Willy Signori e vengo da lontano

ITALIA - 1989
Willy Signori, giornalista di cronaca nera di un quotidiano milanese, è abituato a trascorrere le sue monotone giornate incontrandosi con la fidanzata Alessandra, una professoressa di anatomia patologica, ed accudendo a casa Ugo, il fratello paralitico con cui vive. Coinvolto senza colpa in un mortale incidente automobilistico, viene aggredito da una giovane donna, Lucia, che lo accusa con estrema determinazione di essere l'assassino del suo fidanzato che si trovava alla guida dell'autovettura. Willy, sconvolto da un assurdo senso di colpa, decide di occuparsi di Lucia e della sua maternità. La sua tranquilla vita viene stravolta: comincia a farsi carico della ragazza, sopportandone grinta e nervi, portandone il peso su e giù per le scale della modesta casa di lei, occupandosi di orari e medicine, seguendone la ginnastica preparatoria, perfino parlando al nascituro che ha cominciato a muoversi nel grembo materno. Willy trascura Alessandra e fa i salti mortali tra il lavoro e la casa e gli tocca ascoltare, quando rientra stanco morto, le lamentele del fratello, che vive soltanto del proprio problema e che altro non sogna che di partire con lui per l'Africa, dove, a suo dire, il gran sole potrebbe anche farlo guarire. La doppia vita di Willy è stressante e deve lottare continuamente contro il tempo e la fatica. Quando Alessandra scopre la verità, certa che il nascituro sia frutto del tradimento di Willy, tenta di liquidare Lucia con un assegno. La ragazza, invece, getta l'assegno nel gabinetto lasciando a Willy una lettera: se ne tornerà a casa dai genitori e loro due non si vedranno più. Willy, trovato per puro caso quell'assegno stinto ma intatto, decide, amareggiato, di lasciare con il fratello l'Italia e se ne va a scrivere articoli in Marocco, dove Ugo, tutto felice e abbronzato, dalla sua carrozzella ribatte la palla ai ragazzini del luogo. Improvvisamente arriva Lucia a chiedere amore per sé e per quel bambino che deve nascere e ha bisogno di un padre.

CAST

CRITICA

"La sceneggiatura inanella i temi tipici delle pellicole di Nuti (si sente tuttavia questa volta la mancanza di Vincenzo Cerami), ossia l'Assenza, la Privazione, un certo sradicamento, l'Impotenza. Purtroppo la regia fa di tutto per alleviarne il peso in sede filmica, a vantaggio della stralunata e surreale performance del protagonista..." ('Segnocinema').
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