificante e pedagogica, povera di altri valori, ma vale il biglietto (a parte l'indiscusso interesse di ciò che si rievoca) la presenza di Helen Mirren, signora britannica della scena, in realtà solo settantenne nei panni di una ottantacinquenne." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 15 ottobre 2015)

"Più di tutto, è l'ennesima prova del talento di una splendida settantenne, attrice premio Oscar (per 'The Queen') sempre a caccia di nuove sfide (...). Dame Helen Mirren non finisce di stupire." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 3 ottobre 2015)
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