Snowpiercer

USA, FRANCIA, COREA DEL SUD - 2013
4/5
Snowpiercer
2031. Dopo il fallimento di un esperimento per contrastare il riscaldamento globale, una vera e propria Era Glaciale stermina tutti gli abitanti del pianeta. Gli unici sopravvissuti sono i viaggiatori che hanno lottato con tutte le loro forze per procurarsi un biglietto ed aggiudicarsi un posto a bordo dello 'Snowpiercer', un treno ad alta velocità che fa il giro del mondo e che trae energia da un motore in moto perpetuo. Questo treno è l'unico mezzo che garantisce la sopravvivenza, diventando un microcosmo di società umana diviso in classi sociali: i più poveri stipati nelle ultime carrozze; i più ricchi nei lussuosi vagoni anteriori. La difficile convivenza ed i delicati equilibri tra classi non potranno che sfociare inevitabilmente verso lotte e rivoluzioni.
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA
  • Tratto da: fumetto "Le Transperceneige" di Jacques Lob, Benjamin Legrand, Jean-Marc Rochette
  • Produzione: JEONG TAE-SUNG, STEVEN NAM, PARK CHAN-WOOK PER MOHO FILMS, OPUS PICTURES
  • Distribuzione: KOCH MEDIA (2014)
  • Data uscita 27 Febbraio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sulla genesi di Snowpiercer esiste un aneddoto che fa capire tante cose.
E' il 2004 e Bong Joon-Ho, la cui esplosione nel panorama internazionale non è ancora avvenuta (il suo film di maggior successo, The Host, era allora in pre-produzione), fa visita alla sua fumetteria di fiducia di Seoul. Lì s'imbatte in un comic dalla copertina accattivante, Le Transperceneige, realizzato dai francesi Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand. Il filmaker coreano inizia a sfogliarlo e finisce per leggere l'intera serie, rimanendo per tutto il tempo in piedi davanti allo scaffale.
Ci sono storie che non stancano mai. E quelle che, dal fumetto, sono passate quasi dieci anni dopo nel film di Bong – prima ottima cartuccia sparata fuori concorso da Roma 2013 - continuano ad appassionarci, senza usura, dalla notte dei tempi. Raccontano di ere glaciali e di estinzioni, di giudizi universali e di arche della salvezza, di ardori prometeici e mefistofeliche cadute, di oppressori impietosi e di schiavi in rivolta, di superbi autocrati e di condottieri divini. Storie di dolore e di salvezza, che stanno tutte lì, stipate e adeguatamente camuffate nel portentoso e visionario treno lanciato a folle velocità da Bong.
La locomotiva – l'Arca sferragliante viene ribattezzata, perché non ci siano dubbi sulla sua carrozzeria simbolica - gira in tondo, anno dopo anno. Il film invece conquista, ci porta via, più là, lontano. Non troppo: è il 2014, il surriscaldamento globale minaccia il pianeta, ma l'uomo tecnico ne inventa un'altra delle sue, un agente chimico capace di refrigerare l'atmosfera. Funziona tanto da provocare a stretto giro di lancetta una nuova glaciazione. Si salvi chi può! Pochi a dire il vero, ovvero i fortunati che hanno staccato il biglietto per un posto nel mirabolante treno (sembra il Galaxy Express di un noto cartoon) progettato da un ingegnere vanaglorioso e lungimirante, una macchina capace di autoalimentarsi e garantire la sopravvivenza dei suoi ospiti. Passano 17 anni e il treno (feticcio ferroso del primo liberismo industriale) è ancora lì, in corsa intorno al pianeta, ma ora assomiglia più al Titanic con la sua architettura da Capitale e le temibili divisioni tra prima, seconda e terza classe. Quest'ultima è più simile a un'orda dei dannati, con migliaia di uomini e donne stipate in pochi metri quadrati, condizioni igieniche da lebbrosario di Calcutta e menù fisso, ogni giorno budino di scarafaggi. Può bastare così, la rivolta serpeggia, e gli oppressi hanno già incoronato il loro Mosè (guidato a sua volta da misteriosi “pizzini” suggeritori), che dovrà condurli per perigli e gironi infernali fino alla testa della vettura, là dove solo è possibile invertire, pardon sovvertire, la rotta.
Come detto, Bong Joon-Ho carica il suo “giocattolone” steampunk di una serie di rimandi intertestuali, tra allusioni bibliche, reminiscenze mitiche, ed enciclopedia varia. Ne viene fuori uno dei film di fantascienza più ambiziosi degli ultimi anni, un predestinato al cult, in cui ingranaggi filosofici e bulloni narrativi s'incastrano alla perfezione, offrendoci un intrigante e spassosa carrozza-mondo, con vista apocalisse, moto dialettico e ruote piantate sui binari dello spettacolo. Stuzzica i cinefili anche la possibile esegesi meta-testuale (la macchina è il cinema, ça va sans dire) in un dispositivo da smontare e rimontare, visione dopo visione.
Ottima la confezione (dalle suggestive scenografie di Nekvasil alla fotografia di Hong Kyung-pyo, senza dimenticare la potente colonna sonora firmata da Marco Beltrami), saporito il contenuto (c'è tanto il sale della violenza quanto il pepe dell'ironia), almeno due sequenze memorabili (la scoperta del sushi e l'indottrinamento degli infanti) e un cast in cui, più di Chris Evans (fiacco come eroe), restano nella memoria i villain: Ed Harris, il deus ex machina diabolico e incontrovertibile, e Tilda Swinton, l'improbabile mastino del capo, minacciosa come un'insegnante di matematica vecchia e bacucca. Ottimi gli apporti anche di John Hurt, Jamie Bell, Octavia Spencer e della coppia asiatica Song Kang-ho/ Go Ah-sung. Un ensamble multirazziale, specchietto di un utopico melting pot e cartina di tornasole delle ambizioni commerciali dell'operazione: Snowpiercer, ad oggi il film più costoso mai realizzato in Corea (38 milioni di dollari di budget), cerca la via della sete del mercato americano.
I Weinstein hanno abboccato ma premono per un taglio del minutaggio (la versione integrale dura 126'), Bong Joon-Ho si oppone. Facciamo il tifo per lui.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2013).

