Un fantastico via vai

ITALIA - 2013
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Un fantastico via vai
Arnaldo Nardi lavora in banca e ha una famiglia felice, composta dalla bella moglie Anita e dalle due gemelle di 10 anni Martina e Federica. Dopo sedici anni di matrimonio, Arnaldo è ancora innamorato di sua moglie Anita, anche se la passione non è più quella di una volta e uno strano senso di nostalgia lo tormenta ogni volta che attraversa le strade del vecchio quartiere in cui viveva all'epoca dell'università, osservando le case piene di ragazzi spensierati. Poi, in seguito a un fraintendimento con Anita, Arnaldo viene cacciato di casa e, scovato un bigliettino con l'annuncio di una camera affittata, decide di andare a vivere con quattro giovani coinquilini poco più che ventenni: i ragazzi sono felici di avere in casa una sorta di esperto fratello maggiore e Arnaldo vedrà la propria esistenza stravolta dalla loro sana sfrontatezza giovanile...
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: LEVANTE FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 12 Dicembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Michelangelo Iuliano
Non è affatto un bel film. La recensione potrebbe anche finire qui, ma è bene spiegare le ragioni per cui il nuovo film natalizio di Leonardo Pieraccioni, scritto con la collaborazione di Paolo Genovese (La banda dei Babbi Natale, Immaturi), sia così poco riuscito.
La trama: Arnaldo, un tranquillo impiegato di banca padre di due gemelle, per un banale equivoco viene sbattuto fuori casa dalla moglie Anita. L'uomo, stanco della routine e della monotonia della sua vita, ne approfitta: spento il telefonino per evitare di essere rintracciato, va a vivere in una stanza ammobiliata in un appartamento condiviso con quattro studenti universitari, tutti con problemi di vita più o meno gravi da risolvere. Tra varie gag e situazioni imbarazzanti che scaturiscono dalla convivenza di un uomo maturo con dei ventenni, Arnaldo saprà aiutare tutti i ragazzi e imparerà a sua volta che la vita non è mai banale e il futuro non è mai scontato, nemmeno dopo i 40 anni.
È difficile salvare l'undicesima fatica di Leonardo Pieraccioni appellandosi al fatto che si tratta di una commedia leggera. Non diverte, non appassiona, non commuove, non intrattiene. Francamente annoia. I comici arruolati in ruoli secondari non fanno mai ridere: Marco Marzocca (altrove bravissimo) e Maurizio Battista insieme appaiono sterili e stanchi, su Panariello è bene non esprimersi, Ceccherini risulta inefficace. E Pieraccioni solo apparentemente si mette da parte, rispetto ai suoi film precedenti, per lasciare spazio ai giovani (bravi) attori e ai loro personaggi: c'è sempre lui al centro di tutto. Potrebbe sembrare, il suo protagonista, una figura che compie una crescita interiore aprendosi agli altri, ma non c'è da fidarsi: il narcisismo del regista-attore, stentatamente represso nella prima parte del film, esplode fragorosamente alla fine, quando Arnaldo diventa all'improvviso una specie di saggio eroe che risolve inverosimilmente (è un eufemismo) i problemi di tutti.
È quasi banale poi sottolineare il fatto che il ritratto dei ventenni proposto dal film sia lontano anni luce dalla realtà. Ma oramai ci abbiamo fatto l'abitudine: il cinema popolare italiano dipinge i ragazzi come una generazione imbelle e noiosa, c'è poco da fare.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO ALESSANDRO CALOSCI PER LA OTTOFILM

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: BANCA NUOVA S.P.A, GRUPPO BANCA POPOLARE DI VICENZA E BARILLA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

CRITICA

"Sembrano scene scartate da 'Universitari' di Moccia (già non parte bene) inseriti nello spiritello evergreen di Pieraccioni che vuole tornare indietro, sganciar famiglia e ricominciare, con auto citazione d'obbligo. Commedia stanca fin dall'inizio, tutta da spot, dove l'autore che si scrittura e non si nega nulla, riunisce gli amici toscani (Panariello, Ceccherini) per gareggiare in pronuncia aspirata, che fa dolce stil novo, ma la sceneggiatura, scritta con Genovese, pattina sulla banalità e finisce con un gong mélo buonista insostenibile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 dicembre 2013)

