Telefoni bianchi

ITALIA - 1976
Cameriera presso un albergo del Lido di Venezia, la provinciale Marcella sogna la celebrità cinematografica e trascura lo spasimante Roberto Trevisan. Invitata a Roma da un certo Luciani della Littoria Film, nella capitale fascista trova la società fallita, il protettore latitante e, nuovo ganimede, il gerarchetto Bruno che la confina nel bordello della madre. Marcella, grazie a un incontro con il Duce e un passaggio nel letto di villa Torlonia, riesce ad approdare a Cinecittà ove viene, nonostante l'acerbità artistica, affiancata all'attore di regime Franco Denza. Mentre Roberto, disperato e sfortunato, vaga dalla guerra libica a quella in Spagna e, infine, nelle steppe nevose della Russia, Marcella trionfa con il nome d'arte di Alda Noris. La caduta del Duce, il saccheggio della ricca magione già condivisa con il semimpazzito Denza, la costringono a viaggiare verso la natia Conegliano. Sposata da un comprensivo industriale, madre di due figli, compie un viaggio in Ucraina per deporre un mazzo di fiori sulla tomba di Roberto che, russificato e sposato, si guarda bene dallo scoprirsi e continua la sua vita di felice kulako.
  • Altri titoli:
    The Career of a Chambermaid
    La carrière d'une femme de chambre
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SATIRICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, EASTMANCOLOR
  • Produzione: PIO ANGELETTI E ADRIANO DE MICHELI PER DEAN FILM
  • Distribuzione: TITANUS - PANARECORD, CREAZIONI HOME VIDEO, DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)
  • Vietato 14

NOTE

- GIRATO IN INTERNI NEGLI STUDI INCIR-DE PAOLIS E IN ESTERNI A ROMA E VENEZIA.

- TRA GLI INTERPRETI IL COMPLESSO "4+4" DI NORA ORLANDI.

- NEL FILM COMPARE UNA SEQUENZA DI "IL PORTO DELLE NEBBIE" CON JEAN GABIN, MICHÈLE MORGAN E PIERRE BRASSEUR.

- DAVID SPECIALE 1976 AD AGOSTINA BELLI.

CRITICA

"'Telefoni bianchi' è una commedia agrodolce, un grottesco che mette troppa carne al fuoco, e la distribuisce con troppo poca invenzione perché il piatto abbia il sapore d'una disincantata allegoria dell'Italia fra il '30 e il '50. La prima metà, dopo un delizioso prologo in bianco e nero, è brillante e spesso comica, ma la presa di bavero dei riti fascisti non ha molto di nuovo; la seconda va sul tragico, ma il gusto della parodia si inquadra stavolta in un affresco molto generico, con qualche punta di moralismo qualunquista". (Giovanni Grazzini - Cinema '76).
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