Prova a prendermi

Catch Me If You Can

USA - 2002
Prova a prendermi
Un agente dell'FBI è sulle tracce di un giovane artista del travestimento, che è riuscito ad estorcere più di sei milioni di dollari in varie frodi in più di 26 Stati, impersonando di volta in volta un pilota, un medico, un assistente del procuratore generale e un professore di storia. E' la storia di Frank Abagnale, il più giovane criminale mai apparso sulla lista dell'FBI.
  • Durata: 141'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLIZIESCO, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Tratto da: libro "Prendimi... se puoi!" (Piemme) di Frank Abagnale Jr. e Stan Redding
  • Produzione: AMBLIN ENTERTAINMENT, BUNGALOW 78 PRODUCTIONS, DREAMWORKS SKG, KEMP COMPANY, PARKES/MACDONALD PRODUCTIONS, SPLENDID PICTURES INC.
  • Distribuzione: UIP
  • Data uscita 31 Gennaio 2003

TRAILER

NOTE

- 2 NOMINATIONS AGLI OSCAR 2003: ATTORE NON PROTAGONISTA (CHRISTOPHER WALKEN), MIGLIORE COLONNA SONORA.

- PREMIO BAFTA 2003 A CHRISTOPHER WALKEN COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Il bulimico Steven Spielberg mette da parte le atmosfere noir di 'Minority Report' e sceglie con decisione la commedia di costume. Il gioco è di quelli concepiti per sbancare il botteghino e mettere in soggezione anche la critica: il regista più popolare del mondo, il numero uno della power list Tom Hanks e il redivivo Di Caprio. Un botto". (Piera Detassis 'Panorama', 5 dicembre 2002)

"Naturalmente è difficile prendere per oro colato le memorie di un grande imbroglione. Ma, edificando la propria leggenda, Abagnale finisce per rivelare parecchie cosette, se non di sé, del mondo che lo ha allevato. Non a caso nel film la massima preda erotica di Abagnale/Di Caprio, una bellissima fotomodella agganciata in un hotel di lusso, viene non solo sedotta ma pagata con un assegno falso... e il truffatore si fa pure dare il resto in contanti! Peccato che Spielberg sfiori appena questo aspetto della faccenda insistendo invece, con molta grazia (e 30 minuti di troppo), sui lati più brillanti ed edificanti. Ed ecco una sottostoria abbastanza risaputa di traumi e risarcimento famigliare: è per imprinting paterno e per riscattare il divorzio dei suoi che il giovanissimo Abagnale si dà alle truffe (ma i personaggi dei genitori, Christopher Walken e Nathalie Baye, sono fascinosi quanto superficiali). Ecco il ruolo della tv e i mille stratagemmi con cui il mercuriale Di Caprio sfugge, abbindola, elude, raggira. Mentre il grigio e instancabile segugio Tom Hanks un po' gli dà la caccia un po' lo protegge. Come fosse un padre vicario, sembra suggerire Spielberg. Anche se poi sacrifica la complessità della storia a vantaggio di un infantilismo che evoca piuttosto l'eterna sfida fra Beep-Beep e Vilcoyote". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 gennaio 2003).

"Tra Leonardo Di Caprio e Tom Hanks, i due divi messi a rivale confronto in 'Prova a prendermi' di Steven Spielberg, qual è il più bravo? Il più bravo è Christopher Walken, nella parte del padre di DiCaprio: un personaggio di imbroglione ed evasore fiscale spiritoso, seducente e malinconico, un fallito intelligente che l'attore interpreta rinunciando ai suoi abituali manierismi, con profondità e dolcezza affettuosa, con grande bravura. (...) Il film divertente, carino, è arricchito dalla ricostruzione degli Anni Sessanta (costumi, usi, scenografie, auto). Anche se, come sempre, non è la realtà a venir ricostruita, ma il cinema d'epoca. E anche se, come sempre, basta che siano passati alcuni decenni per definire il periodo evocato 'ricco d'ingenuità e di fiducia negli altri', una 'età dell'innocenza' (con tutto quello che capitò nei Sessanta in Usa, a cominciare dall'assassinio del presidente Kennedy)". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 gennaio 2003)

"Se qualcuno si crogiola ancora nel luogo comune per cui i divi non sono da considerare attori, vada a vedersi 'Prova a prendermi', dove due superstar come Leonardo Di Caprio e Tom Hanks si confermano fra gli interpreti più ispirati ed eclettici del panorama internazionale. L'uno e l'altro, nel percorso a rotta di collo predisposto da Steven Spielberg, giocano a rimpiattino trasformando ogni tanto in una ridda alla Tom & Jerry l'ostinato duello che in 'I Miserabili' contrappone l'evaso Jean Valjean e lo sbirro Javert. (...) Qui il divertimento ignora e travalica ogni possibile giudizio morale e il lieto fine si impegna a dare concretezza alle speranze dello spettatore, che in un empito di simpatia per tutti non vuole vincitori né vinti. Proprio come accadeva nei film fra le due guerre, solo che Spielberg utilizza le sapienti mezzetinte e le sofisticature della penultima generazione hollywoodiana. Menzione d'onore anche per Christopher Walken, papà arruffone e sfortunato, per l'infedele Nathalie Baye e per l'irlandese Martin Sheen, che appare un monumento di felicità domestica quando canta in coro con la famiglia 'Has anybody seen Kelly?'". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 30 gennaio 2003).

"Veloce, perché la passione brucia, Spielberg ha girato in 50 giorni questa scattante trasposizione della swinging era nei colorati pop anni '60. (...) Spielberg non tiene sempre il tempo (e qui è proprio questione di ritmo musicale), ma lavora disinvolto e coinvolto sui temi più cari: il 'duel' delle origini (la sfida con l'investigatore che gli dà la caccia), la peripezia di un orfano, la scoperta di un padre differito. Divertente, conta sul ruolo migliore del divetto di Hollywood Leo DiCaprio". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 31 gennaio 2003)

"Completamente rilassato, con 'Prova a Prendermi' Spielberg mette in scena uno dei film minori della sua filmografia: ma lo fa in maniera ineccepibile, centrando in pieno il ritmo giusto per una commedia e mantenendolo dall'inizio alla fine. Ottimo anche il lavoro di casting: un Leonardo DiCaprio charmeur e palesemente a proprio agio; Tom Hanks che, vestito alla Blues Brother, presta la sua faccia qualsiasi a un personaggio più sfaccettato e complesso delle apparenze; Christopher Walken nei panni del padre di Frank, un perdente sintetico che offre all'attore il primo buon ruolo dopo una serie di piccole disavventure. Decisamente in ombra, invece, l'altro sesso; anche perché le donne del film sono tutte, quale più quale meno, orribili. E se Steven è mai stato un regista di grandi personaggi femminili, questa volta rasenta la misoginia". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 febbraio 2002)

"La recitazione di Leo è in tono, nervosa e vezzosa, tutta di brillante superficie, con uno scatto in più rispetto a 'Gangs'. Un divertissement che Spielberg tira un po' troppo per le lunghe e con qualche sciatteria. Ma non faremo i difficili, lo spettacolo è divertente e perfino esemplare di una certa amarezza americana, anche se con Spielberg, quando decide per la perduta felicità, si rischia sempre l'effetto Topolinia. Per i suoi fan questo è il bello". (Piera Detassis, 'Panorama', 6 febbraio 2003)
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