CRITICA

"Il visionario coreano Bong Joon Ho ispirato da una graphic novel firma un fantasy agghiacciante, la storia di un lunghissimo treno che viaggia senza sosta da anni in un mondo di ghiaccio senza vita. Lungo i vagoni divisi per classi e sevizie serpeggia la rivolta: con qualche eccesso, il film è metaforico ma non pedante nella lotta Bene contro Male. Con l'eroico Chris Evans, il sadico Ed Harris e l'irriconoscibile Tilda Swinton." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 febbraio 2014)

"(...) Convergono molti archetipi e molti miti in 'Snowpiercer', dalla biblica Arca di Noè a tutto il repertorio della fantascienza distopica il cui apice insuperato, al cinema, resta 'Metropolis'. Se nel film di Lang la gerarchia andava dall'alto (i ricchi) al basso (i poveri), qui si sviluppa in senso longitudinale, lungo i vagoni del grande treno concepiti come una serie di 'stazioni' che gli oppressi devono percorrere per affrancarsi dalla servitù. Niente di nuovo, si dirà: per decenni, stagioni recenti comprese ('Elysium', 'Upside Down'), il cinema non ha fatto che riproporci parafrasi dello stesso soggetto, lotta di classe compresa nel prezzo. Questa volta, però, le cose vanno diversamente. E' atipica, per cominciare, la genesi del film, una produzione tra America, Corea del Sud (che ha stanziato il più grosso budget di tutta la sua storia) e Francia ispirata al fumetto di culto degli anni 80 'Le Transperceneige'. Era un decennio che il regista coreano Bong Joon Ho tentava invano di trarne una versione per lo schermo, prima di trovare un produttore nel collega e amico Park Chan-wook ('Old Boy'). E qui risiede la vera novità, che rende il film diverso da tutti i blockbuster apocalittici visti finora. Oggetto di culto cinefilo, Bong è un cineasta da festival, noto per film ('The Host', 'Mother') caratterizzati da uno stile molto peculiare. Contrariamente ai colleghi orientali che, via via, hanno sperimentato il cinema di grossa produzione, lui non si è affatto piegato alle convenzioni del blockbuster: anzi, ha sottomesso quelle al suo stile. E se il film mette in scena la rivoluzione alla maniera di un videogame, vagone dopo vagone, con livelli di difficoltà crescenti, lo fa in modo del tutto personale: padroneggiando e articolando gli spazi del treno su cui si svolge l'intera azione con un senso della plasticità e del ritmo ammirevoli. Le possibilità del teatro dell'azione sono sfruttate al massimo, in sequenze calcolatissime eppure dinamiche come coreografie. 'Snowpiercer' è un blockbuster di nuova generazione, rispettoso e insieme trasgressivo dei codici di genere, spettacolare e profondamente pessimista. Lo stile virtuosistico di Bong Joon Ho non si mette puramente al servizio della storia da narrare, ma procede per scarti di tono e di registro, alternando scene tragiche con aperture di grottesco e perfino di comico burlesco. Altrettanto atipico è il robusto cast, dove si trovano riuniti Chris Evans (senza il costume di 'Capitan America'), Jamie Bell ('Le avventure di Tintin'), Ed Harris nella parte del cinico Wilford e un'irriconoscibile Tilda Swinton in quella di Mason, la sua diabolica collaboratrice, Jonn Hurt e il coreano Song Kang-ho, l'attore-feticcio del regista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 febbraio 2014)

