Texas

ITALIA - 2005
Texas
Un gruppo di ragazzi si ritrova come ogni sabato notte nella villetta di una di loro, Elisa, nella estrema periferia della loro città. Sono amici da tempo e si ritrovano sistematicamente lì a bere, parlare, scherzare tentando di dimenticare che stanno diventando grandi. Enrico è tornato da tre mesi a casa e aveva già rincontrato gli amici di sempre in un sabato sera invernale immerso nella nebbia, cercando di capire quanto fossero cambiati durante la sua assenza. La loro è una periferia lontana dal centro della città, un luogo che fino a pochi decenni prima era chiamato campagna e che invece ora un'industrializzazione senza regole ha trasformato in qualcosa di non identificabile. C'è Gianluca, un ragazzo indipendente che ama fare tutto di testa sua e vive con i suoi, proprietari di un'officina meccanica. È fidanzato con Cinzia, figlia di contadini del posto. Lei vorrebbe essere trattata in modo diverso e soprattutto vorrebbe essere capita, ma non sa come parlargli. La famiglia di Davide ha dovuto chiudere il negozio di alimentari dopo l'apertura di un ipermercato e ora cercano un modo di scampare alla povertà, ma la più grande preoccupazione del figlio è quella di riuscire a perdere la verginità. Alessandro ha quarant'anni e per far contento suo padre, un ex-partigiano, ha sposato Maria, la maestra del paese, con la quale porta avanti stancamente un tiepido rapporto pieno di problemi e interrogativi. La moglie, insofferente, sogna una vita diversa e si va ad innamorare proprio dell'indolente Gianluca. Elisa, comunque, teme che tutto questo finisca e che ognuno prenda la sua strada scomparendo dalla vita degli altri. In tre sabati della loro vita si consuma la fine della loro adolescenza, vengono fuori le pecche, i rammarichi, le perplessità, la rabbia. Tre sabati in cui ognuno di loro tenterà di trovare la propria strada e penserà di smettere di aspettare anche se, vivendo in un paese, la loro storia diverrà di dominio pubblico e sarà oggetto di chiacchiere davanti a infiniti bicchieri di vino.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, SKY
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 15 Ottobre 2005

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Partenza con riserva per l'esordiente Fausto Paravidino. Giovanissimo e già affermato a teatro, debutta al cinema con un film ben costruito, ma troppo ricco di ingenuità. Il suo Texas è una provincia depressa (e deprimente) qualsiasi. Un grappolo di case e poco più, dove la gente mormora e i giovani stentano a trovare spazio. L'inizio del film lascia perplessi e disorientati. Una carrellata di quadretti che, con una regia frenetica e giovanilistica, presentano un bestiario di protagonisti al limite del grottesco. Loro sono Enrico, Gianluca & gli altri: ventenni inquieti che si frequentano quasi per inerzia, coltivando tra una sbronza e un'altra il sogno di un mondo migliore. La forza è però nel crescendo drammatico. Dopo la prima mezz'ora la regia muta radicalmente. Comincia ad affacciarsi il Paravidino che traghetterà la storia verso la sua parte migliore. Seppur non nuovissima, la struttura narrativa scelta si rivela efficace. Si parte con l'epilogo, una rissa in cui tutti picchiano tutti, tra le macerie affettive di un branco allo sbando. Poi una serie di flashback che fanno chiarezza sugli antefatti. Un corale intreccio di amicizie e tradimenti, sogni e delusioni, che lega a filo doppio i due protagonisti principali. Gianluca, interpretato da un bravo Riccardo Scamarcio, è un giovane inquieto e ribelle, che vive all'ombra del padre padrone. Un passaggio in macchina lo porta a conoscere Maria, la maestra del paese a cui presta il volto Valeria Golino: troppo libera e disinibita per la morale del luogo, non si rassegna alla piattezza di un matrimonio ormai senza emozioni. E' così che i due si incontrano, trascinando nel loro amore clandestino le vicende di amici e parenti. C'è chi si scandalizza, chi punta il dito, chi tradisce e chi viene tradito. E' qui che si intravedono le potenzialità della storia. Mai compiutamente espresse, schizzano però un dramma in cui Scamarcio mostra di essere sulla via della maturità e la Golino si conferma brava e coraggiosa, soprattutto nel mettersi in gioco. Il film riserva il meglio per il finale: una conclusione forte e drammatica, in cui tutto sembra ricomporsi, arrestandosi a un passo dalla tragedia.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI".