"Ai suoi quasi quarantanove anni e al suo undicesimo film Leonardo Pieraccioni ha realizzato, in 'Un fantastico via vai', una commedia piacevole e leggera come sempre ma anche con una sua intensità e un suo perché 'renziano', se si può dire. Secondo la prospettiva di un rottamando che per eccesso di zelo (vista l'età) e con un filo di civetteria si vede così. Il suo Arnaldo Nardi, che vive nella solita isola ideale di civile convivenza toscana come tutti i suoi personaggi, è un impiegato, un marito, un padre rassegnato sia pur con l'abituale sorriso sulla bocca al trantran e alla nostalgia per il sogno perduto e non perseguito per mancanza di audacia e di quel pizzico di incoscienza che non va mai spento perché mantiene vivi e vispi. La sorte lo conduce a convivere per un po' con quattro ragazzi che potrebbero essergli figli. (...) Simpatico, gradevole, con quella lieve venatura problematica che non guasta l'allegria ma rende la commedia." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 12 dicembre 2013)

"Scritto stavolta con Paolo Genovese, del film di Natale di Pieraccioni è simpatico il gioco intergenerazionale e garbata la comicità; è anche una commedia più strutturata di altre sue, ma pur sempre amabilmente evanescente." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 12 dicembre 2013)

"Diciamo che in questo 'Un fantastico via vai', che Pieraccioni ha scritto con Paolo Genovese, regista di 'Immaturi', ci sono almeno quattro elementi che ci piaciucchiano parecchio. Intanto, per la prima volta in una commedia italiana degli ultimi anni, viene messo in scena un canino, certo Pantocho, odioso quanto il suo padrone, un nuovo ricco razzista che Giorgio Panariello modella con accento credo più pistoiese che aretino, e l'animalino non muore né stritolato da qualche schiacciasassi o soffocato sotto i cuscini del divano o con un volo dalla finestra. Ci si gioca anche sulla cosa, visto che Pontocho finisce nel microonde e ne rimane indenne, poi lo ritroviamo a copulare assieme a terribili peluche nel giochino della piccola gru in un parco giochi. Poi, udite udite, torna il Ceccherini, barbuto e con ruolo paterno, visto che è il babbo di Chiara Mastalli, e dimostra che può far ridere anche in ruoli più maturi. Terzo elemento, la presenza di una giovane attrice catanese, Marianna Di Martino, bella e brava, e qui come ragazza incinta e confusa ruba la scena a tutti. Quarto e ultimo elemento, la scelta di Pieraccioni, dopo tanti film di successo ma spesso un po' tutti uguali, di cambiare un po' e diventare adulto in mezzo a un gruppo di giovani, confrontandosi con la nuova scena della commedia italiana. In questo la scelta di lavorare alla sceneggiatura con Paolo Genovese si è dimostrata positiva e innovativa, perché il suo inserimento in un gruppo alla 'Universitari' in qualche modo funziona. Ricordiamo che i suoi ultimi lavori ('lo & Marilyn', 'Finalmente la felicità'), non erano del tutto riusciti. Ora, ovvio che 'Un fantastico via vai' non abbia la freschezza dei suoi primi lavori, ma è un tentativo di trovare nuove strade. Anche l'aver inserito nel ruolo di colleghi bancari due comici romani così diversi come Marco Marzocca e Maurizio Battista, in gran parte inediti per il cinema, ci sembra un'ottima idea. Del resto, anche se può non piacere a tutti, Pieraccioni, è tra i pochissimi a conoscere alla perfezione il funzionamento e la fruizione da parte del pubblico del film natalizio. E preferisce giocare sul sicuro con piccole innovazioni che sforzarsi con film troppo diversi dal solito. Come sanno che spesso è bene giocare sulla modestia e di rimessa. Così se il film più atteso e pubblicizzato non funziona, il pubblico recupera immediatamente il film più tradizionale. Vecchia volpe dello schermo, Pieraccioni non solo dosa le sue risate con accortezza, dividendole tra i suoi quattro comici e solo un po' sul suo personaggio, ma dosa anche lo sviluppo dei suoi tanti personaggi, in modo che il pubblico natalizio si rilassi col suo film, si senta a casa. E per questo, quello che a noi può apparire eccessivamente lungo, dieci minuti di troppo e situazioni un bel po' diluite, per il pubblico, a Natale, funziona come rilassamento e parte integrante dello spettacolo. Non c'è bisogno, è il caso di 'Sole a catinelle', di stringere tutte le gag e non dare tregua allo spettatore, c'è bisogno anzi del contrario. Non sottovalutiamo Pieraccioni, che è furbo almeno quanto Renzi e c'è da più tempo. (...) Al tempo stesso il regista Pieraccioni metterà ordine in un copione che mischia i temi dei suoi vecchi film con quelli della nuova commedia con ragazzetti di Genovese. È un film, nel bene e nel male, totalmente renziano, positivo e senza troppe pretese di cambiamenti epocali. Ma onesto nella sua messa in scena per il pubblico natalizio e molto più furbo di quanto pensino i critici. Che sono più vecchi dei bersaniani. Si sa. Detto questo il pezzo antirazzista di Pieraccioni che si mette la cioccolata sulla faccia non è il massimo, le sponsorizzazioni di Chianti Ruffino, Barilla, Banca di Vicenza pesantucce, ma solo l'averci riportato intatto in un film di Natale il Cecche con la barba contro il dragone dell'Hobbit è una mossa geniale." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 12 dicembre 2013)