"Addio Hollywood, il cinema fantastico prende altre strade. Ringiovaniti dai trionfi tecnologici del nuovo millennio, gli incubi partoriti dalla letteratura d'anticipazione europea del '900 sembravano destinati a restare monopolio del cinema Usa. Ma da quando il sudafricano Neill Blomkamp è entrato di prepotenza nella storia della fantascienza sociale con 'District 9', le regole sono cambiate. Ed ecco questo film così potente e 'globalizzato' da essere quasi un manifesto: regista coreano, sceneggiatore americano, soggetto francese (un fumetto anni 80 di Lob, Legrand e Rochette), scenografi e teatri di posa cèchi, cast anglo-americano-coreano (ma accanto al protagonista di 'Old Boy' si riconosce il romeno Vlad Ivanov, l'abortista di '4 mesi, 3 settimane, 2 giorni')... Il tutto per dar vita a una distopia di feroce sarcasmo e allucinata eleganza visiva che vede gli ultimi superstiti dell'umanità, in un futuro poco lontano, relegati su un gigantesco treno lanciato a folle velocità intorno al pianeta. Colpita da una nuova era glaciale provocata da inettitudine e avidità, la Terra è infatti avvolta dai ghiacci. (...) Bong Joon Ho, già regista di 'cult' come 'The Host', impasta gli echi e i riferimenti più disparati in uno stile personalissimo che fonde affilate scene d'azione a lampi di feroce humour noir senza mai perdere di vista la forza metaforica del racconto. Una vera sorpresa. E una speranza: se non per il mondo, per il cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 febbraio 2014)

"Segnalatosi all'attenzione degli spettatori più cinefili con pellicole come 'The Host' e 'Mother', il sudcoreano Bong Joon Ho (classe 1969) ha ora buone possibilità di farsi conoscere dal grande pubblico: perché il fantascientifico 'Snowpiercer', ispirato alla graphic novel francese 'Le Trasnperceneige' (Editoriale Cosmo), tiene incollati alla poltrona. (...) Chris Evans è il leader ribelle, Tilda Swinton un'odiosa serva del potere, Ed Harris il volto imperscrutabile della dittatura. Suggestiva la scenografia ritagliata sui disegni del fumetto, bel lavoro di regia di Joon Ho, abile sia a movimentare le claustrofobiche scene d'azione in interni; sia a mantenere viva la tensione di un treno in corsa verso il nulla, che assomiglia tanto alla nostra società." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 27 febbraio 2014)

"Piacerà ai fan del regista Bong Joon Ho naturalmente, quelli che trattano da minus habens tutti coloro che storpiano il nome del loro idolo (per non essere trattato da minus me lo sono riscritto decine di volte finché non ho imparato). Bong contende a Park Chan-wook la fama di miglior regista sud coreano vivente, ed è una bella lotta. Vinta da Bong secondo i fan per il suo impegno politico (è un acido critico del governo di Seul). Impegno a parte, Bong è un grandissimo direttore «di genere». In 'Snowpiercer' ti acchiappa dalle prime inquadrature e non ti molla. Le inquadrature poi sono quelle di questo «treno dei folli» destinato a errare nei decenni come risultato di un'antica maledizione. Poi il girone infernale dei vagoni di coda e infine la guerra di conquista, di vagone in vagone. E ogni scompartimento ti riserva una sorpresa, la scoperta per l'esercito dei reietti, di un mondo di cui ormai ignoravano l'esistenza. Finisce bene? Eh no, è l'odissea della disperazione, mica la storia di Robin Hood. Diciamo che il finale ti lascia di ghiaccio. Più ghiacciato del ghiaccio che c'è fuori. La metafora politica. Nel fumetto indubbiamente c'è. Frutto della (cattiva) educazione sessantottina degli autori Rochette, Lob e Legrand. E motivo, magari, dei forti tagli all'edizione americana del film. Una metafora sopravvalutata. La polemica anticapitalista di 'Snowpiercer' è seria (o poco seria) come l'antirazzismo del 'Django' di Tarantino. E' un mezzo, non un fine. Serve a innescare l'azione, non a prevaricare la stessa (e quello di Bong è grande grande cinema d'azione)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 febbraio 2014)

"I superstiti di una terribile glaciazione viaggiano su un treno, che dal 2014 gira attorno alla Terra. In terza classe è prigioniera la gleba; nei vagoni di lusso gozzovigliano gli eletti. Fino all'ovvia rivolta. Un pasticcio sospeso tra alta tecnologia e bassa filosofia. Che goduria il profumo di detenuti che non si lavano da 17 anni. Meglio riaprire i manicomi o i finestrini?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 febbraio 2014)
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