Un giorno speciale

ITALIA - 2012
3/5
Un giorno speciale
Gina sta per incontrare un uomo politico che dovrebbe aiutarla a entrare nel mondo dello spettacolo. Marco è al suo primo giorno di lavoro come autista, ed è lui che la accompagnerà. A causa dei continui rinvii dell'appuntamento, Gina e Marco - tanto diversi ma con una gran voglia di farcela a tutti i costi - si troveranno a trascorrere insieme un 'giorno speciale'...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo "Il cielo con un dito" di Claudio Bigagli (ed. Garzanti, coll. Narratori moderni)
  • Produzione: CARLO DEGLI ESPOSTI PER PALOMAR
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 4 Ottobre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Da Via Mejo de Gnente a Palazzo Grazioli. Dal periferico quartiere di Ponte di Nona al cuore del basso impero romano. Un giorno come tanti, due giovani come mille altri, la Bellissima Gina (Giulia Valentini, brava e deb) e l'autista (Filippo Scicchitano, Scialla!) che deve condurla dall'On. Balestra.
Obiettivo, farsi raccomandare ed entrare nel mondo dello spettacolo: ingresso libero, consumazione sessuale obbligatoria. Gina finirà in ginocchio, ma non solo lei: la colpa è una neve che ci ricopre tutti, ricorda Francesca Comencini. Già in Concorso a Venezia, il film piccolo e indipendente (produce Palomar) si chiama Un giorno speciale, e il titolo stride assai: è il trionfo della (sub)normalità, che conduce al macello, un macello ottuso, sordo, autistico, da elaborare - si fa per dire - di fronte al piccolo schermo di una tv.
La regista freme di rabbia, così gli interpreti, ma i suoi personaggi? Eterodiretti dal potere: quello catodico, quello del Palazzo. Due pedine, due rotelle di un Sistema che tutto consuma per rimanere tale: illusione centrifuga, delusione centripeta, i giovani si sacrificano per auto-combustione. Volontaria, questo è il problema, e la Comencini certifica. Cronaca di un disastro annunciato.
E non è finita, altro che fuori tempo massimo o "quante volte l'abbiamo già sentito?". Del resto, non è del cinema questa coazione a ripetere, ma dell'Italia. Coazione a ripetersi, e in peggio: la specialità nostrana?

NOTE

- UN FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - DIREZIONE GENERALE CINEMA.

- IN CONCORSO ALLA 69. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2012).

- NASTRO D'ARGENTO 2013 A LUCA BIGAZZI PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA (PREMIATO ANCHE PER "L'INTERVALLO" DI LEONARDO DI COSTANZO E "LA GRANDE BELLEZZA DI PAOLO SORRENTINO).

CRITICA

"La prima parte funziona perché è l'Italia trash che le corrisponde, poi il folk romano prende la mano fino al domani è un altro giorno, ma la tara amorale del paese è espressa con sdegno. Se la Valentini è credibile, Filippo Schiccitano ('Scialla!') è una sorpresa e una rivelazione." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 ottobre 2012)

"Due giovanissimi e una Mercedes. Lui è al primo giorno come autista. Lei deve andare in centro per un provino. Non si conoscono ma vengono entrambi dalla periferia, sono carini, entusiasti e inevitabilmente ingenui. Per loro dovrebbe essere 'Un giorno speciale', come promette il titolo. Invece sarà una specie di viaggio horror, non proprio imprevedibile, fra tutto ciò che la vita (il paese) ha in serbo per loro. Perché alla ragazza il «provino» deve farlo un onorevole, e non sono le sue doti artistiche a interessarlo; il centro di Roma, con le sue meraviglie e le sue vetrine blindate, è una metafora vivente della loro esclusione; e anche i sogni d'amore e riscatto di quei due poveri ma belli fuori tempo massimo avranno vita breve. Una volta un soggetto simile avrebbe generato uno sketch pieno di trovate in un film a episodi. Oggi reggerebbe se tutto suonasse spontaneo, rubato, sorprendente. Mentre qui, malgrado la loro freschezza, sui due protagonisti pesano tutti i calcoli e i tiranti del film a tesi. Che mira al racconto popolare ma rischia il populismo, e rende quei due non-attori così veri semplicemente veraci. Strano scivolone per una regista capace di ben altro che forse per cercare un pubblico diverso finisce per parlare una lingua che non è la sua." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 ottobre 2012)