"Atteso al varco natalizio come da prescrizione medica, la nuova commedia di Pieraccioni ricalca il deja-vu della sua ormai lunga filmografia: nulla cambia nei toni, nella moscia parabola narrativa, nella concezione di tempi e spazi benché il comico toscano si adoperi di film-in-film a migrare da una città all'altra della sua regione per mostrarne le 'segrete' bellezze. Certo si ride qua e là, ma questo non basta più." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 dicembre 2013)

"Il via vai c'è senz'altro. Che sia anche fantastico è un tantino esagerato. Leonardo Pieraccioni ha il dono non comune della simpatia a prima vista, lo sa e ci gioca, un po' come il suo, oggi più illustre, concittadino Matteo Renzi. (...) Certo la storia è molto esile, qualche figurina di contorno è puro riempitivo, ma è raccontata con brio e senza cadute di gusto. Però la buffa scena della corsa di gruppo per non pagare il conto in trattoria l'avevamo già vista nel suo 'I laureati' di diciotto anni fa. Alla vigilia dei cinquant'anni, ma non li dimostra, Pieraccioni si ritaglia il ruolo del suo solito personaggio, svagato e sognatore, con cui ha raggiunto una discreta e non immeritata popolarità. Accanto a lui, oltre agli immancabili amiconi dell'antico clan toscano, Giorgio Panariello e Massimo Ceccherini (manca soltanto il più televisivo Carlo Conti), due allegre new entry, romanissime, Maurizio Battista e Marco Marzocca. Si ride piuttosto spesso e non ci si annoia. Di questi tempi ci si può anche accontentare." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 dicembre 2013)

"Piacerà a chi il Pieraccioni natalizio lo consuma sempre con (moderato) piacere. E non mancherà di gradirlo anche in questa (salutare) variazione sul tema. Al centro stavolta non è la voglia matta, ma il rimpianto della giovinezza (forse) perduta." (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 dicembre 2013)

"Leonardo Pieraccioni non insegue più le sudamericane. E' sposato con un'italiana (Serena Autieri) ma superati gli 'anta' si fa l'amore in pochi minuti (gag copiata pari-pari da 'Baby Boom' di Diane Keaton), i figli stressano e l'andropausa è in agguato. Complice un equivoco, viene sbattuto fuori casa come l'Owen Wilson di 'Libera uscita' finendo in una casa di studenti come il Will Ferrell di 'Old School'. Pieraccioni in andropausa? Poteva essere esplosivo. Non lo è. Il toscano è politicamente corretto, fa il papà responsabile di universitari belli e spensierati (quelli di Moccia, a confronto, sono esistenzialisti depressi) e si produce pure in un predicozzo a un macchiettistico Panariello, imprenditore razzista. Molto meglio Maurizio Battista e Marco Marzocca (fenomenale la gag con la suora scambiata per la ninfomane dell'appartamento accanto) nei panni di due amiconi erotomani sconclusionati. Con loro protagonisti si poteva raggiungere il livello comico del 'Libera uscita' dei Farrelly. Ma il protagonista è l'insipido Pieraccioni." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 18 dicembre 2013)
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