Un maledetto imbroglio

ITALIA - 1959
In un appartamento di una vecchia casa signorile, nel centro di Roma, viene perpetrato un furto. Il commissario Ingravallo della squadra mobile, ha appena iniziato le indagini per scoprirne l'autore, quando nello stesso edificio, nell'appartamento contiguo, viene commesso un assassinio. L'uccisa è Liliana Banducci, una donna ancora giovane e piacente, timida e riservata. Il nuovo delitto costringe il commissario ad estendere le indagini, che da principio procedono a stento, poiché gli indizi sono slegati e frammentari. Ingravallo si interessa soprattutto alle persone più vicine alla vittima: un cugino, sedicente medico, che l'uccisa riforniva periodicamente di denaro; il marito, uomo taciturno e schivo; una servetta imbarazzata e sconcertante. I sospetti del commissario si accentrano sui due primi personaggi e le sue indagini lo portano a scoprire che entrambi mantengono dei rapporti con Virginia, una ragazza che, a suo tempo, prestò servizio in casa di Liliana. Attraverso pazienti indagini, alternate con astuti tranelli, il commissario s'avvicina a poco a poco alla verità, che appare in piena luce quando il ritrovamento di alcuni gioielli rubati permette di collegare il furto e l'assassinio. Il ladro e l'assassino sono la stessa persona...

CAST

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO 1960 PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA.

- FONICO: ENRICO PALMIERI, BRUNO MOREAL.

- ORGANIZZATORE GENERALE: MARIO SILVESTRI.

CRITICA

"I protagonisti sono presentati con indubbia abilità (...) e ci appaiono nella dialettica contraddittorietà dei loro pregi e dei loro difetti (...). Su tutto il film domina la figura seria e un po' malinconica del commissario, con quel suo preciso puntiglio morale che lo porta a non deflettere, ad andare fino in fondo (...) E' una figura umanissima cui Germi (regista e attore) ha saputo dare una veridicità ben superiore a quella di tanti più illustri precedenti americani.". (Franco Valobra, "Cinema Nuovo" 1959, poi in "Il mestiere del critico" a cura di Guido Aristarco).
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