Profumo di donna

ITALIA - 1974
Profumo di donna
Il capitano Fausto Consolo e il tenente Vincenzo sono rimasti ciechi per l'esplosione di una granata durante le manovre. Stanchi della loro menomazione, i due ufficiali hanno deciso di suicidarsi e, di conseguenza, il primo parte da Torino per raggiungere l'altro a Napoli. Gli fa da accompagnatore il soldatino Bertazzi Giovanni che il cieco soprannomina Ciccio. Stravagante, impetuoso parolaio e sentenzioso, un po' "dandy", il capitano rende la vita difficile a Ciccio che, tuttavia, ne subisce il fascino. A Roma, infatti, ove l'ufficiale ha fatto tappa per conversare con il cugino sacerdote, il ragazzo si rende conto che le maligne insinuazioni sulla fidanzatina Diana sono tutt'altro che infondate e la lascia per sempre. A Napoli c'è Sara, una ragazza innamorata di Fausto sin dall'infanzia. I due ufficiali mettono in atto il loro delittuoso e disperato progetto, ma falliscono. Fausto riconosce d'avere avuto paura e d'avere bisogno di affettuosa compagnia: accetta di appoggiarsi alla fedele Sara cui fa presente quanto sia difficile accompagnare un cieco.
  • Altri titoli:
    Parfum de femme
    That Female Scent
    Der Duft der Frauen
    Scent of a Woman
    Sweet Smell of Woman
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA - TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo "Il buio e il miele" di Giovanni Arpino
  • Produzione: PIO ANGELETTI E ADRIANO DE MICHELI PER DEAN FILM
  • Distribuzione: FIDA - PANARECORD

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 1975 PER LA MIGLIOR REGIA A DINO RISI, MIGLIORE ATTORE A VITTORIO GASSMAN.

- NASTRO D'ARGENTO 1975 A VITTORIO GASSMAN.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1976 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO E PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE (RISI, MACCARI).

- PREMIO PER MIGLIOR ATTORE A VITTORIO GASSMAN AL FESTIVAL DI CANNES 1975.

- PREMIO CÉSAR 1976 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO.

- NEL 1992 NE E' STATO FATTO UN REMAKE DIRETTO DA MARTIN BREST CON AL PACINO CHE HA VINTO L'OSCAR 1993 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA.

CRITICA

"Forse il film è più esposto del romanzo, che accampa nelle ultime pagine motivazioni assai sottili, ai rischi di un vago bozzettismo e di qualcosa che assomiglia troppo a un lieto fine." (Tullio Kezich, 'Il millefilm')
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