Viola di mare

ITALIA - 2008
2/5
Viola di mare
Sicilia, XIX secolo. Angela è nata e cresciuta su una piccola isola, in una famiglia dagli alti principi morali e spirituali, ma non è mai stata come le altre ragazze. Non solo per l'innata insofferenza alla severità paterna e alle rigide regole imposte alla donne dalla società, ma anche per il forte sentimento che ha sempre provato per la bella Sara. Quando però Angela rifiuta di sposare l'uomo che suo padre ha scelto per lei, questi la rinchiude in una grotta. A salvarla ci penserà sua madre con uno stratagemma, ponendo però Angela dinanzi a una scelta radicale: dovrà travestirsi da uomo senza mai rinunciare, nell'intimo, alla sua identità di donna, e lottare con tutte le sue forze per difendere il suo amore.
  • Altri titoli:
    Sea Purple
    Viola di Mare
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Tratto da: liberamente tratto dal libro "Minchia di re" di Giacomo Pilati (ed. Mursia, 2004)
  • Produzione: MARIA GRAZIA CUCINOTTA, GIOVANNA EMIDI, SILVIA NATILI E GIULIO VIOLATI PER ITALIAN DREAMS FACTORY
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 16 Ottobre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Laura Croce
Le premesse per il disastro c'erano tutte: una storia d'amore saffico ambientata nella Sicilia di fine ‘800, prodotta da Maria Grazia Cucinotta e diretta da una regista per lo più televisiva come Donatella Maiorca, rischiava seriamente di trasformarsi in una fiction buonista e scontata sull'accettazione dell'omosessualità. E in effetti l'inizio di Viola di mare, non lascia ben sperare. Non solo non viene sfruttata la ricchezza di suggestioni offerta dalla bellissima location naturalistica, ma tutta la messa in scena soffre di un senso generale di confusione in cui tutto si muove nervosamente, quasi a voler mettere in piedi uno stile pseudo documentaristico non congeniale al pathos richiesto da un racconto che si vorrebbe prima d'amore che di denuncia sociale. Molti degli interpreti sembrano poi insicuri e ingessati in ruoli che sfiorano la macchietta (vedi lo scontatissimo padre padrone di Ennio Fantastichini e la leggiadra pulzella di Isabella Ragonese), anche se il tutto viene compensato dalla buonissima prova d'attore di Valeria Solarino, sicuramente mai stata tanto convincente sul grande schermo.
Quando però la speranza riguardo all'esito del film è quasi perduta, il prologo si conclude e finalmente comincia l'azione, vale a dire il tormentato rapporto lesbico tra le due donne protagoniste, prima osteggiate dalle famiglie e poi costrette a una ridicola e orribile finzione: trasformare una delle due, Angela (Valeria Solarino) in Angelo, vestendola da uomo e cambiandole il nome con la complicità del parroco del paese. Da questo punto in poi le cose migliorano e cominciano a trovare un loro senso perfino gli stucchevoli montaggi alternati e la colonna sonora rock - bella, ma completamente fuori contesto - di Gianna Nannini. A tenere le redini del film, oltre alla sceneggiatura e al soggetto già di per sé molto forti, sono soprattutto Ragonese e Solarino, che danno ai loro personaggi quell'umanità e quel soverchiante senso di dolcezza e normalità che sono la forza dell'intera operazione.
Viola di mare,  tratto dalla storia vera raccontata nel romanzo Minchia di re di Giacomo Pilati, è quindi tutt'altro che un film perfetto. Pur soffrendo di una regia dallo sguardo angusto, riesce però a raggiungere picchi di intensità insperati e, cosa più importante, non manca il suo obiettivo originario, cioè rompere molti tabù riguardo all'omosessualità e alla sua rappresentazione.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, CON IL SOSTEGNO FINANZIARIO DELL'ACCORDO DI PROGRAMMA QUADRO "SENSI CONTEMPORANEI", II ATTO INTEGRATIVO PER LO SVILUPPO DELL'INDUSTRIA AUDIOVISIVA NEL MEZZOGIORNO E CON LA COLLABORAZIONE DELLA SICILIA FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO ALLA IV EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2009).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2010 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA SOLARINO) E CANZONE ORIGINALE.

CRITICA

"Bisognerebbe ogni tanto liberarsi dei "temi" forti. Sia nei soggetti che nelle sceneggiature cinematografiche. Prenderla larga, concentrarsi sul valore di uno sguardo, concepire esteticamente l'immagine. Prendiamo 'Viola di mare'. Non perché gli si vuole male. Tutto il nostro rispetto alla troupe e al cast del film di Donatella Maiorca. Ma 'Viola di mare', senza il chiacchierare pre e post proiezione sul tema lesbico che si avviluppa sui corpi delle protagoniste Valeria Solarino e Isabella Ragonese, avrebbe ben poco da mostrare. (...) Alla fine tutta quella passionalità che si fatica a percepire dai corpi e dalle facce degli attori (gli occhioni sgranati di Maria Grazia Cucinotta paiono uno spezzone della vecchia sigla di Stracult) si cerca di colmarla con la forza e l'impegno del tema. Un meccanismo di paura espositiva, di insicurezza nella propria visione che si prova perfino a fondere con un sinistro didascalismo pop riverberato nei riff di chitarra alla Brian May delle musiche di Gianna Nannini. Tratto dal libro 'Minchia di re' di Giacomo Pilati ben più surreale, metaforico, coraggioso del film." (Davide Turrini, 'Liberazione', 17 ottobre 2009)

"Si comincia dall'ambientazione siciliana nella seconda metà dell'Ottocento, dove tutto, dai veli troppo neri delle donne ai tramonti troppo infuocati, sa solo di cartolina, per continuare con un padre (Fantastichini) prima troppo cattivo e poi troppo accomodante e proseguire con un dialogo decisamente fuori luogo e tempo. Ed è un peccato perché le due protagoniste Isabella Ragonese e soprattutto Valeria Solarino sanno offrire una prova davvero convincente, anche quando la regia non smette di farle stare in posa, persino durante le scene di sesso." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 ottobre 2009)

"E' Carnevale? No, è l'inverosimile racconto di un amore lesbico sbocciato in un'isola siciliana nel secolo XIX. Chi può credere alle pur brave Solarino e Ragonese?" (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 20 ottobre 2009)

"Da una storia forse vera (una tomba con foto ambigua esiste), dal romanzo 'Minchia di re' di
Giacomo Pilati, Donatella Maiorca, già autrice di un'altra 'Viol@', trae una toccante opera al contempo buia e romantica, dolce e spigolosa. Convince pur maneggiando temi e stili ad alto rischio di malafiction. Valeria Solarino sfoggia ostinate squame di passione seguendo il destino del pesce ermafrodita del titolo. Isabella Ragonese brilla di luce propria e riflessa. Maria Grazia Cucinotta produce partecipe. Gianna Nannini ci mette l'ugola. Com'è inevitabile e giusto." (Alessio Guzzano, 'City', 23 ottobre 2009)
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