"Non è vistoso e neanche riconosciuto come meriterebbe ma il tocco di Francesca Comencini c'è ed è un po' speciale. L'attitudine della documentarista, anche quando si cimenta con le storie, si esprime in uno sguardo minuziosamente attento alle umanità raccontate e attento a ottenere un risultato - la semplicità - che a dispetto di quanto si può credere è difficile da ottenere. Così nel girotondo di vicende intrecciate di 'A casa nostra' (2006), così in 'Lo spazio bianco' (2009) dal romanzo di Valeria Parrella dove Margherita Buy è una mamma che si imprigiona volontariamente nel tempo sospeso dell'attesa che si sciolga il dubbio sulla sopravvivenza della sua bambina. E così ora in 'Un giorno speciale' (dal romano 'Il cielo con un dito' di Claudio Bigagli). Le imperfezioni non mancano quasi mai, ma anche se Francesca Comencini è cineasta né approssimativa né insensibile alla cura del linguaggio è la compassione il tratto distintivo del suo scegliere e plasmare storie e personaggi. (...) La regista, sostenuta da un produttore che crede in lei (Palomar di Carlo Degli Esposti, il marchio di 'Montalbano'), ha fatto la cosa giusta." (Paolo D'Agostini, 'Il Repubblica', 4 ottobre 2012)

"Talvolta prevedibile, il film è tuttavia una lettera d'amore ai giovani perché riprendano in mano la propria vita e si riapproprino del concetto di libertà e di bellezza." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 4 ottobre 2012)
"Una quasi canzonetta agrodolce, uno standard swing arrangiato con qualche dolcezza melodica di troppo, come fa Woody Allen al clarinetto, questo Spring Spring Spring da Manhattan Transfert, dal romanzo di Claudio Bigagli 'll cielo con un dito'. Non ci fossero le luci di Luca Bigazzi, che riprende la tangenziale romana come fosse una freeway di Los Angeles, e il centro storico come se avesse per assistenti Bernini e Borromini, e quell'umorismo della disperazione che è risorsa atavica nazionale e annulla ogni pericolo populista, l'operina è fortunatamente troppo «trasandata» e improvvisata per ascendere alle vette del «cinema d'autore». 'Un giorno speciale' tratta poi tristi argomenti consunti, si respirano perfino gli incipriati tanfi del berlusconismo e ci si intossica di disoccupazione giovanile, ragazzi senza avvenire, preti che chissà che hanno fatto nel passato, mamme che chissà cosa farebbero fare alle loro figlie pur di vederle ricche e felici. E donne di servizio generose e previdenti, cani, pecore, serpenti e gabbiani per soprammobili, e un azzeccato flash sulla «commessa romana tipica» che, inspiegabilmente, ancora non è diventata obiettivo sadico di un horror splatter spaghetti. (...) Allora: 'Un giorno speciale' è operina sottodimensionata per il grande balzo in avanti? No. Abbandonato lo schema «due camere e cucina» il cinema italiano risparmia, certo, si chiude in cantina o torna all'aria aperta, tra i paesaggi con rovine di una battaglia etico-emozionale perduta. Ma si ha la sensazione che la guerra sia ancora tutta da combattere." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 4 ottobre 2012)

"Prima ora godibile per merito dei due bravi protagonisti (Scicchitano e la 'deb' Valentini che dice 'borzetta' e 'diverzi'). Tutto sciupato da un banale finale." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 ottobre 2012)

"'Un giorno speciale' è un viaggio metropolitano su due destini apparentemente insignificanti. Ma come in un ologramma, vi si vede il Paese. Dire che sembra una fiction è un errore teorico madornale: è un piccolo film, ma non tutti i film debbono essere 'Harry Potter' o 'Star Wars'. Se lo fossero, cambieremmo mestiere." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 ottobre 2012)
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