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER: REGIA PER UN'OPERA PRIMA, SOGGETTO, ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO), ATTORE NON PROTAGONSITA (RICCARDO SCAMARCIO).

- FAUSTO PARAVIDINO E' CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2006 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

CRITICA

"Due notizie, una buona l'altra pure. Prima notizia: abbiamo visto un bel film italiano che parla con intelligenza e passione del nostro Paese, dei suoi conflitti, della sua anima nascosta e dolente, partendo da un gruppo di giovani perdigiorno per risalire a sorpresa fino all'ultima guerra e ai suoi conti mai veramente chiusi. Si chiama 'Texas' ma è ambientato nella provincia piemontese, una delle tante periferie dell'impero odierno, così vasta e vuota e frustrante da essere vivibile solo in auto. Lo ha diretto un genovese di 29 anni, Fausto Paravidino, un nome da segnarsi anche se molti lo conosceranno già perché è un affermato e strapremiato autore teatrale, e infatti usa a meraviglia il suo folto gruppo di attori. Seconda (buona) notizia: com'è giusto (?) questo esordio con piccoli difetti di esecuzione e grandi qualità sostanziali, non è in concorso ma nella sezione Orizzonti. Come dice il direttore della Mostra infatti 'Venezia non è Locarno, non abbiamo mica l'obbligo di scoprire i talenti'. Missione compiuta dunque: il cinema di domani se ne stia fuori gara, in concorso basta e avanza quello di oggi. Anche se questo oggi a volte sembra ieri. In tutti i sensi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 settembre 2005)

"Raro trovare un deb con la coerenza stilistica del 29enne Fausto Paravidino, che unisce cinema, teatro, autobiografia raccontando in un puzzle altmaniano i ricordi di tre sabati sera di provincia del nostro West ligure-piemontese dove i new vitelloni apatici, tronfi e indifferenti non sognano più di scappare. Smorfie tragicomiche, tavernette, nani in giardino. E cose banali: liti di famiglia, l' amore proibito tra la brava maestrina Golino e l'irruente ed espressivo Scamarcio, ma alla fine nessuno ha forza per far tragedie. Un reality sull'Italia di oggi con le sue vite inutili da tv, ripresa tra autogrill, ipermercati, autostrade di notte coi fari accesi sulla fatica di vivere. Ardito, ambizioso ma riuscito mix tra l'iper realtà di Hopper, la nostalgia di 'Amarcord', il cinismo di Lynch. Ma nell'ombra ecco Cecov, il fantasma che vince: si mostra la pistola, non si spara." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 ottobre 2005)

"Se c'è un elemento cinematografico che gli autori dell'ultima generazione hanno migliorato rispetto a quelli delle generazioni precedenti è l'ambientazione delle storie, lo scenario affrancato da semplice sfondo, la sensibilità per il contesto geografico, la cura per i luoghi fisici, la scoperta delle periferie e dei piccoli centri di provincia. Anche 'Texas' dell'esordiente regista e attore teatrale Fausto Paravidino esibisce una bella interazione psicofisica tra l'ambiente e i personaggi. (...) Paravidino dà al groviglio di sentimenti che tiene unito il gruppo la forza di un urlo disperato di una provincia che nessuno ascolta, di una terra che da dignitosa campagna è stata trasformata in luogo anonimo. Tra gli interpreti lo stesso regista e Valeria Golino che dopo la parentesi americana sta ritrovando in Italia nuovi stimoli e nuova linfa espressiva." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 15 ottobre 2005)

"Quello al cinema di Fausto Paravidino, giovane teatrante di talento, è il genere d'esordio che si suole definire 'promettente'. Termine ambiguo perché 'Texas' è un misto di energia e debolezza, di idee e approssimazioni (soprattutto in sceneggiatura: con un Io narrante che, a un certo punto, si perde per strada); perché, soprattutto, comincia stentatamente, prendendo quota solo dopo una buona mezz'ora. (?) Senza barare sull'ambizione di realizzare un film 'generazionale', Paravidino ha il doppio merito di non fare sconti a nessuno e di in indulgere ad atteggiamenti condiscendenti, che potrebbero ingraziargli di più il pubblico. E' faticosa, però, la struttura narrativa, che propone la scena corale dell'epilogo all'inizio per poi, con una serie di flashback un po' pasticciati, dipanare le cause individuali all'origine dell'episodio collettivo. Insomma, il film lancia molti input riuscendo a elaborarne solo una parte." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 ottobre 2005)
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